IN SOLIDARIETA' CON YAYA, NO ALLA VIOLENzA
25 luglio 2009 // Castel Volturno, Italia
Un mercoledì di fine luglio. È sera. Finalmente si respira dopo una delle tante giornate caldissime. Yaya mangia alla mensa Caritas di Afragola. Appena finito il pasto si dirige verso il suo alloggio insieme all'amico. Chissà di cosa parlano lungo il tragitto: forse del lavoro che li aspetta il giorno dopo, di quanti cassoni di patate riusciranno a raccogliere, forse di quanti soldi potranno ancora guadagnare, forse il pensiero va alla sua famiglia in Burkina Faso, a cosa faranno con il denaro che riuscirà a mandare. Sulla strada incontrano due giovani ragazzotti, da queste parti li chiamano i “guappi” del quartiere, tra l'altro pregiudicati. Basta solo una risposta ad una provocazione per tirar fuori una pistola e sparare a Yaya.
Due colpi. Una gamba colpita in pieno, una di striscio. I due vengono arrestati nei giorni seguenti grazie alla preziosa testimonianza dell'amico, ora sotto protezione. Sabato 25 luglio anche noi di Operazione Colomba siamo scesi in piazza per Yaya, alla manifestazione antirazzista, organizzata dall'associazione “Immigrati Uniti” di Afragola. La storia di Yaya è la storia di migliaia di immigrati che sono da queste parti per lavorare e spesso, o meglio, nella maggior parte dei casi, non in regola. Non importa cosa raccogliere, se pomodori a Villa Literno, arance a Rosarno o patate ad Afragola; l'importante è lavorare e mandare qualche spicciolo a casa. Solo che questa vicenda non si può chiudere come un fatto isolato, privato o personale. Non è un caso che due giorni dopo la sparatoria, sempre nella stessa città, abbiano tentato di investire una terza persona che ha aiutato il migrante del Burkina Faso, facendogli da interprete. Non è un caso che a Napoli, quartiere Forcella, al grido di “vattene via negro, te lo meriti”, sei italiani abbiano pestato a sangue un immigrato. E non è un caso se alla stazione circumvesuviana di Castellamare, a quindici immigrati senegalesi, muniti di regolare biglietto, è stato impedito per ben tre volte di salire sul treno. Con quale ragione? Non si può neppure rinchiudere tutti questi fatti dentro confini regionali o meridionali poiché, ne siamo certi, c'è un clima di razzismo che pervade l'Italia. Purtroppo non è solo un clima, ma politiche statali atte a discriminare gruppi di persone e farli volutamente rimanere nel “limbo” dell'illegalità. E come chiamare queste leggi, che negano diritti basilari di ogni essere umano, se non razziste? Sabato 25 luglio abbiamo manifestato per questo, per Yaya, immigrato dal Burkina Faso e per tutti gli Yaya a cui il nostro paese rende la vita estremamente difficile e che respinge ancor prima di conoscere.
I volontari della Colomba a Castel Volturno





