Non abbiamo paura!
M. è una signora anziana, la prima volta che l’ho vista era ad una manifestazione e nonostante la pioggia lei camminava a piedi nudi.
La rincontriamo più volte durante le manifestazioni o durante momenti pubblici di fronte al carcere di Temuco, dove molti Mapuche si radunano per trasmettere newen (energia) ai prigionieri Mapuche rinchiusi.
Inizio a conoscerla un po’ di più in una baracca, nel pieno di un campo, al confine di un territorio in “recuperacion”, in rivendicazione territoriale (una formula usata dai Mapuche per raccontare il fenomeno di rivendicazione e occupazione delle terre che gli sono state strappate con la violenza durante la Pacificazione dell’Araucania - campagna militare e politica condotta dal Cile tra il 1861 e il 1883, volta a conquistare e sottomettere il territorio abitato dal popolo Mapuche).

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Il Cile dall’Estallido Social al trionfo dell’ultradestra

“Se Pinochet fosse vivo voterebbe per me”. Questa frase, da sola, basterebbe per descrivere la portata di quello che è successo in Cile domenica 14 dicembre 2025, giorno delle ultime elezioni presidenziali. A pronunciarla, qualche anno fa, nel 2021, fu José Antonio Kast, che oggi è il nuovo Presidente della Repubblica del Cile1.

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A Ginevra, durante il Forum Sociale del Consiglio Diritti Umani dell'ONU (30-31 ottobre 2025), una rappresentate della Comunità Papa Giovanni XXIII è intervenuta richiamando l’attenzione sulla situazione del popolo Mapuche in Cile, che ancora oggi affronta sfide profonde nel vedere riconosciuti la propria identità culturale, i propri territori e le proprie conoscenze tradizionali, denunciando le criticità ancora presenti: la scarsa comprensione delle usanze e della visione del mondo mapuche da parte delle istituzioni, e la criminalizzazione di chi difende la propria cultura e la propria terra. L’educazione può e deve diventare uno spazio di incontro, capace di custodire la memoria collettiva, valorizzare la diversità e trasmettere conoscenze antiche alle nuove generazioni. Solo un’educazione radicata nel rispetto e nel dialogo può contribuire a costruire società più giuste, inclusive e sostenibili. Per vedere il video completo con tutti gli interventi:

Mercoledì 24 settembre a Ginevra, durante la 60ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, si è svolta la tavola rotonda annuale dedicata ai diritti dei Popoli Indigeni, dal titolo "Diritti dei popoli indigeni nel contesto di una giusta transizione verso sistemi energetici sostenibili, anche in relazione ai minerali critici".
I rappresentanti di APG23 sono intervenuti portando la voce di chi subisce le conseguenze di modelli di sviluppo ingiusti. In nome della transizione energetica, vengono realizzati grandi progetti che distruggono l’ambiente, compromettono la biodiversità e alimentano nuove disuguaglianze.

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