“Ho visto Rayan volare”

Mastica e sputa, da una parte il miele
Mastica e sputa, dall’altra la cera.

Sono stati giorni intensi, di preparativi, di veglie fatte in 20 tutti in una sola stanza a ridere, fare imitazioni, ad ascoltare i desideri di Harun, a come si immagina la sua vita a partire da quel giorno in cui sarebbe finalmente salito sull’aereo.
Per gioco insegniamo ai bambini la filastrocca dei ‘33 Trentini’, Harun è bravissimo e pronuncia le parole perfettamente.
Gli ultimissimi giorni sono speciali, perché questa famiglia a cui siamo molto affezionati ha la possibilità di accogliere alcune persone nel povero posto in cui vivono, proprio quelle persone che come un ponte accompagneranno tutta la famiglia nei primi mesi di adattamento e integrazione a Trento.
Questo incontro compiuto in punta di piedi è commovente, così come lo è la possibilità data a questi sei bambini di costruirsi una nuova vita con i propri genitori, avere la possibilità di studiare e di sviluppare al meglio le proprie curiosità e capacità.

Mastica e sputa, da una parte il miele…
Assistere a tutto questo per me è miele, che addolcisce le fatiche quotidiane e i dolori più amari da mandare giù.
Mastica e sputa, dall’altra la cera.
Gli sguardi di chi desidera partire con il proprio fratello, la propria sorella o i cuginetti, con cui fino al giorno prima si è cresciuti insieme come fratelli di spirito e di sangue… il bussare di facce nuove ogni giorno alla porta della tenda di noi volontari di Operazione Colomba, visi che chiedono un minimo di speranza, un po’ d’aria fresca in un contesto dove troppe porte sbattute in faccia stanno portando le persone all’asfissia, la messa alle strette di un popolo intero di rifugiati, a partire da quelli che vivono più in povertà, o da quelli che tentano di alzare la testa per una giustizia perduta…

Siamo all’aeroporto di Beirut, è tardi, ormai è ora di andare e tornare al campo profughi dove viviamo.
Le due famiglie esitano a separarsi, inizia un gomitolo di abbracci e baci, senza capo né coda in un unico intreccio, che si mischia a lacrime.
Guardo Rayan, è in braccio che ormai già dorme da un paio d’ore, la più piccola della famiglia.
Ripenso a quando ho visto sua mamma la prima volta, proprio mentre era incinta di lei, a quando l’ho conosciuta in fasce la primavera successiva, al tempo passato insieme dall’autunno scorso a ora: hai davanti un futuro luminoso grazie all’impegno di tanti e di ciascuno, tra qualche anno ti racconteranno che sei nata in un campo profughi in Libano ma tu non ne avrai ricordi, potrai immaginarlo solo con i racconti dei tuoi fratelli più grandi, o di noi volontari che ti abbiamo voluto bene dall’inizio e che continueremo a distanza a vederti crescere lontana da questa disperazione.
Oggi mi gusto il miele di questa gioia, veder volare Rayan e la sua famiglia, buona vita fratelli e sorelle.
C.