SITUAZIONE ATTUALE

Il 23 aprile è stato pubblicato l’ultimo rapporto di Programa Somos Defensores (ONG che dal 2009 documenta tutti i tipi di aggressioni contro i leader sociali) dall’evocativo titolo “Arancia Meccanica”. Di certo Stanley Kubrick non poteva immaginare che un giorno, forse il più noto dei suoi film, avrebbe dato il titolo anche al rapporto che ha decretato “il 2018 come l’anno più violento contro i leader sociali in Colombia”. 805 le aggressioni registrate contro i DDH (Difensori dei Diritti Umani) e i leader sociali, di cui 155 assassini (un incremento del 46% rispetto all’anno precedente). Secondo il rapporto il 55% delle aggressioni sono da attribuirsi a gruppi paramilitari, il 33% a responsabili non identificati, il 5% alla dissidenza delle FARC, il 4% alla Forza Pubblica e meno del 2% all’ELN. I dipartimenti più colpiti dalle aggressioni sono il Cauca e Antioquia (dove si trovano la maggior parte dei villaggi della CdP). Al di là dei dati, a preoccupare è soprattutto “la mancanza di volontà politica da parte del Governo Nazionale nell’affrontare il fenomeno. Il fatto che abbia frenato, o rimpiazzato, l’implementazione dei meccanismi previsti dall’Accordo di Pace per la protezione dei DDH (1)".

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SITUAZIONE ATTUALE

Il 10 marzo il Presidente colombiano Ivan Duque ha posto il veto a sei articoli del progetto di legge della Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP), un sistema che regola la giustizia transizionale creato come parte dell’accordo di pace con le FARC-EP e considerato la colonna vertebrale di tale accordo. Attraverso una carta, membri delle delegazioni che in nome del Governo colombiano e delle FARC-EP elaborarono l’accordo, congressisti delle commissioni di pace del senato e della camera, vittime del conflitto, dirigenti, rappresentanti di organizzazioni e Istituzioni della società civile colombiana, hanno espresso al Segretario generale delle Nazioni Unite la propria “preoccupazione per l’intento di lesionare gravemente l’implementazione dell’Accordo, la struttura e il funzionamento della Giurisdizione Speciale per la Pace così come del sistema disegnato per rispettare i diritti delle vittime”.

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SITUAZIONE ATTUALE

Spirano da ogni punto i venti di guerra dentro ed intorno alla terra colombiana nonostante gli sforzi di far apparire tutto nella normalità di un postconflitto che in realtà tarda a decollare. Le cifre sullo sfollamento forzato, gli omicidi di leader sociali, l’avanzata di gruppi neoparamilitari e dell’ELN non fanno ben sperare nella pace. Le tensioni al confine con il Venezuela, le tensioni tra lo Stato ed i movimenti sociali soprattutto quelli in difesa del territorio e dell’ambiente, come ad esempio Rios Vivos, marcano un cammino complesso per il raggiungimento della giustizia.

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SITUAZIONE ATTUALE

Sono giunte unanime le condanne per il vile attentato, rivendicato dal gruppo guerrigliero dell’Ejercito de Liberaciòn Nacional (ELN), avvenuto il 17 gennaio a Bogotà a la “Escuela de Cadetes de Policia General Santander” nel quale sono morte 22 persone e altre 68 sono risultate ferite.
In questo primo mese del nuovo anno non si sono arrestati gli assassini sistematici a leader di organizzazioni sociali e difensori dei Diritti Umani, nonostante le pressioni della comunità nazionale e internazionale al Governo colombiano per porre freno a questa mattanza. Sono più di 10 le persone ammazzate in questo trascorso dell’anno, che si sommano ai 431 uccisi tra il 1 gennaio 2016 e il 31 dicembre 2018. La missione di verifica dell’ONU in Colombia riporta fin’ora la cifra di 80 ex combattenti delle FARC uccisi dopo l’Accordo di Pace.

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SITUAZIONE ATTUALE

Siamo giunti a dicembre, mese di bilanci e di prospettive per il futuro. Un bilancio, quello della Colombia per il 2018, che non è stato nel suo complesso positivo se non per alcuni aspetti legati al ritiro delle FARC come gruppo armato e alla conseguente cessazione degli scontri a fuoco.
Nonostante questo, il Paese, soprattutto nei suoi angoli più o meno remoti, ma anche strategici, non ha potuto vivere in pace. Gli attacchi ai leader sociali non sono cessati.
Dall’inizio dell’anno a fine novembre sono stati assassinati, secondo un documento di Indepaz, 226 difensori/e dei diritti umani.
Nonostante gli incontri tra il Governo e la guerriglia dell’ELN in seno alle trattative in corso, prima a Quito e ora a Cuba, a inizio anno sono riprese le ostilità belliche della guerriglia dopo che sono state disattese le promesse di un cessate fuoco bilaterale.

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