Senza lasciarsi cadere mai del tutto

Ci sono alcuni momenti in cui l'aria si fa pesante, qui.
In cui l'impatto con le mille sofferenze affatica, riduce le energie.
In questo pezzettino di mondo, in una delle regioni più povere di un Paese minuscolo e controverso, milioni di siriani conducono esistenze a dir poco precarie, con quasi nessuna certezza se non quella di essere in qualche modo sopravvissuti all'inferno e di dover lottare con le unghie e con i denti tutti i giorni, per tenersi stretta la dignità.
Persone che hanno difficoltà e bisogni dai più essenziali ai più rari, persone che con la loro esistenza ci ricordano che il loro dramma non può essere ignorato e che ancora vivono, amano e spesso provano paura.

Leggi tutto...

Chi tira più forte

Oggi abbiamo incontrato un uomo che ha visto la morte, ed è tornato per raccontare.
Mohamad è stato arrestato a Baba Amr, il quartiere di Homs ribelle al regime dove abitava, sei anni fa, all’inizio di quella che in tanti hanno sperato fosse una rivoluzione, e che si è rapidamente trasformata in guerra civile e massacro.
Come tanti siriani è stato catturato a casa sua, durante una retata in cui i militari governativi andavano casa per casa ad arrestare i maschi di famiglia.
Essere sospettato di sedizione era molto facile, bastava abitare in un quartiere “idealmente” vicino alla ribellione e non avere santi in paradiso a cui aggrapparsi per ottenere protezione.

Leggi tutto...

La vita nonostante

La vita nonostante, questo immagino quando vedo ciò che ci circonda qui nel nord del Libano.
Sia gli aspetti che mi fanno fare più fatica, per il loro carico di dolore, sia ciò che mi spinge ad aprirmi e a vedere l’esistente con occhi nuovi.
Vedo la forza di Zahra, nel giorno in cui ha perso suo figlio in Siria a Raqqa, il momento in cui ha realizzato che niente sarebbe stato più come prima.
Osservo le sue mani rugose mentre stringono il telefono, con una foto di un ragazzo sorridente di 27 anni insieme a due bimbe piccole. Un ragazzo che, profugo in Libano, ha scelto di tornare nella guerra per amore di sua moglie.
Il nome di questo giovane eroe è Ibrahim, sarebbe da insegnare a scuola e comporvi poesie.
Ibrahim aveva più volte avuto la possibilità di salvarsi, ma l’ha anteposta alla vicinanza ai suoi cari, fino al giorno in cui durante una perlustrazione in ciò che era rimasto della sua casa originaria è saltato in aria su di una mina dell’Isis.
Ha perso le gambe ed è volato in cielo, lo hanno trovato senza vita tre giorni dopo.

Leggi tutto...

Voglio la libertà

Oggi L. era fuori dalla nostra tenda.
Sorseggiava aranciata di prima mattina.
L'ho vista lì, seduta fuori dalla scuola e l'ho immortalata così, nella sua spontaneità.
Mi chiedo se lei possa provare, di tanto in tanto, in questi momenti, lo stesso dolore che provano i suoi genitori.
W. e S. ieri ci hanno comunicato che hanno intenzione di andare a Tripoli per prendere uno dei barconi che arrivano in Italia.
Vogliono la libertà.
Vogliono un futuro diverso per loro e per i loro figli.
La vita in Libano li sta consumando: i problemi con il proprietario del terreno dove si trova la loro tenda, il prezzo elevato dei medicinali, la scuola per i bambini gravemente insufficiente da ogni punto di vista, il tessuto sociale logorato dal razzismo e dalla paura.

Leggi tutto...

Come neve in un sogno

Il tuono squarcia la quotidianità di Myniara, guardo il cielo e vedo nuvole addensarsi all’orizzonte, il tempo sta cambiando.
L’aria sopra di noi è plumbea, promette qualcosa in arrivo.
Siamo nella scuola per bambini siriani profughi di Malaak, oggi svuotata per le vacanze natalizie; in giro solo qualche volontario che fa lavoretti di riparazione.
In una stanza della guesthouse, per queste due settimane, è stata adibita una piccola clinica di fisioterapia: decine di siriani si sono iscritti per farsi visitare gratuitamente dal dottor Alan, che da Londra ha scelto di dedicare il suo tempo agli ultimi in questo angolo di mondo.

Leggi tutto...