Marzo 2016

SITUAZIONE ATTUALE

A marzo alcuni conflitti sorti in diversi luoghi del Paese sono culminati in tentati omicidi. La comunità di Bardhaj (periferia di Scutari) ha pianto la morte di un giovane, che si teme sia stato vittima di omicidio. Speriamo che la vicenda non si trasformi in faida sotto le mentite spoglie del Kanun.

A tale codice fa riferimento Përparim Spahiu, deputato di Dibër (Albania centrale), quando ne cita alcuni articoli su un quotidiano nazionale; infatti, per risolvere un conflitto fra tre villaggi sulla distribuzione dell’acqua, propone provocatoriamente la soluzione consuetudinaria, al posto di quella amministrativa: “quando la legge si fa senza legge [...], c’è chi crede ancora al Kanun […] che non lascia nessuno senz’acqua”.
A quando una legge condivisa ed effettiva in Albania?

CONDIVISIONE, LAVORO e NOVITA' SUI VOLONTARI

Il mese è iniziato con un incontro del Gruppo Donne, per la ricorrenza dell’8 marzo. E’ disarmante la semplicità dell’incontro attraverso la condivisione di reciproci dolori. Siedono vicine due madri: l'una che fatica a perdonare l'uccisione del figlio, l'altra che, a causa di un conflitto violento, teme da anni per l'incolumità dei suoi figli. Nell’incontro si entra in relazione con l’altro: il mio nemico non è più un mostro, ma un essere umano. Questo è il messaggio che i volontari cercano di trasmettere condividendo la sofferenza con entrambe le parti coinvolte in un conflitto.
A sud di Tirana abbiamo incontrato una famiglia autoreclusa a causa di un recente conflitto che ha coinvolto clan familiari tra loro imparentati. La figlia maggiore ha condiviso con noi il suo dolore, raccontandoci di aver caricato in macchina il cadavere del ragazzo freddato da suo padre in un momento di rabbia e follia. “Pochi giorni dopo l’omicidio, mia cugina ha voluto vedermi, anche se la sua famiglia non voleva, del resto siamo cresciute insieme e avevamo bisogno della consolazione una dell’altra”. Il rancore e il desiderio di vendetta ledono anche i legami più stretti, nei quali fino al giorno prima si trovava una voce amica e familiare.
Fortunatamente Padre Gianfranco Testa è tornato per farci riflettere. A Bardhaj si sono svolti il terzo incontro sul tema del perdono rivolto alla comunità e un laboratorio sulla gestione nonviolenta dei conflitti in una scuola media. Gli studenti hanno partecipato attivamente ai laboratori e P. Gianfranco li ha invitati ad applicare i buoni propositi nella quotidianità: “ricordiamoci sempre che siamo chiamati a cercare la nostra felicità e quindi a difendere il valore della vita”.
Ecco ciò in cui crede la giovane coppia coinvolta in un conflitto che seguiamo, con cui abbiamo trascorso una serata straordinaria. Quattro anni fa, fu ucciso davanti a casa il fratello del giovane, che oggi è sposato e padre di una bambina. Per la prima volta ci racconta il suo cammino: ha scelto di vivere e quindi il perdono, anche se non si sente pronto a riconciliarsi ufficialmente con la famiglia avversaria. Sono parole che sconvolgono per la profondità e la verità custodita in una storia di dolore e di rinascita, che ricordano l’importanza di una riconciliazione del cuore, perché scegliere il perdono è un regalo che si fa prima di tutto a se stessi.
A Tropoja portiamo avanti un percorso di riconciliazione tra due famiglie. Approfittando di una lettera scritta dalla parte attiva del conflitto, abbiamo invitato la famiglia auto-reclusa a rispondere per iscritto, esponendo bisogni, paure e il desiderio di perdono e riconciliazione. Lo strumento della lettera, già usato in altri gruppi che lavorano sui processi di riconciliazione, può essere un luogo neutro di incontro in cui chiarire prima di tutto a se stessi e poi all’altro i propri bisogni di giustizia, verità e riconciliazione.
Ringraziamo Angela, che di questi bisogni si è fatta portavoce nel suo lungo periodo trascorso in Albania; le auguriamo di camminare su questa strada anche in futuro.

Lavoro con la società civile
La manifestazione del mese di marzo a Scutari e a Bajram Curri ha visto come protagonista il gioco! In una pista da bowling sono stati disposti 10 birilli, rappresentativi di elementi negativi tipici della vendetta di sangue e i passanti sono stati invitati ad abbatterli, tramite due palle rappresentative del Perdono e della Riconciliazione. Il gioco simbolico ha attirato l’attenzione di molte persone, a cui sono stati distribuiti circa 450 volantini. L’azione di sensibilizzazione della società civile passa anche attraverso i media: due volontari sono stati intervistati nel programma “Trokitje” di un’emittente televisiva locale.

Rapporto con le istituzioni e il lavoro in rete
Il 4 marzo Operazione Colomba ha partecipato alla presentazione del secondo rapporto dell’Avvocato del Popolo sul fenomeno delle vendette di sangue, ribadendo alle istituzioni presenti e alla società civile l’importanza di collaborare per l’eliminazione di questo fenomeno; in particolare, ha richiamato i presenti a riavviare i lavori del comitato inter-istituzionale locale, interrotti un anno fa.