A venir qui, dopo aver fatto un po’ di silenzio, si finisce col sentir per forza scricchiolare le placche di due cultura che sfregano, quella di appartenenza e quella che ospita con gran piacere. Capita per l’estrema vicinanza e la contaminazione, che finisco col chiedermi se questo filo che le lega sia lo stesso che parla della storia di tutte le umanità; perché non sarebbe assurdo trovarmi a parlare con una bambina che per contesto e stile di vita non si discosterebbe da quello vissuto da mia nonna da piccola, come se il tempo si accartocciasse.
Nonostante questo, le differenze ci sono ed è importante conoscerle e digerirle, non per farne somme o divisioni, ma per scoprire direzioni comuni e utili a tutti.

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Riportiamo un articolo pubblicato su Azione Nonvilolenta che parla dell'azione di Operazione Colomba in Albania

“Otto anni fa mio fratello ha ucciso un uomo per un conflitto interpersonale e, per questo, lo Stato lo ha definito un criminale e lo ha messo in carcere, mentre per noi, che siamo la sua famiglia, lui non è un criminale, ha dovuto commettere quell’omicidio. Da quando lo Stato lo ha incarcerato, io sono autorecluso”.

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Gjergji ha quasi 30 anni. Nel 2008 ha commesso un omicidio e da allora è in prigione.
Qualche anno fa è stato spostato da un carcere ad un altro. La prigione in cui si trova ora è caratterizzata da condizioni di forte precarietà.
L’omicidio che ha commesso ha dato avvio a una faida che ancora non si è chiusa.

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Anche se sono molto importanti, non mi soffermerò a descrivere le persone che mi hanno accolto; non le conosco bene, solo una cosa penso sia importante sapere: sono qui per  Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, di cui ora anch’io faccio parte.
Siamo a Tropoja, un bellissimo distretto situato a Nord-Ovest dell'Albania, al confine con il Kossovo; qui dove il fiume Valbona taglia in due le colline rocciose formando una sorta di valle, da una parte e dall'altra del fiume sorgono le due zone divise: Nikaj e Merturi.

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Mi ricordo bene il viaggio verso casa colomba quando sono arrivata in Albania.
Poche ore prima avevo salutato i miei genitori in aeroporto, e poco dopo mi ritrovavo a percorrere strade mai viste, cercando di riempirmi gli occhi con le mille immagini che vedevo attraverso il finestrino.
Ero come una bambina che per la prima volta vede il mare: ha paura ma, contemporaneamente, ne è affascinata.

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