Ti sei mai chiesto...

Chissà se ti sei mai chiesto cosa voglia dire essere in mezzo a decine di persone e sentirti lo stesso solo.
Chissà se ti sei mai chiesto cosa voglia dire abituarsi alla violenza fin da quando sei bambino.
Chissà se ti sei mai chiesto cosa significhi continuare a cercare l’uscita del labirinto consapevole comunque che questo sia blindato.
Chissà se ti sei mai chiesto cosa significhi andare a letto vestito, pronto a proteggerti qualora un mostro bussasse di nuovo alla tua porta.
Chissà se ti sei mai chiesto cosa significhi sentirsi costantemente controllati, ogni tuo passo, ogni tuo respiro, ogni tua caduta.
Chissà se ti sei mai chiesto cosa significhi non sentirsi mai al sicuro, anche nel tuo villaggio, nella tua casa o nel tuo letto sotto le coperte.

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Sono felice e a casa

È la sera della vigilia di Natale e camminiamo tra le strade buie di Tuwani, stiamo andando a cena dalla giovane S. e dalla sua famiglia.
“È proprio buio” penso, le luci dalle finestre mi fanno immaginare le vite tra quelle mura e la routine di ogni famiglia, ripenso a chi ho lasciato in Italia e provo un po’ di nostalgia.
Sarà che sono passate alcune settimane dalla mia partenza, sarà che penso alle feste in famiglia, ma per la prima volta mi si stringe un po’ il cuore.
Il tragitto è breve, fortunatamente, non ho tempo per pensarci troppo.
Quando S. ci apre la porta, veniamo tutte investite dalla luce calda della sua casa.

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Ricordi di una terra

A. sorride mostrandoci con orgoglio la terra della sua famiglia in lontananza di fronte a noi.
Con la sua risata contagiosa, ci indica il posto in cui è nato ed era solito giocare da bambino.
A. non può più tornare su quella terra.
Ora lì spuntano i palazzoni grigi della colonie e poco più in là, Tel Aviv.
Oggi il muro separa e divide una terra che prima si estendeva libera fino al mare.
Il muro si impone con veemenza, seguendo una linea volutamente non regolare.
Delinea spazi, non solo fisici, ma mentali.
Un "fuori" e un "dentro" in cui è facile perdersi.

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Una danza liberatoria

Stasera Tuwani ci ha regalato momenti di serenità, per allentare la tensione, rilassare il corpo e la mente, e lasciare spazio a risate genuine e ristoratrici dopo un’altra giornata sotto un’occupazione militare illegale, illegittima e profondamente ingiusta.

Oggi un altro pastore è stato cacciato dalla propria terra, prima da un colono poi dall’esercito Israeliano, forza ufficiale di uno stato “libero” e “democratico”. Il corso naturale degli eventi di nuovo modificato da queste storture. Vite cambiate, giorno dopo giorno, ingiustizia dopo ingiustizia. Rabbia e rassegnazione.

Eppure c’è chi la rabbia la incanala in energia positiva e creatrice. La resistenza nonviolenta di questo villaggio, e di questo popolo, consiste proprio in questo: non permettere alla rabbia e alla rassegnazione di sopraffare qualsiasi altra emozione o attitudine.

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Hafez

Hafez
un gigante che si comporta da nano
la sua mano è grande come un lago
di acqua salata, raccoglie universi,
mondi, gente pescata ovunque
durante le sue retate d’amore,
se ogni uomo ha un cuore – Hafez
ne ha mille che pompano
nelle creature che vengono investite
della sua energia, Hafez ha trovato
la via per uscire da questo conflitto
senza per forza decretare
chi è lo sconfitto e chi è il vincitore,

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