Sulla strada balcanica dei profughi e dei migranti

Diario, 11 settembre 2015 -  Ultimo giorno alla frontiera

Oggi è l’ultimo giorno del nostro soggiorno in Macedonia. 
In mattinata ci dirigiamo verso Tabanovce, la stazione al confine con la Serbia. Prima di arrivare notiamo in una stazione di servizio un pullman carico di migranti. Decidiamo di aspettare che riparta e di seguirlo. Il pullman lascia i migranti in stazione a Tabanovce. Più o meno un Km prima, la polizia ferma le auto, i taxi e i pullman per un controllo.

In stazione troviamo un’Associazione turca, la IHH, che distribuisce acqua e cibo ai profughi in arrivo. Dopo pochi minuti dal nostro arrivo quest’Associazione se ne va e in stazione rimane solo la Croce Rossa. 
Intanto taxi targati Gevgeljia e pullman continuano ad arrivare carichi di migranti, ma non c’è nessuno che li accolga e indichi loro la strada verso la frontiera serba. Da qua capiamo che non c’è molto coordinamento tra le Associazioni che si occupano dei rifugiati. 
Riusciamo a prendere qualche informazione dall’Associazione IHH sul flusso migratorio. In mattinata, prima del nostro arrivo, sono arrivati due treni (2000 persone). I volontari raccontano anche che il governo macedone sta pensando di costruire un muro al confine con la Grecia. La situazione dei rifugiati peggiorerà. La Macedonia ha ricevuto un finanziamento dall’UE di 8 milioni di euro per far fronte a quest’emergenza. Riparlandone fra di noi, non riusciamo a capire come la Macedonia stia usando questi soldi: alle prime necessità dei profughi (cibo, vestiario, ecc…) ci pensano le Associazioni, delle cure mediche se ne occupa la Croce Rossa finanziata dall'UNHCR, i trasporti, invece, sono a carico dei migranti. Infatti, abbiamo la conferma che nessun mezzo di trasporto speciale per i profughi è gratuito, anzi… per loro le tariffe sono maggiorate. Mentre siamo in stazione, il flusso dei migranti non si ferma un attimo. Vediamo tante tante famiglie, bambini, anche anziani!
Proviamo a fare un pezzetto di strada con i profughi verso il confine, seguendo i binari. Ci scambiano per migranti come loro. Infatti, quando torniamo indietro, controcorrente, un ragazzo afghano ci chiede preoccupato “perché state tornando indietro?”.
In stazione facciamo qualche domanda anche ai volontari della Croce Rossa che ci dicono di essere lì presenti 24 ore 24. Un’infermiera ci dice che il giorno prima sono arrivate circa 10mila persone e che fra due o tre giorni la Serbia potrebbe chiudere la frontiera. Se fosse vero, migliaia di profughi si ritroverebbero bloccati in stazione a Tabanovce. Infatti, la volontaria della Croce Rossa ci dice preoccupata che questo è solo l’inizio dell'emergenza.
Verso mezzogiorno arrivano i volontari di Legis con byrek e yogurt. Aiutiamo anche noi nella distribuzione. 
I migranti che prendono il cibo, guardando dritto negli occhi con una mano sul cuore, non mancano mai di dire Shukran, Thank you. 
La dignità di queste persone ci stupisce tantissimo. Un uomo ci riporta indietro due byrek che aveva preso in più. Non sa quando mangerà la prossima volta. Ma la solidarietà nei confronti degli altri migranti è più forte del suo bisogno di cibo. Altri ancora, ne approfittano per fare una sosta e rifocillarsi, oppure aspettare i propri familiari rimasti indietro. E' il caso di un ragazzo afghano che ci racconta di essere stato picchiato dalla polizia a Gevgelija, il giorno precedente.
E' evidente che la stazione di Tabanovce sia stata attraversata da migliaia di passi negli scorsi due giorni. 
Rispetto a quando siamo stati qui, due giorni fa, vediamo effettivamente molti più rifiuti e segni di passaggio. La previsione dell'arrivo di oltre 20mila persone sembra fosse azzeccata. 
M., di Legis. ci conferma che forse anche la Macedonia vuole chiudere la frontiera sud, al confine con la Grecia. 
Lo avevamo già sentito dire dai volontari del IHH e la sua conferma ci porta a riflettere su tale possibilità. 
Ci ritroviamo a immaginare i possibili scenari: siamo sicuri che la loro voglia di vita non sarà sconfitta da frontiere chiuse. 
Una strada alternativa, infatti, potrebbe essere attraversare l'Albania.