"Shalom?" - il primo.
"Shalom?" - il secondo.
"Shalom?" - il terzo.
Qualcuno mi bussa alla porta.
Tre volte.
Che faccio!?
Apro?
Non apro?
Resto in silenzio e mi nascondo?
O rispondo semplicemente?
So che lì fuori stanno facendo così, i soldati stanno entrando in qualche negozio o bussando a qualche porta.
Cercano qualcuno, qualcosa.
Tre tocchi ed ecco che vado in panico, prima di scoprire che è solo uno stupido scherzo di A.!
Uno scherzo che però rispecchia appieno quanto sta succedendo fuori.

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Il panorama di fronte si estendeva immenso e maestoso. Un verde ipnotico a perdita d'occhio. 
Le colline, oltre la strada da lontano, sembravano enormi elefanti pronti a sollevarsi, a risvegliarsi, pronti alla resistenza quotidiana.
I stupendi paesaggi di Al-Ouja scatenano la mia fantasia, mentre da lontano facciamo vedetta a Mahmud e alle sue pecore.
Nei giorni precedenti ho imparato ad apprezzare l'entusiasmo di Marta per la Jordan Valley che quel giorno era palese. Bello vederla così. Mi appassiono anche io.

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Sono ad At-Tuwani da pochi giorni e mi rendo conto di quanto il mio mondo sia distante da tutto questo e di quanto ancora mi manchino le parole per descrivere la realtà che mi circonda.
Ciò mi uccide doppiamente: non solo vivo, vedo e sperimento un soffocante senso di ingiustizia, ma non non trovo nemmeno le parole per descriverlo.
Mi convinco che è solo per via del fatto che sono ad At-Tuwani da 4 giorni.
La visita alle grotte di Sarura aprono una parte di me che credevo ormai morta e sepolta; quando ancora mi coinvolgevo in iniziative sociali e mi interessavo su ciò che accadeva nel mondo. Mi riconnetto alla realtà.

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Giornata di raccolta di olive a Burin e in tutta la Palestina.
Ci svegliamo alle 7:30 pronti per andare alla stazione dei pompieri per farci smistare dal coordinatore, G, nei vari uliveti posti sotto alle colonie di Yitzhar, Har Brakha e Giv'at Sne Ya'akov.
Arriviamo all’uliveto sulla strada numero 60 accompagnati dal figlio di B che ci indica la strada.
È un piccolo campo con una decina di olivi, B è sulla scala che sta già raccogliendo le prime olive, un salam aleikum, che la pace sia con te, riecheggia nell’aria seguito da un u aleikum assalam, e voi in pace.
Ci presentiamo e iniziamo anche noi a raccogliere olive.
Il tempo si dilata frammentato dai movimenti dei teloni neri da posizionare sotto gli uliveti per raccogliere le olive, ogni singola oliva è importantissima quindi bisogna prestare molta attenzione.

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