SITUAZIONE ATTUALE

E’ del 15 gennaio l’ultimo comunicato stampa del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Colombia. Nonostante aver sottolineato alcuni sviluppi positivi in tema di implementazione dell’Accordo di Pace, il Consiglio ha però espresso profonda preoccupazione sulle gravi condizioni di sicurezza in varie regioni della Colombia e le continue minacce, attacchi e assassinii contro leader comunitari e sociali incluso comunità indigene, afrocolombiane ed ex membri delle FARC-EP. Secondo Indepaz infatti, nei primi 27 giorni dell’anno sono stati assassinati 27 leader sociali e 4 ex combattenti firmanti l’Accordo di Pace. A metà mese la Colombia è stata scossa da uno scandalo di spionaggio in cui sarebbe coinvolto l’esercito. Secondo un reportage realizzato dalla rivista Semana, le intercettazioni illegali avrebbero raggiunto magistrati, giornalisti, deputati dell’opposizione.

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SITUAZIONE ATTUALE

Le proteste sociali del popolo colombiano, che richiede giustizia e libertà, sono continuate anche il mese di dicembre fortunatamente senza violenza anche se, da diverse organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani, continuano le denunce all’operato dell’Esmad (lo squadrone antisommossa).
Tra le righe di un articolo dell’Osservatorio Diritti si legge: “La grande differenza tra la Colombia e gli altri Paesi dove operano unità di controllo antisommossa simili all’Esmad, è la serie di lunghi conflitti interni tra lo Stato, i gruppi guerriglieri e i narcotrafficanti. La Colombia è un Paese che è stato in guerra civile per più di cinque decenni e l’azione delle sue forze dell’ordine parte dall’idea che nel Paese esista un “nemico interno” da eliminare. Secondo il Movimento Nacional de victimas del Estado (Movice), l’unità di controllo antisommossa della polizia si è convertita in uno strumento di repressione”.

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SITUAZIONE ATTUALE

La prima settimana di novembre il Ministro della Difesa Guillermo Botero è stato costretto alle dimissioni a causa del terribile attacco dell’esercito ad un accampamento nel Caquetà dove probabilmente si trovava alias Chuco, un capo della dissidenza delle FARC. Nonostante infatti la forza pubblica fosse stata avvisata della presenza di minori nell’accampamento, l’esercito ha bombardato l’area uccidendo una bambina di 12 anni e altri 7 minori.
Durante tutto il mese, purtroppo, è continuata anche l’ondata di violenza contro la popolazione che è scesa in piazza per reclamare diritti e giustizia, come sta avvenendo ormai in diversi Paesi dell’America Latina. Anche in Colombia dal 21 novembre sono iniziate varie manifestazioni che hanno visto uniti uomini e donne, giovani e meno giovani accomunati dal desiderio di chiedere il rispetto dei diritti fondamentali, dalla salute all’educazione, dal rispetto di genere al diritto al lavoro. A queste voci si sono unite quelle dei leader sociali, indigeni, afrodiscendenti, contadini, perché il Governo offra maggiori garanzie per la loro sicurezza in difesa della terra e dell’ambiente.

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SITUAZIONE ATTUALE

E’ quasi impossibile riferirsi alla realtà colombiana senza collegare, almeno in parte, la continua onda di violenza che si abbatte sul Paese, alla massiccia sollevazione popolare che sta mettendo sotto sopra molti Paesi del centro e sud America tra cui il Cile, considerato un modello neo-liberale di eccellenza. Sulle strade di Haiti, Ecuador, Bolivia, Perù, Nicaragua, Guatemala la gente si è riversata per chiedere giustizia, equità sociale, rispetto dei Diritti fondamentali.
La risposta è stata la stessa: repressione, tortura, morte.
Anche in Colombia la violenza è continua. La strage del 29 ottobre nel Dipartimento del Cauca nel sud del Paese, per mano di un gruppo armato illegale, ha causato la morte di 4 guardie indigene e della leader della comunità indigena Nasa, Critina Bautista.

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SITUAZIONE ATTUALE

Alla fine di settembre si è tenuta a Washington la 173esima sessione della Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH). Diverse organizzazioni che si occupano di Diritti Umani hanno presentato un rapporto dettaglio sull’aumento delle minacce contro i leader sociali e i difensori dei Diritti Umani in Colombia. Secondo il Centro di Giustizia Internazionale (CEJIL), nel primo semestre del 2019, sono già state registrate 477 minacce contro leader sociali e difensori in tutto il Paese.
Il fenomeno in Colombia, hanno denunciato le Associazioni, segue crescendo con cifre allarmanti e ogni tre giorni almeno un leader viene assassinato. Secondo Viviana Krsticevic, direttrice del CEJIL “l’aumento delle minacce è stato esponenziale e progressivo, senza alcuna risposta da parte dello Stato colombiano”.

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