da Castel Volturno

ELEZIONI A CASTEL VOLTURNO
Castel Volturno, 23 marzo 2010 

Le strade di Castel Volturno sono da qualche giorno invase da manifesti elettorali, la maggior parte dei quali posti in luoghi non autorizzati, e da gigantografie di alcuni candidati alla carica di sindaco, anche se quest'ultima forma di pubblicità sarebbe permessa solamente per le elezioni regionali.

Sono cinque le liste presentate per le amministrative del 27 e 28 marzo, rispetto alle due delle scorse elezioni comunali. Candidati conosciuti che si ripresentano, molti dei quali negli anni spesso hanno cambiato schieramento politico, e liste più giovani che si propongono come novità.

Una campagna fatta di molta pubblicità, molta demagogia e pochi contenuti innovativi. Volantini, comizi con rinfresco, concerti gratuiti, inni di partito; il tutto promosso tra cumuli di immondizia che non viene raccolta da giorni, a causa di uno sciopero nato da un contenzioso tra il comune oggi commissariato e il consorzio a cui è appaltata la raccolta rifiuti.

Pochi candidati parlano chiaramente della camorra come fonte del degrado ambientale e delle molte forme di povertà esistenti. L'analisi sui motivi che hanno portato un bellissimo territorio, che sarebbe stato pieno di potenzialità, a essere ridotto oggi a un luogo impoverito economicamente e culturalmente, sono pressoché assenti soprattutto tra chi rappresenta le liste che si dicono essere le favorite.

 

Un tema che invece sembra essere un cavallo di battaglia di molti è quello dell'immigrazione, spesso associato o addirittura fatto coincidere, con quello della criminalità. Solo un candidato di centro-sinistra afferma che gli immigrati potrebbero essere una ricchezza per il territorio, ferma restando la necessità di un monitoraggio per conoscere chi vive all'interno del comune e favorire così migliori forme di controllo. C'è chi usa gli stessi termini dei più accaniti leghisti; c'è chi addirittura cita Bossi come un uomo che sa risolvere i problemi (e sentirlo affermare con un accento campano per lo meno risulta stridente).

 

La maggior parte non utilizza parole tanto indecenti, ma ribadisce che gli immigrati sono un problema, che se ne devono andare, che “per cultura” non sanno fare la raccolta differenziata (che a Castel Volturno ancora non è partita), che le “meretrici” che lavorano altrove non dovrebbero poi tornare qui a vivere (senza considerare il fenomeno della tratta e il fatto che i clienti siano italiani locali).

 

In una zona dove esistono persone appartenenti a più di quaranta nazionalità diverse, ancora si parla degli immigrati come unico gruppo omogeneo; in un comune dove la criminalità organizzata è strisciante e dove la mentalità camorrista è radicata, è la categoria degli immigrati ad essere additata come quella che delinque.

 

D'altro canto non è a Castel Volturno che si è inventata la politica del capro espiatorio. Si conquistano facili voti incitando alla “Battaglia contro l'immigrazione clandestina” e si attenua per un momento il senso di solitudine che molti italiani qui vivono con disagio, quando si inneggia a una organizzazione come quella che i cittadini di Rosarno sono stati in grado di darsi.

 

Il problema è che i programmi politici sembrano seguire l'emotività degli elettori, senza essere guida a ragionamenti che ricerchino la radice dei problemi per progettare un reale cambiamento. Per contro anche i comizi con i loro toni populisti e con proclami spesso razzisti, seppur contenenti inquietanti promesse che poi non verranno realizzate, formano mentalità.

 

Il rischio è che in un luogo dove la convivenza è già sofferta, dove basta poco per passare dal clima di indifferenza ad uno scontro acceso, si inneschino spirali di violenza e odio.

 

eri