11 agosto 2010
Il mio primo giorno in Kossovo è cominciato con l’ultimo incontro di preparazione dell’esposizione fotografica “No borders”. I ragazzi, molti studenti della facoltà d’arte di Pristina insieme ad altri studenti delle scuole superiori di Gracanica, serbi e albanesi, hanno riguardato le 25 foto originali da loro scelte negli incontri precedenti. Attraverso una breve discussione sono state infine scelte le 25 che esprimevano con maggiore efficacia il messaggio dei ragazzi.
Negli oltre 20 giorni che ci separavano dalla mostra, siamo stati impegnati in molte commissioni perché potesse svolgersi tutto nel migliore dei modi: nella prima settimana ritirando le autorizzazioni comunali e facendo stampare ed incorniciare le foto, nella seconda organizzando l’arrivo della band italiana Too Much Bunnies e l’affitto degli strumenti loro necessari. Nei giorni a ridosso della mostra, infine, molto tempo è stato speso per ogni minimo aspetto pratico: dal dove prender la corrente per il concerto, al dove andare a mangiare ogni sera, al come alloggiare i 4 membri della band e i 12 ragazzi di Pristina e Gracanica.
Intorno a tutti questi appuntamenti altri avvenimenti hanno occupato le nostre giornate, come gli accompagnamenti di anziani serbi in città per commissioni di invalidità o al monastero di Decane per la funzione ortodossa. La sera del 18 agosto, poi, ci è giunta voce che a Zać/Zalq avevano sparato e che alcune case serbe erano state distrutte, cosicché abbiamo deciso di andare sul luogo il giorno successivo. Abbiamo trascorso la giornata con gli ex rifugiati, parlando con loro abbiamo capito che nessuno aveva sparato, ma che nella notte erano stati distrutti i muri di una loro casa in costruzione. Nel pomeriggio sono arrivati anche due giornalisti italiani, già in visita a Gorazdevac e dintorni. Con loro gli abitanti della piccola tendopoli sono stati chiari: “Potete approfittare della nostra ospitalità e sentire tutta la nostra storia, ma se userete, come già successo, le nostre sofferenze solo per il sensazionalismo, non renderete affatto giustizia alla nostra causa”. Abbiamo lasciato Zać/Zalq con il fondato timore che la ricostruzione delle loro case non riuscirà a terminarsi prima dell’arrivo del gelo invernale.
27 agosto 2010
L’arrivo della band Too Much Bunnies, segna la vigilia dell’esposizione.
Ritirate foto e cavalletti, pitturati i pannelli di supporto, ricevuti gli strumenti ed i furgoni noleggiati per gli spostamenti, forti dell’arrivo di altri volontari, tutto era pronto per il gran debutto.
28 agosto 2010
Primo giorno dell’esposizione “No borders”.
In tarda mattinata un nutrito gruppo di ragazzi ha riempito dapprima la casa della Colomba e in seguito la piazza principale di Gorazdevac, Piazza Italia. Nonostante qualche incertezza da parte di noi volontari sul numero dei partecipanti, lo spiazzo si è riempito di gente: tutti, dai bambini agli adulti passando per i ragazzi, hanno stazionato davanti alle foto e si sono intrattenuti fino alla fine del concerto. Per i Bunnies è stato un esordio travolgente: hanno riscosso grande successo anche in un paese in cui si ascolta prevalentemente turbo folk e hanno dovuto pure concedere un bis. Dapprima più riservati, poi sempre più coinvolti, sia i “nostri” ragazzi che gli abitanti di Gorazdevac si sono lasciati trascinare dall’allegria della musica e della festa. Che la serata fosse riuscita si sentiva nell’aria, si vedeva nei visi locali conosciuti e non, ma soprattutto lo si vedeva nei ragazzi di Pristina, lanciatissimi nelle danze.
29 agosto 2010
L’esposizione fotografica apre il secondo giorno a Peja-Peć, accanto alla fontana Pavarsia (Indipendenza).
