Ottobre 2017

SITUAZIONE ATTUALE

Il mese di ottobre è il mese della raccolta delle olive, con tempistiche che variano da zona a zona e a seconda delle scelte della popolazione palestinese: ad esempio a nord, nella zona di Nablus, i Palestinesi accettano di recarsi nelle proprie terre situate in zone più pericolose solo una volta all’anno, per un giorno o due, e con la supervisione/protezione dei soldati israeliani; a sud invece, nei villaggi delle colline a sud di Hebron, le persone si recano sulle proprie terre a proprio piacimento, nonostante il rischio di essere attaccati sia molto elevato. In tutti i Territori Occupati si sono verificati numerosi attacchi dei coloni ai Palestinesi che raccoglievano sulle loro terre, furti delle olive e danneggiamenti degli alberi.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Ad ottobre abbiamo avuto grandi mutamenti nel gruppo, con la partenza di alcuni, l’arrivo di altri e la ricerca di un nuovo equilibrio.
Dalla metà del mese i volontari si sono recati due volte a Nablus per aiutare le famiglie palestinesi che possono accedere a raccogliere le olive sulle proprie terre solo un giorno o due all’anno e hanno visto delle realtà molto differenti rispetto alle dinamiche conosciute nelle South Hebron Hills, dinamiche fatte di permessi e di accordi con le autorità israeliane, di soldati che per un paio di giorni all’anno assumono il ruolo di “protettori dei palestinesi”.
Un’esperienza nuova che ha fornito un punto di vista differente e ha creato numerosi spunti di riflessione e di dialogo. Questo mese lo school patrol è andato molto male: molto spesso la scorta militare israeliana, dopo numerose chiamate di protesta alla base da parte dei volontari internazionali e attivisti israeliani, è arrivata in ritardo, costringendo quindi i bambini a fermarsi a lungo in luoghi pericolosi, ad arrivare in ritardo a scuola e a dover attendere a lungo per poter tornare a casa. In 4 casi la scorta non si è proprio presentata, facendo sì che i bambini percorressero a piedi senza nessuna protezione una strada molto pericolosa. I volontari hanno camminato con loro per offrire maggiore protezione, per filmare e successivamente riportare questi avvenimenti. Camminare per quella strada significa ricevere fischi e urla, scattare al minimo movimento di coloni per paura di un attacco e vedere la paura nelle facce dei bambini. Un altro momento di tensione si è verificato presso la moschea nel villaggio di At-Tuwani, l’unica nella zona: l’autorità civile israeliana ha segnalato ripetutamente che le chiamate alla preghiera della moschea disturbano i coloni e ha intimato al villaggio di rimuovere gli altoparlanti. Pochi giorni dopo, in piena notte, si è verificato un attacco dei coloni: usciti dal boschetto, si sono introdotti nel villaggio urlando e lanciando pietre, seminando il panico tra la popolazione. L’arrivo dei soldati, con lancio di gas lacrimogeni e bombe sonore contro la popolazione, non ha affatto abbassato la tensione, anzi...
Durante tutto il mese la presenza dei coloni si è fatta sentire ampiamente a causa delle loro frequentissime uscite a ridosso di At-Tuwani, ma due avvenimenti ravvicinati particolarmente violenti hanno segnato la quotidianità delle persone: il 27 ottobre un gruppo di coloni mascherati e armati di pietre e spranghe è uscito dall'avamposto illegale di Havat Ma’on e ha attaccato una famiglia palestinese che raccoglieva le olive nella sua terra in Humra valley.
Tre giorni dopo, sempre nella stessa valle, dei coloni hanno sparato, dal boschetto in cui si trova l’avamposto, dei colpi di arma da fuoco in direzione dei Palestinesi che raccoglievano le olive. Per fortuna non ci sono stati feriti.
Anche il Sumud Freedom Camp (l’azione di ri-accesso al villaggio palestinese di Sarura) è stato nelle mire dei coloni: molte volte si sono avvicinati alle grotte, sempre presidiate giorno e notte dagli shebab (“giovani”), e in un’occasione hanno sradicato delle piantine, rotto delle candele e danneggiato altri oggetti presenti nelle grotte. Anche l’esercito israeliano è stato molto presente nell’area, con numerosi checkpoint lungo la strada che porta ad al-Birkeh e con molteplici incursioni nel villaggio di At-Tuwani, come nei villaggi limitrofi, con il solo scopo di allarmare la popolazione palestinese e far sentire il peso dell’occupazione. Questo mese ci sono state delle demolizioni, due case nel villaggio di Halaweh e una costruzione agricola ad At-Tuwani; in entrambi i casi i volontari erano presenti ma non hanno potuto fare altro se non filmare l’accaduto e riportarlo a chi si occupa a livello legale di questi casi. Una nota positiva dopo molte brutte notizie è stato l’atteso matrimonio di Zacharia: 3 giorni di festeggiamenti con musica, balli e cibo buonissimo al quale i volontari hanno partecipato con piacere. Per qualche ora nell’aria si è respirata solo festa e felicità.