A partire dal 1992 Operazione Colomba ha sperimentato questo modo di intervenire nelle guerre in maniera nonviolenta, disarmata e disarmante, in molti altri conflitti nel mondo:

Croazia, Bosnia Herzegovina, Yugoslavia (1992 – 1997): Operazione Colomba è stata a fianco delle diverse popolazioni coinvolte nel conflitto. Ha sostenuto i bisogni umanitari delle vittime civili (profughi in primo luogo), ha promosso il dialogo fra i belligeranti, ha lavorato attivamente per la risoluzione pacifica del conflitto su più livelli (anche istituzionale), ha riunito famiglie ed amici divisi dai fronti, protetto minoranze etniche e difeso i diritti umani delle persone più esposte alla violenza del conflitto. E' stata presente a: Zara, Karlovac, Sunja, Knin, Plavno, Vukovar, Zagabria in Corazia; Banja Luka, Mostar, Sarajevo in Bosnia Herzegovina; Belgrado, Sabac in Serbia.

Albania (1997): durante la crisi interna e la guerra civile alcuni volontari sono stati presenti sul territorio ed in particolare presso alcuni sacerdoti missionari per sostenerli e dialogare con la popolazione.

Sierra Leone (1997): presenza sviluppata in collaborazione con la Diocesi di Makeni e Mons. Biguzzi per cercare vie di dialogo e di riconciliazione tra le parti coinvolte nella guerra civile.

Kossovo – Albania – Macedonia (1998 – 2000): nell’estate del '98 è iniziata la presenza nell’area di Suva Reka, precisamente a Recane, uno dei pochi villaggi misti, cioè abitato sia da serbi che da albanesi, per promuovere il dialogo tra le parti, sostenere gli sfollati, proteggere le popolazioni dalla violenza. L’azione è stata sviluppata in collaborazione con l’UNHCR e con l’OSCE. L’inizio dei bombardamenti NATO ha però interrotto la presenza.
Nell’Aprile del '99 siamo andati a sostenere un campo profughi in Albania e in Macedonia per vivere accanto ai profughi. Nel Giugno dello stesso anno siamo rientrati in Kossovo ed abbiamo dato vita a due presenze nell’area di Pec-Peja e Mitrovica, in quelle zone dove erano ancora presenti minoranze etniche.

Timor Est - Indonesia (1999): dopo le violenze perpetrate dai gruppi miliziani filoindonesiani e dall'esercito federale nei confronti della popolazione dell'isola di Timor Est che in Agosto, sotto l'egida dell'ONU, attraverso un referendum si era largamente espressa a favore dell'indipendenza, abbiamo svolto un viaggio esplorativo nell'isola di Timor dove abbiamo avuto la possibilità di conoscere in maniera più diretta la situazione, cercando soluzioni insieme alle centinaia di persone costrette a scappare nella parte Ovest dell'isola e appoggiando economicamente il lavoro svolto dalle suore Salesiane presenti a Dili da anni.

Chiapas - Messico (1998 – 2002): dopo il massacro di Acteal ad opera dei gruppi paramilitari filogovernativi, è iniziata una presenza in collaborazione con la Diocesi di San Cristobal e l'allora Vescovo, il compianto Mons. Samuel Ruiz Garcia e il Centro per i Diritti Umani da Lui fondato, il Fray Bartolomé de las Casas. I volontari di Operazione Colomba hanno vissuto nei villaggi indigeni dove si sono impegnati nella costruzione di un cammino di riconciliazione, promozione del dialogo, tutela dei diritti degli indigeni e protezione dalle violenze dei paramilitari e dell’esercito.

Cecenia – Russia (2000 - 2001): di fronte alla più completa indifferenza della comunità internazionale, il conflitto in Cecenia per anni ha continuato a mietere centinaia di vittime sia tra i militari (russi e ribelli ceceni) che tra la popolazione civile (tutt'ora la situazione non è stabile).
Nonostante le notevoli difficoltà burocratiche e i rischi, siamo riusciti ad andare in Ingusetia, Repubblica confinante con la Cecenia, dove si è riversata la maggior parte dei profughi (180 mila), entrando nei campi e negli accampamenti. Siamo entrati anche direttamente in Cecenia (Grozny e campi profughi limitrofi) per verificare le disperate condizioni di vita dei sopravvissuti: le persone erano state abbandonate alla mercé della violenza senza nessun tipo di assistenza alimentare e igienico – sanitaria. A causa della situazione di rischio eccessivo per gli occidentali, non siamo riusciti a mantenere per maggiore tempo una presenza continuativa.

