Luglio 2017

SITUAZIONE ATTUALE

Continua sempre più preoccupante l’espansione dei gruppi neo-paramilitari delle Autodefensas Gaitanistas de Colombia – AGC nell'area di San Josè de Apartadò. L’11 luglio, circa 26 case del piccolo paesino di San Josè sono state marcate con le scritte “AGC yegamos para quedarnos”. Alcune di queste case sono ubicate a solo 40 metri dalla base di polizia e a soli 300 metri dalla base militare.
La settimana precedente nel villaggio La Cristalina sono stati visti tre uomini armati in civile segnare alcune abitazioni, la scuola e addirittura alcuni animali con la stessa scritta.

La risposta istituzionale è consistita nel far arrivare sul luogo il comandante della Brigata e della Polizia per commentare alle telecamere di una TV locale che “nella zona è tutto tranquillo, la popolazione serena” e che “i bambini hanno continuato regolarmente le attività scolastiche”.
Il governo sembra proseguire indifferente di fronte alla drammatica realtà di San Josè de Apartadò nonostante siano giunte alle più alte cariche istituzionali varie carte di denuncia e di profonda preoccupazione di organizzazioni nazionali e internazionali per la persistenza di questi gruppi armati illegali e la non implementazione del punto 3.4 dell’Accordo di Pace da parte del governo che prevede lo smantellamento di questi gruppi armati denominati come successori del paramilitarismo.
Mentre in molte zone della Colombia continuano a verificarsi nuovi omicidi, a San Josè fortunatamente non si sono ancora registrati casi simili, ma piuttosto “morti sociali” per la completa sottomissione al gruppo armato, all’accettazione del pagamento del pizzo, all’obbligo di coltivare piante di coca e di collaborare con loro come informanti.
E’ stato più volte riferito dai paramilitari alla popolazione civile che ora il nemico numero uno da annientare è la Comunità di Pace, una Comunità che continua una eroica resistenza nonviolenta non solo al conflitto armato, ma anche ad un conflitto sociale volto a disgregare qualsiasi realtà associativa e a un conflitto economico che vede contrapporre i contadini colombiani ai mostri delle multinazionali. E’ sempre più chiaro il legame tra un conflitto che non vede fine a San Josè de Apartadò e il controllo del territorio per accaparrarsi le risorse naturali. La Colombia, secondo il report di Global Witness, ha vissuto il suo peggior anno per quanto riguarda gli assassini dei difensori della terra nonostante, o forse per, l’Accordo di Pace firmato tra governo e FARC: 37 difensori dell’ambiente assassinati. Non ci sono le garanzie perché non venga ripetuta la stessa storia, che purtroppo a detta di chi ha vissuto anni di violenza, sembra ripresentarsi identica. Come non pensare alle multinazionali come Chiquita accusate di complicità con le forze paramilitari colpevoli di gravi violazioni dei Diritti Umani? Come non pensare ai gruppi paramilitari quando hanno invaso ogni angolo di questa zona prima di compiere massacri?
“La permanenza di strutture paramilitari, l’impunità e le limitate risposte istituzionali sono le principali ragioni per sostenere che la difesa dei Diritti Umani è una attività di alto rischio in Colombia”, sentenzia l’Osservatorio per la protezione dei Diritti umani Federazione Internazionale per i Diritti Umani (OMCT-FIDH) in un comunicato diffuso il 19 luglio a Bogotà al termine della sua missione in Colombia.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Nel mese di luglio i volontari sono stati impegnati nell’accompagnare i leader della Comunità di Pace soprattutto nei villaggi di Mulatos, Resbalosa, Esperanza e Porvenir dove è praticamente quasi stabile la presenza di gruppi paramilitari che sono riusciti, in brevissimo tempo, a sottomettere gran parte della popolazione civile della zona. Nuove minacce sono state proferite sopratutto contro due leader della Comunità di Pace e si sono registrati gravissimi furti che potrebbero essere associati all’intento di colpire questi contadini anche sotto l’aspetto economico.
Nonostante ciò, non sono mancati i momenti di condivisione alla Holandita tra partite di pallone della domenica, giochi pomeridiani con i più piccoli, cineforum del venerdì e domino serali.
Un bel momento di convivialità si è vissuto verso fine mese dove, con il “pretesto” di festeggiare il compleanno di Silvia, l’intera comunità si è riunita al campetto del villaggio per una partita di calcetto che ha visto la partecipazione di ragazzi e ragazze e gli ormai classici gavettoni del 20 luglio per terminare con una cena comunitaria a base di riso e latte, torte “della Colomba”, “gaseosas” e anguria.
A fine mese è rientrata in Italia Monica mentre è giunta per la prima volta in terra colombiana Irene alla quale auguriamo buon cammino!