Nel 2014, in occasione dello Universal Periodic Review (UPR) sull'Albania indetto dal Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU di Ginevra, i rappresentanti dell'Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII hanno denunciato, attraverso la divulgazione di un documento, le violazioni dei diritti umani causate dalla pratica del fenomeno delle vendette di sangue.

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Albania

La vendetta di sangue purtroppo è ancora presente in Albania e in Kossovo. Di seguito riportiamo un raro caso in cui la commistione tra antiche tradizioni e moderne istituzioni locali ha dato origine a una riconciliazione reale ed effettiva tra le famiglie in conflitto.

Il testo è tradotto dall’articolo riportato in Balkan Insight del 4 novembre 2016.

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dal The Telegraph (Peter Foster) - Europe Editor a Scutari, Albania // 16 Aprile 2016

Si tratta delle cosiddette “vendette di sangue” dell'Albania – oscure trame di vendetta che si dipanano dalle incontrollate montagne del nord del paese e rievocano un codice di giustizia medioevale che mette in conflitto un clan contro l'altro in cicli di omicidi senza fine.
Sono storie che non dovrebbero accadere nella moderna Albania – dotata di rete 4G, membership Nato e status di candidato all'Adesione all'Unione Europea – ma che nel decadente quartiere degli uffici della capitale Tirana sono storie che si raccontano di oggi, non del tempo che fu.

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Albania

In data 5 marzo 2015 il Parlamento albanese ha votato la “Risoluzione per la Prevenzione del fenomeno della vendetta di sangue in Albania”, affermando pubblicamente che il fenomeno della vendetta esiste, che è compito dello Stato affrontarlo ed eliminarlo e che gli stessi organi statali non si sono ancora impegnati a sufficienza.

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