SITUAZIONE ATTUALE

Il clima post elezioni del 30 giugno non ha prodotto particolari scontri o agitazioni. Non sono, però, mancati cortei di protesta a Tirana e polemiche su alcuni casi di brogli elettorali che hanno occupato per giorni le prime pagine dei giornali.
A Luglio abbiamo assistito e registrato l’evoluzione di alcuni casi di omicidio legati a motivi di vendetta. Nella prima metà del mese, infatti, è stato arrestato un uomo che, nel 2013, aveva compiuto un omicidio per vendicare la morte di suo fratello, ucciso in carcere nel 1992. Negli stessi giorni i media locali hanno, inoltre, reso noti alcuni aggiornamenti che ricostruiscono un omicidio avvenuto nel 2017 per motivi d'onore, aggravando la situazione penale del responsabile di tale crimine.
A fine Luglio è stato scarcerato, anticipatamente, Lulzim Caka, noto alle cronache come il “terribile di Berat”, poiché era a capo di una banda criminale durante gli anni Novanta.

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SITUAZIONE ATTUALE

A giugno l’Albania ha attraversato un periodo di forte instabilità istituzionale. La campagna elettorale, in vista delle elezioni amministrative del 30 giugno, ha assunto toni aspri, tanto da provocare nel principale partito d’opposizione il boicottaggio del processo elettorale. Di conseguenza, a metà mese il Presidente della Repubblica ha deciso di annullare le elezioni, spostandone la data al 13 ottobre. Il Primo Ministro ha, invece, deciso di rispondere a questo atto mantenendo la data delle elezioni per il 30 giugno. In assenza della Corte Costituzionale, unico organo deputato a dirimere tali controversie, le elezioni si sono poi effettivamente svolte il 30 giugno, con una totale assenza dei candidati delle forze di opposizione, che si sono ritirati dalla competizione come gesto di protesta. Gli osservatori internazionali presenti hanno cercato comunque di garantire un corretto svolgimento delle votazioni. La crisi istituzionale in ogni caso è grave e rischia di pregiudicare anche la futura apertura dei negoziati per l’ingresso del Paese nell’Unione Europea.

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SITUAZIONE ATTUALE

A fine maggio è stato arrestato un uomo condannato per aver vendicato nel 2012 la morte dei genitori, uccisi nel 2003 da un vicino di casa a causa di un contenzioso sulla proprietà di un ruscello. L’uomo arrestato aveva agito con la sorella, che inizialmente si era dichiarata unica responsabile del crimine. La ragazza, al momento dell’arresto, aveva dichiarato di aver atteso 9 anni affinché la giustizia statale facesse il suo corso, ma poi, colma di dolore e rancore, aveva scelto di ricorrere alla giustizia privata, uccidendo il fratello dell’autore dell’omicidio dei suoi genitori. Quest’ultimo, invece, risulta essere ancora latitante.
Infine, è stato rilasciato l’unico accusato dell’omicidio di Mario Majollari per mancanza di prove. Operazione Colomba esprime preoccupazione perché, come ricorre nel caso di cronaca sopra riportato, in mancanza di una giustizia statale efficace, le vittime possono ricorrere a forme di giustizia privata che spesso si trasformano in episodi di vendetta di sangue.

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SITUAZIONE ATTUALE

Anche nel mese di aprile abbiamo registrato alcuni casi di ferimenti riconducibili alla vendetta di sangue.
A metà mese un capo villaggio è stato ferito a causa di un precedente conflitto legato alla proprietà. La dinamica dell’evento conferma la degenerazione della pratica del Kanun. Infatti l’uomo è stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco mentre era sul balcone di casa, nonostante l'abitazione domestica sia un luogo tradizionalmente sacro, dove non è possibile compiere vendetta.
Inoltre, è stato ferito un uomo che in passato aveva avuto diverbi per questioni di proprietà. La moglie ha dichiarato di avere molta paura e di sentirsi in pericolo di vita poiché in precedenza la famiglia aveva subito minacce e attacchi.

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SITUAZIONE ATTUALE

A metà mese i giornali riportano il protrarsi del processo che vede indagati tre giovani per l’omicidio di un ragazzo, avvenuto nel 2017. I genitori della vittima hanno dichiarato che "se non funziona la giustizia allora funzionerà il Kanun" e che non chiedono denaro perché non accettano di dare un prezzo alla vita del figlio, "non laveremo il sangue di nostro figlio con i soldi". Purtroppo la fiducia nei confronti della giustizia statale è ancora molto bassa fra la popolazione albanese, e questo aumenta il rischio del ricorso a forme di giustizia privata.
Negli stessi giorni un ventiseienne è stato ucciso davanti alla porta di casa sua. Le indagini sono ancora in corso, ma l’omicidio, compiuto su commissione, è quasi certamente una vendetta di sangue causata da un altro omicidio per il quale la vittima era stata indagata nel 2017. Il ragazzo ucciso, persona nota e apparentemente coinvolta in ambienti malavitosi, era stato giudicato innocente.

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