
Il 2009 è finito, ma i progetti con le persone in Kosovo no.
I rapporti con le persone del villaggio di Goradevac si intensificano sempre più e il rapporto con i ragazzi del Gruppo Studio di Peja-Peć, la facoltà d’arte di Prishtinë/Priština e i ragazzi di Gračanica vanno avanti con idee e progetti sempre nuovi. L’anno che è passato ha visto i volontari di Operazione Colomba impegnati in più fronti. Chi andava su e giù da Prishtinë/Priština per instaurare nuovi rapporti con i giovani, chi nel villaggio, che come già detto, oltre a mantenere i buoni rapporti con le persone tramite le visite alle famiglie e i lavori a chi si trova più in difficoltà, trova il tempo per sistemare nel migliore dei modi lo Yout Point, un centro di ritrovo messo su dal Tavolo Trentino con il Kossovo, attraverso l’equipe e l’Operazione Colomba, per i ragazzi di Goradevac e non.
In città a Peja-Peć inoltre va avanti il lavoro con i ragazzi del Gruppo Studio, un gruppo, nato anni fa per vedere e tentare di analizzare il conflitto e trovare un modo per poter dialogare con l’altra parte (serba.) Il mese di Dicembre ha visto la realizzazione a Prishtinë/Priština di un progetto che stava maturando da alcuni mesi. Coinvolgendo i ragazzi della facoltà d’arte si è riusciti, dandogli supporto logistico, a esporre 20 dipinti fatti da loro, nome della mostra “No Bordes”: no confini.
La particolarità di questo progetto è stata quella di riuscire a portare per la prima volta una mostra con questo tema particolare nella via principale della capitale del Kossovo: non ci dovrebbero essere confini tra chi, dopo tutto, ancora vive in questa regione. Ci siamo riusciti? Non lo so, ma qualche cosa deve essere successo se i media si sono preoccupati di venire a intervistarci; comunque la mostra ha avuto successo e l’interesse è stato alto vista la partecipazione delle persone. Ora con l’anno nuovo si sta pensando alla realizzazione di un altro progetto che vede coinvolti sempre i ragazzi/e di Prishtinë/Priština (di lingua albanese) assieme ai ragazzi/e di Gračanica (di lingua serba) senza confini appunto. Da parte nostra e anche dei ragazzi, lo spirito, l’energia e la voglia di fare c’è e ci sono da sempre gli obiettivi comuni: vedere di nuovo le persone di varie comunità (c’è chi dice etnia ma la parola non mi garba) vivere ancora insieme.
Sempre l’anno passato è stato possibile l’avverarsi di un altro progetto: mandare 3 ragazzi dell’equipe conflitto in Palestina, con non poche difficoltà. Tale visita fra Palestina e Israele ha avuto lo scopo di far vedere ai giovani kossovari (un albanese, un egiziano e un serbo) tale realtà è riportare impressioni e valutazioni. Ci sono stati poi questionari nelle scuole, la marcia mondiale della pace, sensibilizzazione sulla violenza alle donne, accompagnamenti e tante altre cose, tutte svolte con le persone del Kossovo. Con i giovani del Gruppo Studio stiamo operando in sinergia per riuscire a rendere il gruppo autonomo e vista la grinta che ci mettono sicuramente ce la faranno.
Non è sicuramente semplice fare tutto questo se si pensa che si collabora con persone di una cultura diversa e soprattutto uscite da una guerra, alle volte lo sconforto si fa sentire (siamo umani) ma quello che facciamo insieme ai ragazzi del Kosovo è buono e anche loro ce lo dicono e questo insieme alla solidarietà delle persone ci da la forza e l’energia per andare avanti.
Salvatore


