Una primavera senza fiori

Albania

"E' come una primavera senza fiori". Le parole di Edmond graffiano e mi costringono ad abbassare lo sguardo e dirigerlo sui miei piedi. Ora sento anch'io nostalgia dei fiori, del profumo e dei suoni primaverili. Edmond ha perso due fratelli per vendetta, ultimamente si è risvegliato il suo desiderio di ritorsione. C'è una parte di lui che vuole perdonare, l'altro lato è quello pieno di rabbia mai sfogata.

Il suo tormento l'ha trasmesso a Gjergj, suo figlio di 16 anni, che una decina di giorni fa ha sparato con un kalashnikov verso l'assassino di suo zio. Non si sa bene se suo padre fosse d'accordo o meno. Sicuramente Gjergj ha respirato tutto il rancore e la vergogna sociale che la sua pesante famiglia gli ha tramandato. E' un compito arduo insegnare ai figli a costruirsi un futuro premeditando di uccidere qualcuno. Non è più futuro quello di Gjergj, è una condanna.

Per Edmond non era semplice uscire dalla trappola che si era costruito: poteva scegliere la vendetta, una giustizia personale che regola i conti con gli assassini dei suoi fratelli e gli avrebbe dato credito sociale perché dimostra che è un uomo d'onore. Edmond sapeva che questa rivincita avrebbe comportato una sentenza di morte anche per la sua famiglia che rinuncerà alla libertà e a un futuro. Poteva scegliere la via del perdono come seconda uscita. Ma perdonare vuol dire ricucire una ferita, andare oltre al dolore subito e provocato, scontrarsi con la sua stessa famiglia e con i valori di una società violenta e giustiziera. Perdonare implica coraggio, fede, speranza. Tutti valori che non sono immediati e visibili. La vendetta è solo forza, strategia e sfogo del dolore.

La ferita di Edmond poteva trasformarsi in feritoia, in varco che spacca il muro della sofferenza per aprire nuovi scenari. Questa trasformazione richiedeva la tenacia dello "sperare contro ogni speranza" che è l'alternativa della disperazione e della resa. Ed è la tenacia che cercava Edmond. Non cercava il coraggio della forza ma il coraggio della speranza, della convinzione che la ferita si rimarginerà e che dopo un lungo gelido inverno arriva sempre la primavera. E i fiori nascono proprio da quell'albero che ha sofferto la rigidità dell'inverno. Peccato che Edmond si sia arreso all'inverno.

Per accorgersi del tormento di Edmond e per comprenderlo bisogna essere teneri. Farsi carico, condividere il suo dolore. Solo così riusciamo a non giudicarlo e a capire che cosa chiede in modo velato. Con la tenerezza noi possiamo dire a Edmond che vendicarsi è un errore pur nel rispetto della sua storia e delle sue perdite. Non ha giustificazioni chi uccide e chi tiene prigioniero qualcuno. L'azione della vendetta è sbagliata punto. Noi abbiamo il dovere di avere la tenacia di mostrargli che il perdono è la via di guarigione ma anche la tenerezza di comprendere la sua sofferenza e dargli gli strumenti per superarla.

Scrivo tutto questo mentre l'Albania si tinge di rosso e nero, i colori della bandiera, per festeggiare i 100 dall'indipendenza. Il popolo albanese ha sofferto varie occupazioni straniere e una dittatura terribile che ha cancellato dalla sua coscienza ogni concetto di collettività e solidarietà. Gli albanesi sono fieri della loro Nazione non solo durante i mondiali come noi italiani. E anche io mi lascio contagiare da questa fierezza vedendo, da settimane, bandiere albanesi che sventolano ovunque. Mi domando però da cosa sono ancora dipendenti oggi gli albanesi. Sicuramente da questa cultura vendicativa che è frutto dell'assenza dello stato sociale, della corruzione giudiziaria e dell'arretratezza economica nel Nord. Sono dipendenti dalla mancanza di opportunità lavorative che non fanno sognare, sperare in un futuro migliore per sé e per i propri figli, sono dipendenti dall'immagine dell'Europa opulenta dove, a quanto pare, si possono realizzare tutti i desideri. Sono dipendenti dalla fuga: meglio scappare dal proprio Paese che trasformarlo dall'interno. Sono dipendenti dal senso dell'onore per cui un uomo non deve chiedere scusa, deve preservare la sua durezza, deve dare un'apparenza di uomo imperturbabile davanti agli altri e che non può mostrare quel lato umano che lo rende vulnerabile e compassionevole. A volte mi sembra di avere a che fare con delle pietre da scalfire: rudi, spigolosi, pesanti. Se sfregate con altre pietre possono dare origine a una fiamma che brucia o che scalda, capace di dare calore. Ho paura... paura che questa fiamma possa bruciarmi. Scutari è diventata il Far West, non mi sento più sicura come una volta a girare per strada. Ho paura anche di fare la fine di Edmond e di arrendermi all'inverno senza aspettare i fiori primaverili. Ho paura di essere inutile e non sentire più il calore del fuoco che scaturisce dalla pietra focaia.

Davanti all'inverno di Edmond scopro che la nonviolenza e la condivisione sono strumenti indispensabili per non sentirci onnipotenti ma neanche inutili e rassegnati davanti alla realtà. E sono proprio questi due strumenti ben radicati e profondi in me che spero mi diano la forza per essere tenace e tenera come l'erba che cresce in mezzo al cemento.

Laura