Repubblica Democratica del Congo (2001): in ventidue mesi la guerra nel Congo ha contato 1.700.000 vittime, soprattutto fra i civili. Tutto nel disinteresse generale, come se il fatto non esistesse. La popolazione congolese lotta con forza dal 1990 per la libertà, la democrazia e la dignità umana. La “Société Civile” ha giocato, e tuttora gioca, un ruolo importante in questo processo. Dopo l’esperienza della marcia per la pace “Anch’io a Bukavu” (Febbraio 2001), organizzata in collaborazione con altre associazioni, che ha portato più di 200 “bianchi” a Butembo nel cuore del conflitto, abbiamo  iniziato una presenza nella città di Bukavu. In accordo con la Société Civile, un’associazione che raggruppa le rappresentanze della società civile della città, siamo intervenuti come osservatori internazionali, vivendo insieme alla popolazione, condividendone la situazione di povertà e le tensioni della guerra.

Striscia di Gaza - Palestina (2002 - 2003): nel maggio 2002 abbiamo cominciato una presenza stabile nel sud della striscia di Gaza, nei pressi di Khan Younis, in un territorio di scontro aperto tra esercito israeliano, che in quella zona difendeva i coloni insediati in territorio palestinese, e gruppi armati palestinesi. A fianco della popolazione civile abbiamo tentato, con una presenza di monitoraggio internazionale, di attenuare il clima di forte violenza, denunciare gli attacchi contro i civili e sostenere le famiglie più povere.

Darfur Sudan (2008): alcuni volontari di Operazione Colomba in Uganda hanno effettuato un viaggio a Nyala, capitale del sud Darfur, per verificare la possibilità di aprire una presenza stabile nell'area.

Kossovo (2003 – 2010): la presenza si è sviluppata all’interno del Tavolo Trentino con il Kossovo che è un luogo di confronto, scambio, elaborazione condivisa e coordinamento di un programma generale e comune di intervento in Kossovo, nella municipalità di Peja-Peć. Il tavolo ha volontà di contribuire in primo luogo all'allentamento delle tensioni nazionali e quindi alla ricostruzione di un tessuto sociale, economico e politico in Kossovo. Dentro il programma del Tavolo, Operazione Colomba ha svolto molti accompagnamenti (scorte civili) alle minoranze a rischio e ha realizzato un percorso di rielaborazione del conflitto e incontro con giovani di tutte le comunità.

Nord Uganda (2005 - 2008): i volontari di Operazione Colomba hanno mantenuto una presenza nel campo profughi di Minakulu in Nord Uganda al fianco delle vittime del ventennale conflitto fra i ribelli del LRA contro la popolazione locale e l’esercito governativo. La maggior parte delle vittime erano bambini rapiti e costretti a diventare membri del LRA. Sono state svolte attività di sostegno alle persone nel campo profughi, rielaborazione del conflitto con un gruppo di giovani e accompagnamento della popolazione nei villaggi d’origine con la fine del conflitto.

Georgia (2008 – 2009): durante l’emergenza dovuta al conflitto russo georgiano volontari della Comunità Papa Giovanni (già presenti in loco) e di Operazione Colomba hanno visitato diverse realtà e campi profughi per verificare e monitorare la situazione, andando fino ai confini con l’Ossezia del Sud e entrando in Abkazia.

Castel Volturno (2009-2010): a seguito di numerose manifestazioni scatenate dalle innumerevoli violenze perpetrate ai danni dei migranti in paese, il Ministero degli Interni decreta l'ulteriore invio di 500 soldati nel settembre del 2008. La prima sfida di Operazione Colomba è quella di abitare come corpo nonviolento di pace un territorio già fortemente militarizzato dalle varie forze dell'ordine, dai clan camorristici e dalle tante basi militari sparse nella zona. I volontari di Operazione Colomba perseguono quindi l'intento di essere vera presenza di pace, creando ponti e spazi di incontro tra la comunità immigrata e quella italiana, entrambe vittime di una violenza strutturale e sistematica.

Grecia (2012): sono stati realizzati alcuni viaggi a Patrasso, con l'obiettivo di fare maggior chiarezza sulla situazione dei migranti (in gran numero bambini) che vivono nascosti per sfuggire alle violenze di gruppi di estrema destra e per non incorrere in un'espulsione da parte delle autorità che li costringerebbe a rientrare nel proprio Paese.

Rep. Democratica del Congo (2013): è stato effettuato un viaggio esplorativo nella Repubblica Democratica del Congo con l'obiettivo di valutare l'apertura di una presenza stabile nell'area di Goma, nel Kivu.

Macedonia e Serbia 2015 - Rotta Balcanica sulla via dei migranti: fra Macedonia e Serbia sulla rotta dei migranti. Alcuni volontari di Operazione Colomba e una missionaria della Comunità Papa Giovanni XXIII in viaggio fra Macedonia e Serbia per incontrare i migranti in viaggio sulla “rotta balcanica”. In pochi giorni hanno cercheto di capire meglio la situazione sul campo, incontrare attivisti locali ma soprattutto portare la solidarietà ai numerosi uomini, donne e bambini che ogni giorno cercano di camminare verso una terra che possa dare loro pace e una vita migliore.

Attuali presenze attive: