SITUAZIONE ATTUALE

La prima settimana di novembre il Ministro della Difesa Guillermo Botero è stato costretto alle dimissioni a causa del terribile attacco dell’esercito ad un accampamento nel Caquetà dove probabilmente si trovava alias Chuco, un capo della dissidenza delle FARC. Nonostante infatti la forza pubblica fosse stata avvisata della presenza di minori nell’accampamento, l’esercito ha bombardato l’area uccidendo una bambina di 12 anni e altri 7 minori.
Durante tutto il mese, purtroppo, è continuata anche l’ondata di violenza contro la popolazione che è scesa in piazza per reclamare diritti e giustizia, come sta avvenendo ormai in diversi Paesi dell’America Latina. Anche in Colombia dal 21 novembre sono iniziate varie manifestazioni che hanno visto uniti uomini e donne, giovani e meno giovani accomunati dal desiderio di chiedere il rispetto dei diritti fondamentali, dalla salute all’educazione, dal rispetto di genere al diritto al lavoro. A queste voci si sono unite quelle dei leader sociali, indigeni, afrodiscendenti, contadini, perché il Governo offra maggiori garanzie per la loro sicurezza in difesa della terra e dell’ambiente.

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SITUAZIONE ATTUALE

E’ quasi impossibile riferirsi alla realtà colombiana senza collegare, almeno in parte, la continua onda di violenza che si abbatte sul Paese, alla massiccia sollevazione popolare che sta mettendo sotto sopra molti Paesi del centro e sud America tra cui il Cile, considerato un modello neo-liberale di eccellenza. Sulle strade di Haiti, Ecuador, Bolivia, Perù, Nicaragua, Guatemala la gente si è riversata per chiedere giustizia, equità sociale, rispetto dei Diritti fondamentali.
La risposta è stata la stessa: repressione, tortura, morte.
Anche in Colombia la violenza è continua. La strage del 29 ottobre nel Dipartimento del Cauca nel sud del Paese, per mano di un gruppo armato illegale, ha causato la morte di 4 guardie indigene e della leader della comunità indigena Nasa, Critina Bautista.

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SITUAZIONE ATTUALE

Alla fine di settembre si è tenuta a Washington la 173esima sessione della Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH). Diverse organizzazioni che si occupano di Diritti Umani hanno presentato un rapporto dettaglio sull’aumento delle minacce contro i leader sociali e i difensori dei Diritti Umani in Colombia. Secondo il Centro di Giustizia Internazionale (CEJIL), nel primo semestre del 2019, sono già state registrate 477 minacce contro leader sociali e difensori in tutto il Paese.
Il fenomeno in Colombia, hanno denunciato le Associazioni, segue crescendo con cifre allarmanti e ogni tre giorni almeno un leader viene assassinato. Secondo Viviana Krsticevic, direttrice del CEJIL “l’aumento delle minacce è stato esponenziale e progressivo, senza alcuna risposta da parte dello Stato colombiano”.

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SITUAZIONE ATTUALE

Ad agosto è trascorso un anno dall'elezione del nuovo Presidente Ivan Duque e in Colombia è tempo di bilanci. Sono diversi gli analisti che riportano quanto, in materia di implementazione degli Accordi di Pace e Difesa dei Diritti Umani, gli impegni e i risultati del governo siano alquanto deludenti. Solo per citare alcuni temi: dalla firma dell’Accordo di Pace nel 2016, secondo il partito della FARC, sono stati uccisi 180 ex guerriglieri e loro familiari. Diverse organizzazioni, tra cui la Croce Rossa e l’Alto Commissario delle Nazioni Unite, hanno denunciato come il proliferare di questi gruppi armati illegali nel territorio rappresenti una seria minaccia per la costruzione della pace; gravi mancanze sono state denunciate anche rispetto ai programmi di sostituzione delle coltivazioni illecite. INDEPAZ denuncia come il 50% degli ettari sottoposti a eradicazione forzata, senza gli appoggi e gli incentivi previsti dagli Accordi, sia stato riseminato a coca, mentre il governo Duque propone soluzioni obsolete come le fumigazioni aeree, nonostante i pronunciamenti della Corte Costituzionale sui pericoli per la salute.

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SITUAZIONE ATTUALE

Il bilancio della costruzione della pace in Colombia durante il primo anno di Governo Duque è negativo.
Lo conferma il report dell'International Crisis Group uscito in questo mese: “Con il campo ancora devastato dalla violenza, le coltivazioni di coca in aumento e la crescita di gruppi armati (incluse fazioni dissidenti delle FARC, la guerriglia dell’ELN e organizzazioni di narcotrafficanti) il Governo dovrebbe investire più tempo e risorse nell’implementazione delle riforme rurali stipulate nell’Accordo di Pace”. Nonostante ciò la situazione potrebbe essere peggiore se non fosse per la pressione della Comunità internazionale e dei settori sociali e politici che difendono l’Accordo di Pace.
L’Europa continua a credere nella pace in Colombia come dimostra la donazione di due milioni di euro per rafforzare la Unidad Especial de Investigación creata alla luce dell’Accordo di Pace tra FARC e Governo colombiano.

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