Febbraio 2020

Nel pomeriggio siamo andati a trovare A..
Aspettiamo che l'UNHCR ci dica quale ospedale è disposto a prenderlo in carico, nel frattempo lui sta male.
Questa settimana siamo impazziti a contattare medici e ospedali della zona, alla fine l'hanno preso e poi dimesso il giorno dopo senza averlo nemmeno visitato.
Siamo stati a casa loro il pomeriggio, a bere té caldo e chiacchierare.
Sono belli.
Hanno un modo molto delicato di porsi, sono tanto gentili.
E mi sembrano così puri, questo modo di raccontare la storia della loro vita e quello che passano ora, in maniera ferma e consapevole, ma non carica di odio.

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Febbraio 2020

Ieri sera, mentre andavo in bagno per lavarmi i denti prima di andare a dormire, mi sono affacciata sulle pareti delle tende del campo profughi di fronte.
È stato come se una parte della mia razionalità si fosse svegliata di botto: questo non è giusto. Come vive qui la gente non è giusto; le tende, le alluvioni, l'insicurezza, niente è giusto.
Qui la quotidianità mi abbraccia, il senso di umanità mi fa stare bene e spesso questo non mi aiuta a ricordarmi che ciò che i siriani vivono in Libano è un'ingiustizia enorme.
Io che ho la possibilità di vederla devo riconoscerla sempre e tenerlo in mente.
A volte la realtà di qui mi arriva addosso violentemente e non sempre mi trovo preparata, a volte le storie mi colpiscono e non so, sono stanca di chiedermi perchè sia così.

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In Piazza Martiri della libertà, la piazza più famosa di Beirut, hanno costruito delle tende.
Al centro della piazza dei giovani chiacchierano bevendo tè e fumando narghilé.
Vicino a loro, delle famiglie giocano con i bambini, un ragazzo con il suo mp3 collegato alla cassa diffonde la musica in tutta la piazza.
Attorno ci sono scritte, striscioni, murales.
Il messaggio è semplice e chiaro: il Libano ai libanesi.
«Questa rivoluzione ha come fine la riappropriazione degli spazi» ci racconta un manifestante.
«Beirut è una città così grande e varia eppure non dà molte possibilità di incontro, è composta da tanti quartieri e gruppi sociali che tra loro non comunicano molto. Noi invece sentiamo il bisogno di parlarci e di confrontarci, di riunirci, per questo siamo qui, in uno spazio che crediamo ci appartenga».

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Ogni volta che condivido pezzi della mia vita quaggiù mi sento fortunata.
Ho visto la morte ma ho anche visto la vita!
Il Libano è un luogo sempre meno ospitale per i rifugiati, le condizioni nei campi sono peggiorate, gli aiuti ai profughi tagliati.
Una grave crisi economica ha messo in ginocchio il Paese, spesso non ci sono soldi nella banche, e i poveri sono sempre di più anche tra i Libanesi.
Il prezzo di qualsiasi cosa è raddoppiato, lo zucchero costa troppo e spesso beviamo dei tè poco zuccherati.
Questo esempio può sembrare banale, ma chi conosce questa cultura sa quanto è importante offrire del cibo, poter almeno offrire una bevanda calda zuccherata.
La sanità rimane privata, i costi aumentano e i salari dei pochi fortunati che potevano ancora lavorare sono ora dimezzati.

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"Non si può soffrire così per far ammettere il proprio figlio neonato in ospedale", pensavo mentre sprofondavo sulla sedia di ferro gelido della sala d'attesa.
Poi una donna inizia a tossire in modo sempre più forte, sembrava potesse soffocare da un momento all'altro: tossiva e piangeva.
Un po' me ne vergogno, ma devo ammettere che per un secondo ho avuto paura che avesse qualcosa di contagioso, prima di avvicinarmi per chiederle cosa avesse.
Minimizzava, aveva uno sguardo molto dolce, eppure la tosse non si fermava e chiaramente non riusciva a parlare.

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