Il progetto in Albania nasce nel 2010, in seguito al contatto stabilito nel 2004 dall'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII con le famiglie vittime del “Fenomeno delle Vendette di Sangue”. La Comunità ha, quindi, coinvolto Operazione Colomba che, grazie alla presenza costante sul territorio, interviene nelle faide causate dal fenomeno, adattando strategie di gestione e di risoluzione nonviolenta dei conflitti al contesto albanese delle vendette.

Il Kanun è un Codice Civile, risalente al Medioevo e trasmesso oralmente per secoli in Albania, che regolava la vita sociale, familiare e individuale di piccoli villaggi. Il codice sanciva l'atteggiamento corretto da tenere in un'ampia gamma di questioni, dai matrimoni ai funerali, dai ruoli all'interno della società fino alla gestione dei contenziosi, ecc. Nel nord dell’Albania esso è stato riscoperto e viene ora applicato in forma degenerata. Soprattutto per quel che riguarda la gestione dei conflitti sociali. Il Kanun, infatti, sanciva la possibilità di ristabilire l’onore perduto, ad esempio per l’uccisione di un parente, attraverso la vendetta, cioè con un altro omicidio, oppure attraverso il perdono. Al giorno d'oggi la prima opzione è quella più praticata. A partire dalla prima offesa che lede l'onore di chi la subisce, ogni omicidio successivo è passibile di vendetta. Si innescano così spirali negative di faide infinite che coinvolgono intere famiglie.

Operazione Colomba garantisce una presenza fissa nell’area di Scutari da marzo 2010 e una mensile nella zona di Tropoja da ottobre 2010.
I volontari di Operazione Colomba, attraverso visite quotidiane a entrambe le famiglie coinvolte in uno stesso conflitto, condividono la vita con chi è stato colpito dal fenomeno e promuovono percorsi di riconciliazione che permettano di incanalare in modo costruttivo la rabbia e il rancore per le ingiustizie vissute. La vita a contatto con le vittime permette ai volontari di condividerne le difficoltà, i disagi e i rischi rafforzando la credibilità e la fiducia nel lavoro di Operazione Colomba. L’intervento nonviolento è destinato ai soggetti direttamente coinvolti nella “vendetta di sangue”, ma anche alla società civile albanese, alle Istituzioni albanesi e alle Istituzioni internazionali nel loro complesso per unire gli sforzi atti a superare il fenomeno allo scopo di promuovere meccanismi virtuosi che portino a una riconciliazione nazionale.

Obiettivi generali di Operazione Colomba

  • Lotta al “fenomeno della vendetta di sangue” per il suo complessivo superamento attraverso una riconciliazione nazionale;

  • Contribuire alla diffusione di una cultura dei diritti umani e della nonviolenza nel contesto di emarginazione ed esclusione indotto dalla pratica delle “vendette di sangue”, permettendo un graduale aumento degli strumenti di promozione, tutela e protezione dei diritti delle vittime di questo fenomeno;

  • Avviare processi di riconciliazione, attraverso percorsi di verità e perdono;

  • Contribuire alla creazione di azioni di concerto con la società civile locale che promuovano il superamento del fenomeno tramite l’implementazione di meccanismi di riconciliazione;

  • Spingere le istituzioni a farsi carico del “fenomeno delle vendette di sangue” e dotarsi di strumenti atti al suo superamento.

 

Attività principali di Operazione Colomba

Per raggiungere tali obbiettivi, i volontari realizzano:

  • percorsi di superamento della rabbia e del dolore destinati ai membri delle famiglie vittime del fenomeno, in particolare donne e adolescenti;

  • percorsi di mediazione tra le famiglie in conflitto allo scopo di una riconciliazione tra le parti;

  • campagne di sensibilizzazione e azioni nonviolente mirate a garantire l’applicazione delle leggi che disciplinano le questioni relative alla vendetta di sangue e a creare un processo di riconciliazione nazionale che coinvolga tutti gli attori sociali e che favorisca l’uso della giustizia ristorativa;

  • manifestazioni mensili nelle aree maggiormente colpite dal fenomeno per diffondere una cultura nonviolenta basata sul rispetto dei diritti umani;

  • tavole rotonde e incontri pubblici per coinvolgere le associazioni e la società civile albanese nell’ottica di formulare proposte di risoluzione del problema;

  • la diffusione delle testimonianze di coloro che hanno scelto la riconciliazione invece della vendetta;

  • accompagnamenti nonviolenti per garantire una maggiore libertà di movimento e per permettere l’accesso ai servizi di base a coloro che rischiano di subire la vendetta;

  • networking con altre associazioni che, in loco, lavorano sul tema della vendetta per garantire alle vittime del fenomeno l’accesso ad opportunità educative e ricreative;
  • monitoraggio e raccolta dati sulla distribuzione numerica e geografica del fenomeno per sviluppare una conoscenza sempre più dettagliata e aggiornata del problema;

  • la pubblicizzazione degli interventi nonviolenti realizzati.