SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di marzo Israele ha continuato l’intensa campagna di vaccinazione contro il Coronavirus, vaccinando più della metà della popolazione israeliana. Sono iniziate anche le vaccinazioni dei palestinesi presso i checkpoint di ingresso in Israele, ma solo per coloro che lavorano in Israele o nelle colonie in Cisgiordania. Il 7 marzo sono state eliminate alcune limitazioni di ingresso per i cittadini israeliani, in prossimità delle elezioni. Il 23 marzo, infatti, si sono tenute le quarte elezioni in due anni per la formazione della Knesset: anche stavolta non sono emerse maggioranze, e dunque è necessario trovare un’ampia coalizione per governare. Il prossimo appuntamento è il 7 aprile, quando il Presidente Rivlin darà l’incarico a qualcuno di formare una possibile maggioranza. A marzo sono iniziate anche le vaccinazioni nei Territori Occupati. Il lockdown generale è stato prorogato, mentre le prime dosi di vaccino sono state inoculate ai residenti delle aree A, B e C, sebbene quest’ultima ricada sotto la responsabilità sanitaria di Israele (secondo il Diritto Internazionale).

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SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di febbraio in Israele la questione Coronavirus è rimasta centrale.
Dal 7 del mese le maglie del terzo lockdown si sono allargate: complice la campagna vaccinale - che a fine mese ha portato metà della popolazione israeliana ad essere vaccinata almeno con la prima dose - Israele ha istituito il cosiddetto green passport, ossia un documento elettronico che permetterà, a chi avrà ricevuto il vaccino, di tornare a frequentare locali e strutture al chiuso. L’istituzione di tale documento ha permesso al Governo di concedere aperture più generalizzate a diversi istituti scolastici e ad alcuni luoghi di lavoro, oltre alla cancellazione del blocco dello spostamento tra città. Questo è stato il primo passo dei tre previsti dal Governo israeliano per uscire dal lockdown iniziato a dicembre 2020.
Per limitare la diffusione del virus Covid-19 è stato chiuso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv: una chiusura generalizzata non solo a stranieri, ma anche agli stessi cittadini israeliani, molti dei quali sono ancora bloccati all’estero.

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SITUAZIONE ATTUALE

Ad inizio anno, a causa dell’aumento dei casi di Covid in Israele (circa 8 mila al giorno), il governo ha imposto un lockdown totale di due settimane, poi prorogato fino a fine mese, vietando gli spostamenti tra Palestina e Israele.
Il 24 gennaio Israele ha chiuso l’aeroporto Ben Gurion a tutti i voli, bloccando anche la possibilità per i lavoratori di rientrare nel Paese. Dal 26 gennaio sono chiuse anche le frontiere di terra con Giordania ed Egitto. Queste chiusure hanno causato alcune proteste: il 26 gennaio, nella città israeliana di Bnei Brak, gli ebrei ultraortodossi hanno manifestato violentemente contro le misure anti-Covid imposte dal governo, incendiando un autobus che stava svolgendo il proprio servizio di trasporto pubblico. Anche in Palestina il lockdown è stato prorogato per tutto il mese di gennaio, ed è stato bloccato il movimento tra i governatorati, se non per motivi di assoluta necessità.

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SITUAZIONE ATTUALE

Con l’inizio delle vaccinazioni per il Covid-19 già dal mese di dicembre, Israele è diventando il primo Stato al mondo per percentuale di vaccinati, arrivando al 10% della popolazione già ad inizio del nuovo anno. A metà dicembre, infatti, la campagna di vaccinazione era già iniziata con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu che si era fatto ritrarre durante la somministrazione del vaccino, insieme ad alcuni dei suoi ministri.
A metà del mese un lockdown totale è stato comunque imposto in Israele, e durerà fino alla prima settimana di gennaio: divieto di spostamenti tra città e tra Israele e Palestina, chiusura di ogni bene e servizio se non quelli di prima necessità.
In Palestina le prime dosi di vaccino arriveranno ad inizio gennaio, sebbene non vi siano le strutture adeguate per il mantenimento dei vaccini stessi. L’Autorità Palestinese ha dichiarato di voler vaccinare la popolazione nel minor tempo possibile, con la costruzione di strutture apposite nelle città più grandi, per ora Ramallah, Betlemme ed Hebron. A metà di dicembre è stato imposto il lockdown totale (prima solo nei governatorati di Hebron, Betlemme, Tulkarem e Nablus, e poi in tutti), con divieto di spostamento tra governatorati e chiusura di tutte le attività il venerdì e il sabato, oltre che un coprifuoco notturno. Questo è dovuto al numero ancora crescente di casi.
In Israele si sono indette nuove elezioni, che si terranno il 23 marzo 2021, a meno di un anno dall’accordo programmatico stipulato tra Likud e Blue & White. Sebbene l’accordo servisse per il mantenimento di un governo stabile, la mancata approvazione del budget di Stato (con una votazione avvenuta il 23 dicembre) ha portato la coalizione a collassare completamente, rendendo necessario indire nuove elezioni, le quarte degli ultimi tre anni.

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SITUAZIONE ATTUALE

Ad inizio novembre Israele ha allentato le misure di lockdown riaprendo i negozi e permettendo alle persone di muoversi nelle aree non considerate rosse. A fine mese, per evitare la risalita dei contagi, è stato però imposto un coprifuoco in area C, limitando i movimenti dalle ore 19 alle ore 6, e il venerdì e il sabato, se non per motivi di necessità e di lavoro. Il semi lockdown non ha comunque portato alla chiusura dei checkpoint, che continuano a funzionare.
La situazione si è fatta più difficile a Gaza, dove Israele non ha permesso l’entrata di diversi ventilatori nella Striscia. I posti di terapia intensiva sono circa 150, non sufficienti per il numero di pazienti. La diffusione del virus è strettamente connessa alla densità abitativa, la più alta al mondo, che non rende possibili le misure di distanziamento.
Si contano più di 600 positivi al giorno, portando il numero totale dei casi superiore ai 14.000. Il Governo non pensa alla possibilità di introdurre un lockdown generale a causa delle condizioni economiche già precarie nella Striscia, già sotto embargo di beni da Israele e dall’Egitto.

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