SITUAZIONE ATTUALE

L’inizio del nuovo anno in Israele e nei Territori Occupati Palestinesi ha portato con sé importanti dichiarazioni del Governo israeliano in un clima di accesa campagna elettorale in vista delle prossime elezioni di aprile.
Al fine conquistare la più larga fetta di elettorato possibile l’attuale Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che, sotto la sua guida, “non ci saranno più ostacoli alla costruzione di insediamenti”. Lo ha detto il 28 gennaio dalla colonia israeliana parzialmente evacuata di Netiv Ha'avot, affermando che la demolizione di quelle case è stata "una disavventura". (Ricordiamo che le colonie israeliane in Palestina sono considerate illegali dal Diritto Internazionale ma legali dal Diritto israeliano; gli avamposti, illegali sia secondo il Diritto Internazionale sia secondo il Diritto israeliano).

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SITUAZIONE ATTUALE

Il mese di dicembre si è aperto con un aumento della tensione nei Territori Occupati Palestinesi: prima l’uccisione di un giovane palestinese a Tulkarem, area di Nablus; poi l’omicidio di due soldati israeliani a cui sono seguite altre 4 vittime palestinesi (sospettate di aver tolto la vita ai due soldati) e la chiusura da parte dell’esercito israeliano degli accessi di entrata per le grandi città di Ramallah e Nablus.
Sul piano politico e internazionale quattro eventi sono stati significativi: il 15 dicembre Scott Morrison, primo Ministro australiano ha annunciato che il suo Governo prenderà in seria considerazione il trasferimento dell’ambasciata australiana da Tel Aviv a Gerusalemme.
Anche a seguito della rinuncia di Lieberman alla carica di Ministro della Difesa, il 24 dicembre il capo della coalizione governativa israeliana ha deciso di sciogliere la Knesset (Parlamento) e tenere elezioni anticipate il 9 aprile, cioè sette mesi prima dalla data prevista.

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CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Dopo la sosta di riorganizzazione, Operazione Colomba in Palestina riapre i battenti con una modalità nuova: provare ad essere presente “non solo” nel sud della Cisgiordania, ma anche in altre aree, ascoltando e tentando di rispondere alle necessità di protezione delle persone.
Un piccolo gruppo di volontari quindi è partito all'inizio del mese per "preparare il terreno": in una affollata riunione è stata condivisa la nuova presenza con tutte le persone delle colline a sud di Hebron e attivisti israeliani.
Tutti hanno chiesto ovviamente di non lasciare completamente l'area perché risulta fondamentale l'esperienza dei volontari di Operazione Colomba in loco ma, consci della loro forza di una ventennale resistenza popolare nonviolenta, nessuno ha obiettato sull'esigenza di mettere quella stessa esperienza a servizio di chi è ancora più vulnerabile.

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SITUAZIONE ATTUALE

La situazione a Gaza non accenna a migliorare: l’esercito israeliano ha continuato a usare la forza contro i civili palestinesi che partecipano a manifestazioni pacifiche lungo la zona orientale e settentrionale. Il 28 settembre sette Palestinesi (tra cui due bambini) sono stati uccisi dai cecchini israeliani; il numero più alto dal 14 maggio 2018, quando in un solo giorno sono stati uccisi 42 Palestinesi.
Nel mese di settembre in Cisgiordania l’attenzione è ruotata intorno al villaggio beduino di Khan al Ahmar, Gerusalemme est. Khan al Ahmar è uno dei 45 villaggi sotto costante minaccia di demolizione a favore di un progetto di insediamento israeliano, che mira a collegare la colonia di Ma’al Adumin e Kfar Adumin. L’obiettivo del progetto è quello di completare una mezzaluna di colonie attorno a Gerusalemme Est, dividendo ulteriormente la Cisgiordania in due.

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