Maggio 2017

SITUAZIONE ATTUALE

Nei primi giorni di maggio siamo riusciti a mettere in comunicazione il gruppo dei siriani che vivono in Libano che ha scritto, insieme ad Operazione Colomba, la Proposta di Pace per la Siria e un gruppo di colombiani in rappresentanza della Comunità di Pace di San José de Apartadò.
Fin dalle prime visite alle famiglie siriane in libano abbiamo raccontato della realtà della Comunità di Pace in Colombia, della scelta di non dare sostegno a nessun gruppo armato, della richiesta di protezione internazionale non armata, del sogno pagato a volte con la vita di una Pace fatta senza violenza.

L’incontro, telematico per ora, è stato emozionante, cominciato con i colombiani che hanno ringraziato i siriani per non aver preso parte alla violenza della guerra, continuato con domande su come funzionasse la protezione internazionale nonviolenta e disarmata, su quanti aspetti ci fossero in comune tra due situazioni di guerra così lontane. In molti momenti si ha avuto l’impressione della nascita di qualcosa di nuovo, diverso dalle logiche della competizione, della guerra, qualcosa di cui il nostro mondo ha un bisogno enorme, una logica di collaborazione nonviolenta e costruttiva.

Abbiamo anche lavorato per preparare una formazione in Libano per persone interessate ad Operazione Colomba, che dovrebbe tenersi in giugno, dato che da più parti si è mostrato interesse e curiosità per il nostro modo di vivere ed agire così fuori dagli schemi classici delle ONG.

Nel frattempo, a Ginevra è fallito il sesto round dei negoziati sulla Siria, i bombardamenti continuano da parte governativa nella zona di Idlib come continua l'offensiva curda nel territorio controllato dall’ISIS.

La vita al campo invece è stata segnata dalla situazione di Musaab, un ragazzino siriano, profugo in libano, di 13 anni affetto da anemia aplastica , una forma letale di leucemia che necessita di trapianto del midollo spinale. Il padre è morto in prigione in Siria. La famiglia, che si è trasferita a Tripoli, è composta dalla madre e da 5 fratelli. I primi sintomi della malattia si sono manifestati circa cinque mesi fa e solo da tre settimane è stata diagnosticata la malattia. Dato che la situazione in Libano è praticamente inaccessibile per i profughi, attorno a Musaab si è creata una piccola rete di solidarietà in cui siamo stati coinvolti anche noi. In particolare abbiamo, attraverso un nostro volontario, contattato l’Ospedale Gaslini di Genova che si è reso disponibile grazie alla Regione Liguria e per mezzo di altre Associazioni, ad occuparsi economicamente delle cure mediche del bambino, del viaggio e dell’accoglienza dei fratelli che con lui devono partire (il fratello maggiore che lo accompagna e un altro fratello che è risultato compatibile al 100% per la donazione del midollo). Questa rete di solidarietà ha permesso nelle ultime settimane di raccogliere il denaro necessario all’acquisto di medicine costosissime che sono servite per la sopravvivenza del bambino e per affrontare un’infezione che gli avrebbe reso impossibile il viaggio.
Il nostro intento, reso già difficile dal decorso drammatico della malattia e dal fatto che il bambino è un profugo, è quello di dare a lui e alla sua famiglia almeno una speranza. Ci siamo resi conto che le settimane spese in questo tentativo drammatico con Musaab, ci hanno portato molto fuori dal nostro ruolo abituale, e allo stesso modo ci pare che, se da parte di ogni attore coinvolto non c’è questa stessa disponibilità in nome di un’umanità comune a tutti, per questo bambino, come per tanti che si trovano in queste situazioni di debolezza, non ci saranno speranze.

Questo scrivevamo qualche giorno fa... ora Mussaab è in Italia in ospedale, è stata durissima soprattutto l’ultima sera, quando nonostante necessitasse di cure è stato rifiutato da 6 ospedali di Tripoli. Ma con l’aiuto di tanti ora è in buone mani !