SITUAZIONE ATTUALE

Proseguono le indagini sulla morte di Mario Paciolla, collaboratore della Missione di verifica delle Nazioni Unite in Colombia, rinvenuto senza vita lo scorso 15 luglio a San Vicente del Caguán in circostanze ancora da chiarire. La testata nazionale colombiana El Especator ha riportato la notizia della decisione della Procura di Roma di aprire un’indagine per omicidio, abbandonando quindi la prima ipotesi di suicidio, alla ricerca della verità di ciò che è accaduto al giovane napoletano. Anche la vice Ministra italiana per gli Affari Esteri e della Cooperazione, Marina Sereni, ha dichiarato che le Nazioni Unite devono collaborare per arrivare alla verità, in quanto l’accaduto presenta “fatti non comprensibili” ed è “molto difficile credere alla versione del suicidio”.
Un bellissimo ricordo ed un racconto vivo su chi era Mario lo ha lasciato l’inviato del Tg3 Rai, Valerio Cataldi, in un articolo che descrive la professionalità e la passione di Mario nel suo lavoro di cooperante in Colombia.
Nel frattempo non si è fermata nel Paese sudamericano la scia di violenza, non solo contro leader sociali e difensori/e dei Diritti Umani; sono infatti balzate alla cronaca le terribili immagini degli scontri tra la polizia e le forze speciali dell’Esmad, ai danni della popolazione civile che stava manifestando pacificamente contro la brutalità con cui alcuni agenti della forza pubblica hanno causato la morte di un avvocato di 46 anni, Javier Ordóñez, lo scorso 9 settembre.

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SITUAZIONE ATTUALE

A distanza di più di un mese dalla scomparsa di Mario Paciolla, impegnato con la Missione di Verifica delle Nazioni Unite a San Vicente del Caguán, si fanno sempre più inquietanti le notizie ed i particolari sulla sua morte, tanto che la Procura di Roma ha chiesto una seconda autopsia affidata allo stesso medico legale che ha seguito i casi di Cucchi e Regeni. Sembrano molte le domande e le responsabilità a carico di alcuni funzionari delle Nazioni Unite come rivelato da una inchiesta di Repubblica, mentre continua da parte della società civile la richiesta che sia fatta giustizia e verità sulla morte del giovane napoletano.
Nel mese di agosto è proseguita in Colombia la scia impressionante di violenza che ha lasciato sconvolta la società colombiana e la comunità internazionale. Tre massacri che hanno visto come vittime 8 giovani studenti tra cui alcuni universitari di età compresa dai 17 ai 26 anni a Samaniego, nel sud-est del Paese, per mano di gruppi neo-paramilitari; 5 minori tra i 13 e i 17 anni uccisi a Llano Verde a Cali per aver preso senza permesso della canna da zucchero; a questi si aggiungono 6 persone uccise nel El Tambo nella regione del Cauca ad opera della nuova Marquetalia, il gruppo armato ricostituitosi tra i dissidenti delle FARC.

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SITUAZIONE ATTUALE

Non poteva aprirsi in modo più tragico e triste il report sulla Colombia del mese di luglio dopo la notizia della morte del giovane napoletano Mario Paciolla. A soli 33 anni è stato ritrovato senza vita nel suo appartamento a San Vicente del Caguán nel Caquetá in Colombia, dove lavorava come collaboratore alla Missione di Verifica delle Nazioni Unite in un’area complessa e difficile. Le cause della sua morte sono ancora da accertare. il Governo italiano si è impegnato a fare luce sulla vicenda come hanno ribadito il Ministro degli Affari Esteri Di Maio, il Presidente della Camera dei deputati Roberto Fico, il senatore Sandro Ruotolo promotore di una interrogazione parlamentare e il sindaco di Napoli De Magistris presenti alla commemorazione pubblica organizzata dall’associazione “Giustizia per Mario” la sera del 30 luglio nella città partenopea.

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SITUAZIONE ATTUALE

La prima settimana di giugno, con una lettera indirizzata al Presidente della Colombia Ivan Duque, diversi parlamentari europei hanno richiamato l’attenzione del Governo colombiano ad una assunzione di responsabilità nei confronti del grave caso di spionaggio dell’Esercito Nazionale nei confronti di numerosi leader sociali, giornalisti, giudici e non solo, che rimarca la situazione di estrema vulnerabilità in cui operano tutti coloro che cercano di svolgere un lavoro di ricostruzione del tessuto sociale a partire dalla giustizia e riparazione delle tante ferite che ha lasciato il conflitto prima dell’Accordo del 2016 con le FARC, conflitto però che a tutti gli effetti appare aver trovato una nuova forma d’essere e continua tra vecchie e nuovi attori armati a generare sfollamento, morti selettive e massacri.

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SITUAZIONE ATTUALE

Neppure in questo mese sono giunte dai Paesi dell’America Latina buone notizie né sul fronte della pandemia né su quello della violenza contro i leader sociali. In molte parti del Paese colombiano la popolazione è alla fame soprattutto laddove, già prima del Covid-19, la situazione alimentare era precaria, come nella regione della Guajira dove la scarsità d’acqua e il pericolo di un aumento del contagio dovuto al passaggio di migliaia di migranti venezuelani di ritorno da vari Paesi dell’America Latina, rendono la situazione esplosiva.
La notizia che più ha dato scandalo nel mondo è stata però la diffusione delle prove che dimostrano come l’esercito colombiano abbia perseguito illegalmente almeno 130 persone tra giornalisti (tra cui alcuni degli Stati Uniti), politici, difensori/e dei Diritti Umani, sindacalisti, magistrati e varie ONG, trafugando loro, attraverso strumenti informatici, numeri di telefono, indirizzi mail, indirizzi di domicilio di familiari ed amici e numerose altre informazioni private e lavorative per elaborare documenti di spionaggio militare.

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