dal Kossovo

Prime impressioni

E' già trascorsa una settimana dal mio arrivo in Kossovo e il disorientamento iniziale sta gradualmente svanendo. Ogni giorno che passa questa terra mi sembra più familiare. Le sensazioni che mi suscita sono tante, ma ciò che più di tutto mi risuona dentro è la parola contrasto. Si proprio così, il Kossovo mi appare una terra piena di contraddizioni e di contrasti. Il contrasto tra la piacevole vista delle casette dei villaggi immerse nel verde ed il loro interno, fatto spesso di ambienti spogli, dotati del minimo indispensabile per vivere.
 

 

La fatiscenza immobile degli edifici della città che si contrappone alla vivacità dei suoi giovani alla continua ricerca di uno spazio di crescita in un paese con poche prospettive. La parola democrazia, riproposta sui muri delle città, che non trova riscontro nella vita reale delle persone, nelle abitazioni fatiscenti dei rom che vivono ai margini della società, nella spazzatura riversa sulle sponde del fiume che attraversa Goraždevac che, in assenza di un'alternativa o per ottusità locale, si e improvvisato a discarica del paese, nell'assenza di servizi rivolti alle persone, nel sistema scolastico kossovaro ancora troppo fragile e frammentato dalle differenze.

E ancora, l'asprezza dei paesaggi che si contrappone al calore dell'ospitalità degli abitanti di Goraždevac che tutti i giorni ci scalda a sorsi di rakia e caffè turco. Anche se si nasconde dietro un muro di apparente normalità, l'incomunicabilità che regna tra i diversi gruppi etnici è quasi palpabile. Nonostante molti sostengano che la situazione sia molto più tranquilla rispetto a qualche anno fa, a me sembra che ci sia ancora una diffusa diffidenza, percepibile negli sguardi delle persone, radicata nella loro memoria. Solo pochi giorni fa, camminando per le strade di Peja-Peć, un ragazzo kossovaro di etnia albanese, con cui Operazione Colomba collabora da anni, sbiancava al suono della parola "Goraždevac" pronunciato con incisiva sonorità da uno dei volontari.

Eppure, da volontaria vicina ad entrambe le parti, non riesco a non cogliere i punti in comune che i diversi gruppi etnici hanno, in particolare quello albanese e serbo, con i quali la Colomba collabora maggiormente. Un senso dell'ospitalità disarmante, autentico. Una delle attività di operazione colomba, infatti è proprio quello di mantenere vivi i rapporti con la comunità locale facendo visita alle famiglie del villaggio di Goraždevac; ma non mancano le occasioni anche per andare a trovare ragazzi di Peja-Peć che collaborano con il Tavolo Trentino. La cura e l'attenzione che riservano agli ospiti è davvero avvolgente, di un calore spiazzante che non bada ad orari.

Un altro aspetto che li accomuna, che riguarda in particolare i giovani, è il senso di paura verso il futuro che li aspetta, incerto e poco promettente. La sfiducia verso il futuro è scalfita negli occhi di tutti i giovani, indipendentemente dalle loro origini sociali e culturali, ed il desiderio di lasciare questa terra sembra essere molto diffuso. E ancora, un rapporto con il tempo scevro da ogni forma di ansia e frenesia, quasi incomprensibile agli occhi di una occidentale. Nonostante siano ancora molte le persone intente a rimarcare i confini, non mancano i casi di comunicazione e scambio tra le parti. Un esempio è quello di V, anziano signore serbo che vive al di là del cartello che indica l'inizio di Goraždevac, che nonostante non perda occasione per far notare ai volontari appena arrivati i buchi lasciati dai proiettili sparati dai combattenti dell'UCK sul portone di casa sua, accoglie con calore e cortesia il suo vicino albanese quando questi gli fa visita.

Poi c'è l'esempio di S, giovane ragazza di Goraždevac e di J, P e Z giovani ragazzi di Gračanica, la cui voglia di arricchirsi di nuove esperienze ed amicizie va oltre qualunque barriera culturale ed etnica, al punto da spingerli ad incontrare ogni settimana dei ragazzi di Prishtinë/Priština ed andare con loro alla riscoperta della loro terra attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica. Una delle attività promosse da Operazione Colomba nel programma del Tavolo Trentino con il Kossovo, vede infatti il coinvolgimento di ragazzi kossovari serbi ed albanesi nella realizzazione di un lavoro fotografico. E ancora, i casi di F, J, S e I, che, fiduciosi nella possibilità di un avvicinamento tra le parti, hanno deciso di proseguire l'attività del gruppo studio sull'elaborazione e risoluzione del conflitto, nonostante gli ostacoli incontrati durante il percorso.

Ecco come al momento mi appare il Kossovo.

Cristina