Se la bellezza salva il mondo

Albania

Sabato 17 marzo a Scutari, presso il teatro dei Frati Francescani, è andato in scena lo spettacolo “La cantatrice Calva”, riadattato e interpretato da alcuni ragazzi provenienti da famiglie in Gjakmarrja ossia da famiglie coinvolte nella vendetta di sangue.
Lo spettacolo è la conclusione e allo stesso tempo il frutto del corso che è stato realizzato durante questi mesi da Simone Mori, (membro della Comunità Papa Giovanni 23), con l’aiuto dei volontari di Operazione Colomba.

Durante quest’anno, infatti, è stata realizzata, con i ragazzi delle famiglie che visitiamo periodicamente, un'attività che, utilizzando lo strumento del teatro, si è posta lo scopo di offrire la possibilità di: aumentare le capacità relazionali, di spezzare l’isolamento sociale, di esprimere le proprie emozioni (spesso non riconosciute e vissute in modo implosivo), di rielaborare eventuali sentimenti di rabbia e odio gestendo positivamente i conflitti interpersonali, di avere un rimando positivo della propria persona attraverso la scoperta e l’utilizzo delle rispettive capacità e risorse.
L’idea di fondo che guidava l’attività è stata quella di mirare sulla capacità di cambiamento delle persone e sulla loro capacità di costruire e produrre in modo creativo qualcosa di valore per sé e per gli altri.
Quest’attività è stata una scommessa in quanto il risultato positivo non era scontato.
La discontinuità con cui i ragazzi di solito vivono i loro impegni quotidiani, il senso di vergogna nell’esprimere le emozioni e vivere la gestualità corporea, il senso di apatia e del “tanto non cambia nulla” non facevano ben sperare.
Ricordo i primi incontri con cui questi ragazzi goffamente e allo stesso tempo teneramente si rapportavano a questo mondo per loro sconosciuto.
Ricordo i loro tentativi di banalizzare quello che si faceva per coprire e nascondere il loro senso di disagio man mano che le emozioni e la scoperta della loro persona venivano fuori.
Mi vengono in mente le immagini delle prime prove e della loro rigidità e dell’incapacità ad essere disinvolti.
Ricordo il loro senso di smarrimento e il loro sguardo che esprimeva “Ma cosa ci state facendo fare?”.
Penso alle fatiche fatte per gestire quel gruppo tanto indisciplinato quanto desideroso di fare, di produrre, di scappare dall’inedia e dalla noia.
Ricordo gli accompagnamenti per riportarli a casa e la loro euforia per quello che avevano fatto e per avere passato delle ore con dei coetanei in modo disinvolto senza la paura dell’apparire e dell’apparenza, del dovere dimostrare di essere uomo o donna anche se si hanno solo 13 o 15 anni.
E in quella gioia incontenibile, dirompente e allo stesso tempo indisciplinata, vedo il cambiamento.
Si il cambiamento. Durante il tragitto per riportare a casa questi ragazzi, nonostante il paesaggio non di certo confortante e a tratti squallido, io riuscivo a vedere la speranza del cambiamento.
Nonostante l’inquieta certezza che quelle ore trascorse insieme non avrebbero cambiato tutta la vita di questi ragazzi (come in una favola a lieto fine) e che sarebbero tornati ai loro contesti quotidiani (spesso attraversati da fatiche e ristrettezze), io vedevo il futuro.
E rispetto a questo, spesso mi ritorna mente quello che Dostoevskij fa dire al principe Miskin nel libro l’Idiota: “Il mondo sarà salvato dalla bellezza”, che detto in altri termini risulta così: La bellezza salverà il mondo.
Io non so il senso esatto di queste parole o l’interpretazione più corretta.
A me semplicemente piace pensare che la bellezza di cui parla l’autore russo sia quella che compie l’uomo quando realizza qualcosa di creativo, di produttivo, di generativo, di bello appunto perché da vita, amore, gioia.
A me piace pensare che questa bellezza che può salvare il mondo è quella che si compie quando l’uomo realizza qualcosa che gli fa intraprendere un cammino verso quel processo di umanizzazione (a cui da sempre e fin dalle origini siamo chiamati) che lo rende sempre più solidale con i suoi simili.
E ancora, a me piace pensare che la bellezza sia quando l’uomo riesce a vivere in quella pace e fratellanza che combatte sopraffazione e ingiustizie.
E allora mi chiedo: “E se fosse questa bellezza a salvare quel pezzettino di mondo che è l’Albania?
Marcello

Foto: http://www.operazionecolomba.it/galleries/albania/2012/la-cantatrice-calva-spettacolo-teatrale-17-marzo-2012/