In confronto al giorno precedente, facciamo un po’ più fatica a coordinare tutte le necessità organizzative della mostra, in particolare il trasporto di ragazzi, strumenti, fotografie e cavalletti, ma alle 18.00 tutto è pronto per cominciare. Rispetto alla sera precedente, nella quale l’obiettivo era “riempire la piazza”, qui sappiamo che non possiamo aspettarci la stessa folla, perché siamo sulla via principale e ci sarà più andirivieni, per cui anche il concerto si adatta a questa situazione con maggiori improvvisazioni e la partecipazione (iper)attiva ed entusiasta di un gruppo di bambini rom, che ha ballato con noi e in alcuni casi anche “aiutato” a suonare. Terminato il concerto dei Bunnies è stato il momento d’esordio di Marigona, una ragazza del gruppo di Pristina, che, accompagnata da una sola chitarra, con la sua voce e le canzoni popolari è riuscita a richiamare una quantità tale di persone da far invidia alla band di ruolo. Anche la seconda sera si è chiusa nel clima di festa della prima, con molti ragazzini che ci aiutavano a ritirare il materiale e altri ragazzi più grandi che chiedevano maggiori informazioni sulla mostra.
Il giorno successivo i ragazzi di Pristina e Gracanica hanno fatto ritorno a casa, per un giorno di pausa dell’esposizione, che a noi è servito soprattutto per riordinare la casa, alquanto provata dalla convivenza di 24 persone in contemporanea, per fare un momento di verifica dei primi giorni e ricaricare le batterie per il gran finale.
31 agosto 2010
Al suo terzo giorno, “No borders” si sposta a Gracanica, al Dom Kulture. Anche qui, partecipano alla serata un buon numero di giovani. Dopo i “nostri” Bunnies, suona sul palco un gruppo di giovani del posto trascinando anche noi a ritmo di rock. Ma la serata prende una piega speciale ed inaspettata verso le 23.00 quando, a rigore di autorizzazione, tutto doveva terminare. Il pubblico reclama il bis del gruppo serbo, c’è un momento di confusione ai piedi del palco e poco dopo parte l’intro di Zombie dei Cranberries. Guardo verso il palco, ma il cantante del gruppo è passato in seconda linea e dal microfono la voce di Marigona si diffonde in tutto il vicinato. Penso sia stato uno dei momenti più coinvolgenti perché tutti, nel pubblico, hanno colto l’importanza e la spontaneità di questo gruppo di ragazzi serbi che suonava insieme ad una ragazza albanese. Poco dopo è stato il turno di Tobia, dei Bunnies, di suonare e cantare col gruppo. Inutile dire che ci è voluto molto più tempo del previsto a sgomberare la piazza, perché i ragazzi di Pristina e Gracanica, insieme alla band e ai Bunnies, continuavano ad improvvisare susseguendosi sul palco.
1 settembre 2010
Gran finale per l’esposizione “No borders” in Pristina.
All’arrivo dei “nostri” ragazzi si è subito accompagnato quello di amici e conoscenti avvertiti dell’evento. Le fotografie hanno suscitato l’interesse dei passanti quando ancora le stavamo fissando ai pannelli e diverse persone si sono fermate a chiederne il significato o la provenienza.
Passate le 19.30, i Bunnies hanno cominciato il loro concerto, riuscendo anche qui ad appassionare molte persone, che hanno scelto di rimanere sino alla fine. Il concerto si è chiuso con l’immancabile cavallo di battaglia di Marigona, “Zombie”, accompagnata questa volta dall’intera band.
I giorni successivi alla mostra, ma anche le varie serate con i ragazzi, sono stati momenti per tirare le somme della mostra. I ragazzi sono stati entusiasti di questi quattro giorni e l’hanno ripetuto moltissime volte. Dal canto nostro pensiamo di poter valutare quest’esperienza come un successo al 100%. In soli sei mesi, infatti, è stato possibile costituire due gruppi di ragazzi, farli conoscere, dar loro l’opportunità di viaggiare gli uni insieme agli altri, visitare luoghi della loro terra in cui non erano mai stati, vedere esposte in luoghi pubblici le loro foto e vivere l’entusiasmo del pubblico per la mostra.
Nella realizzazione della mostra la Colomba, nel Tavolo Trentino con il Kosovo, ha fornito un’essenziale spalla sotto il profilo organizzativo, ma è grazie all’entusiasmo e alla spontaneità dei ragazzi che questo bel risultato è stato raggiunto: sono loro che, più dell’esposizione, hanno mostrato a loro stessi e alla gente cosa voglia dire qui “no borders”.
Elena.


