Ottobre 2017

SITUAZIONE ATTUALE

Quello che sta succedendo in Colombia in queste ultime settimane si potrebbe riassumere con una sola parola: preoccupazione.
Da parte di tutti gli organi nazionali ed internazionali che lavorano per i Diritti Umani si è alzata unanime la denuncia dell’incompiutezza del Governo colombiano di fronte a più di un punto contemplato negli Accordi di Pace riguardo sia le vittime sia la reintegrazione degli ex guerriglieri delle Farc.
Il numero delle persone assassinate da inizio gennaio sono più di 80, omicidi che si fermano come sempre alla più totale impunità, e a cui si aggiunge la vacuità del piano integrale di Giustizia, Verità e Riparazione e Non Ripetizione previsto nel punto 5 degli Accordi.

Le voci delle vittime, sempre più intimorite dalle minacce dei diversi gruppi armati, ed in special modo dalle AGC e dall’ELN, a stento trovano la forza di raccontare ancora una volta, come la situazione sia peggiorata in questo ultimo anno e come la libertà di espressione e di svolgimento delle proprie attività quotidiane sia praticamente in molte zone impossibile.
Le diverse missioni di monitoraggio internazionale di varie agenzie delle Nazioni Unite e non solo, denunciano chiaramente serie difficoltà anche a riguardo del punto degli Accordi inerente alla partecipazione politica degli ex combattenti delle Farc e l’assenza al momento di garanzie per un inserimento coordinato degli ex guerriglieri nelle aree a loro destinate.
Mancano infatti risposte economiche da parte del governo che permettano, come accordato, di assicurare lo sviluppo di programmi di coltivazione, educazione e sicurezza per tanti uomini e donne che hanno lasciato le armi delle Farc. In realtà queste persone, scoraggiate dalla mancanza di una prospettiva economica che garantisca loro la sopravvivenza e costrette spesso a rientrare in luoghi dove il controllo territoriale è in mano alle AGC o all’ELN, si trasformano in soggetti vulnerabili e obiettivi militari di questi gruppi armati. Da gennaio a oggi sono già 30 gli ex guerriglieri assassinati e altre 7 sono le persone uccise che erano familiari di ex combattenti.
Molti quindi hanno deciso di rientrare nelle fila dei dissidenti, cioè dei fronti 1 e 14 che hanno rifiutato gli Accordi di Pace o nei gruppi neo paramilitari o dell’ELN. Da parte sua il Governo non ha ancora dato risposte esaustive nella lotta contro le organizzazioni criminali che seguono minacciando la sicurezza della popolazione civile in tutto il Paese.
Al contrario, come dimostra la sconcertante risposta della Forza Pubblica a Tumaco, nel sud-est del Paese, gli agenti dello Stato non esitano a sparare e uccidere dei civili. Il massacro è avvenuto lo scorso 5 ottobre quando decine di contadini di una sperduta zona forestale si sono opposti alla eradicazione delle piantagioni di coca da parte dei militari e della polizia anti-narcotica. L’eradicazione, infatti, secondo gli Accordi, prevede che ci sia prima un piano di sostituzione della coltivazione con altri progetti agricoli che garantiscano la sopravvivenza dei contadini e non prevede l’eradicazione forzata.
Al contrario, in risposta alla protesta della gente, la Forza Pubblica non ha esitato a sparare uccidendo 9 contadini tra i 27 e i 30 anni e ferendo altre 10 persone, scaricando in un primo momento la responsabilità su un gruppo armato illegale. Il giorno seguente è giunta quindi sul luogo una commissione delle Nazioni Unite, dei giornalisti e funzionari di organizzazioni per i Diritti Umani a cui gli stessi agenti hanno sparato proiettili di gomma e bombe sonore. Pochi giorni dopo è stato assassinato Josè Jair Cortes, testimone del massacro di Tumaco, (aveva partecipato ad una riunione con il Governo sul massacro del 5 ottobre), leader sociale impegnato anche in un'Associazione attiva nella lotta contro le mine antiuomo e addirittura da tempo protetto dalla UNP (Unità Nazionale di Protezione). In questo scenario la pace resta ancora un sogno lontano.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI


Nel mese di ottobre si è svolta l’Assemblea generale della Comunità di Pace nel villaggio de La Esperanza, a circa 6 ore di cammino da San Josecito.
Questo evento, che si ripete tre volte all’anno, è un momento fondamentale per rivedere strategie, discutere le difficoltà, trovare soluzioni e miglioramenti alla lotta di resistenza e al modello economico alternativo che la Comunità di Pace vuole portare avanti.
La scelta di fare l’Assemblea in questo villaggio è anche legata agli ultimi eventi di questi mesi che hanno visto la presenza dei gruppi neo paramilitari (AGC) sempre più forte soprattutto nel corridoio tra i villaggi di Mulatos, La Resbalosa, Il Porvenir e La Esperanza appunto, dove non sono mancate nelle ultime settimane anche delle forti minacce ai giovani membri della Comunità che vivono lì.
Il resto del mese i volontari di Operazione Colomba sono stati impegnati in diversi accompagnamenti sempre in quell’area proprio per la costante minaccia dei gruppi delle AGC e per la generale insicurezza della popolazione civile in questo momento di rientro nella zona degli ex guerriglieri delle FARC.
A fine mese Irene ha terminato la sua presenza nella Comunità di Pace, dove ha condiviso disponibilità e tempo tra giochi con i bimbi e lunghi accompagnamenti nei vari villaggi. Silvia è rientrata invece dall’Italia in comunità di Pace.