Agosto 2019

SITUAZIONE ATTUALE

Nel mese di agosto violenza e tensione, se non sono aumentate rispetto ai mesi precedenti, certamente non sono diminuite, e questo anche per la ricorrenza della festa musulmana dell’Eid Al-Ahda (la festa del Sacrificio di Abramo) nella seconda settimana del mese, della durata di tre giorni.
Quest’anno la principale festa musulmana è coincisa con la festa ebraica di Tesha B-av (lutto per tutti gli esili del popolo ebraico) e questo non ha affatto alleggerito la tensione che caratterizza già di solito questi giorni dell’anno.
Poco prima di queste ricorrenze, precisamente l’8 agosto, nelle prime ore della mattina, è stato rinvenuto nei pressi della colonia di Gush Etzion (Hebron) il corpo di un soldato fuori servizio ucciso per accoltellamento. Altre violenze ai danni di civili e soldati israeliani si sono verificate il 15 agosto, quando un’auto palestinese si è scagliata su due civili e il guidatore è stato ucciso sul posto; e il giorno successivo quando due minorenni palestinesi, di 14 e 16 anni, hanno accoltellato un poliziotto ferendolo e uno dei due attentatori è stato ucciso, l’altro ferito gravemente.

L’11 agosto, nel primo giorno di Eid Al-Ahda, ci sono stati violentissimi scontri davanti alla moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, incoraggiati dalla decisione di aprire il sito religioso anche agli ebrei negli stessi orari di preghiera dei musulmani e consentendo così l’entrata di numerosissimi gruppi di nazionalisti israeliani e del movimento dei coloni. Questo episodio naturalmente non è isolato e riaccende l’attenzione su un contenzioso tra israeliani e palestinesi a cui la religione fa da facciata. La questione, in realtà, è profondamente politica e diplomatica: il luogo, pur essendo sotto controllo del Waqf (una fondazione islamica, controllata dalla Giordania, che ha il compito, a seguito di accordi con Israele, di stabilire chi può entrare per raccogliersi in preghiera), è da sempre il palcoscenico per la propaganda politica israeliana (ricordiamo che fu proprio una “passeggiata” sulla spianata delle moschee a dare inizio alla seconda intifada).
A corollario di questa tensione si sono verificate rappresaglie in tutta la West Bank, in particolare nella zona di Hebron (dove era stato trovato il corpo del soldato): sono stati incendiati molti ettari di terreno e balle di fieno, distrutti molti ulivi, danneggiate automobili palestinesi, demolite le case dei presunti colpevoli dell’omicidio del soldato e dei loro parenti.
Anche nella striscia di Gaza la tensione non scende affatto: dall’1 al 19 agosto nove palestinesi complessivamente sono stati uccisi.
(Fonte https://www.ochaopt.org/poc/30-july-19-august-2019).

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Nelle colline a sud di Hebron l’interferenza di coloni ed esercito nella vita dei palestinesi è continuata, soprattutto per le famiglie nel villaggio. Quattro coloni con il volto coperto hanno attaccato due ragazzi di Tuba, nel tragitto verso casa, vicino all’avamposto illegale di Havat Ma’on. I ragazzi sono riusciti a scappare, rimanendo illesi, anche se, ad oggi, resta in loro il timore nel percorrere quella strada.
Il 13 agosto la border police ha fatto un raid sempre nello stesso villaggio in tarda serata e il giorno successivo l’esercito è tornato per portare alcuni uomini alla centrale di polizia per un interrogatorio. In seguito, altri due ragazzi di Tuba sono stati detenuti per sei giorni.
Inoltre alcuni coloni di Susiya per due giorni consecutivi, hanno aggredito verbalmente un pastore e tentato di disperdere il suo gregge.
Il 25 agosto è ricominciata la scuola e quindi l’attività dello school patrol. Circa 9 bambini provenienti dai villaggi di Tuba e di Magharyid al Abeed ogni giorno aspettano la scorta militare che li accompagni sulla strada, per l’andata e per il ritorno da scuola. Non è partita benissimo: in cinque giorni si è accumulato un ritardo di più di due ore.
I volontari hanno monitorato l’espansione delle colonie e degli avamposti, documentando lavori nelle colonie di Ma’on e Susiya e nell’avamposto illegale di Havat Ma’on.
Grazie al numero di volontari è stato possibile continuare gli accompagnamenti dei pastori nella Valle del Giordano, nell’area di Al-Ouja, dove la pastorizia risulta particolarmente difficile a causa della stretta collaborazione tra l’esercito e i coloni dell’avamposto illegale di Omar Farm.
Oltre alle attività quotidiane dei volontari, una parte essenziale della presenza di Operazione Colomba rimane la visita alle famiglie dei villaggi, che permette ai volontari di comprendere tutti gli aspetti della resistenza nonviolenta, fatta di quotidianità e attaccamento alla terra.
Alla fine del mese di agosto è iniziato un altro viaggio esplorativo nella Striscia di Gaza; il terzo nel giro di due anni, sempre per monitorare la situazione e continuare a rimanere in contatto con le realtà che Operazione Colomba aveva conosciuto negli anni precedenti.