Giugno 2018

SITUAZIONE ATTUALE

Il mese di giugno è stato segnato da due eventi riconducibili alla vendetta di sangue.
All’inizio del mese è stato arrestato un uomo accusato di aver compiuto un attentato con il tritolo a danno di un concittadino, nel luglio scorso. Dalle indagini è emerso che voleva vendicarsi per un attentato subito nel 1997, in cui era rimasto ferito, e che aveva causato la morte di altri due uomini. Verso la metà del mese di giugno un uomo è stato ucciso a Scutari, nei pressi della sua autofficina. Si sospetta che l’omicidio sia stato organizzato su commissione e che le cause risalgano a un conflitto precedente nel quale sono coinvolti alcuni membri del clan familiare della vittima.

CONDIVISIONE, LAVORO E NOVITA' SUI VOLONTARI

Come ogni mese ci siamo recati a Tropoja per proseguire il lavoro, in particolare, con una famiglia insoddisfatta del processo di giustizia statale intercorso dopo la morte di un suo membro. Oltre ad avvalerci della consulenza dell’avvocato con il quale collaboriamo, manteniamo una stretta vicinanza con questa famiglia; la nostra presenza è fondamentale per rafforzare la loro scelta di perdono e attenuare il desiderio di vendetta.
A giugno abbiamo consegnato una lettera a una donna che ha perso la figlia a causa della vendetta. Nella lettera ribadiamo la nostra vicinanza a lei e alla sua famiglia, ricordandole che vendicare porterebbe solo altra sofferenza. Dopo averla letta, la donna ha mostrato fiducia e stima nei nostri confronti, ma allo stesso tempo ci ha comunicato quanto per lei sia difficile perdonare. Proprio nel mese di giugno, infatti, è ricorso l’anniversario della morte della figlia e, come ogni anno, abbiamo accompagnato la famiglia a pregare al cimitero. È stato un momento molto intenso, che ci ha permesso di riflettere sul senso dello stare accanto a questa famiglia sia nei momenti difficili che in quelli più leggeri.
Grazie all’aiuto di una suora e di un prete di un villaggio nella periferia di Scutari, abbiamo conosciuto una nuova famiglia, colpita pochi mesi fa da un grave lutto. La famiglia ci ha accolto con grande ospitalità, e noi siamo stati cauti e delicati nell’approcciarci al dolore che tutti loro stanno attraversando; abbiamo spiegato che il nostro lavoro consiste nello stare accanto alle persone che soffrono. La sorella della vittima, inaspettatamente, ha testimoniato la sua grande fede con parole di comprensione: è sicura che Dio abbia voluto suo fratello con sé perché aveva bisogno di un’anima speciale accanto; inoltre, è convinta che il sacrificio di suo fratello possa aiutare il ragazzo che l’ha ucciso a cambiare la brutta strada che aveva preso. Questa visita ha confermato la forza incredibile delle donne albanesi, importanti protagoniste del cambiamento di questa società impregnata di dolore e violenza.
A inizio e fine mese abbiamo organizzato due momenti ludici con il gruppo dei ragazzi e dei pre-adolescenti in vendetta – momenti fondamentali per consolidare un gruppo che continui a interrogarsi e a lavorare sul perdono. In questi incontri ci aiuta ormai da qualche mese un ragazzo albanese, che ha preso a cuore il futuro di questi giovani: la sua presenza forte, come la testimonianza del suo difficile percorso di vita che lo ha visto cadere e rialzarsi, è un dono prezioso sia per i ragazzi che per noi volontari. A metà mese è arrivata Giulia, una volontaria che è tornata in Albania dopo qualche anno. A lei vanno i nostri migliori auguri che il suo periodo in Albania sia costellato di nuove ricche esperienze.

RAPPORTO CON LE ISTITUZIONI E LAVORO IN RETE

Nel mese di giugno abbiamo ricevuto alcune lettere da parte di Istituzioni nazionali e internazionali, che sono seguite alla consegna del nostro report triennale. Oltre ai ringraziamenti per il nostro lavoro, tali istituzioni si sono dette disponibili a collaborare nell’ottica del superamento del fenomeno della “vendetta di sangue”. Nei prossimi mesi, quindi, terremo con esse alcuni importanti incontri, che speriamo siano proficui.