Diario dal Kossovo
13 dicembre 2007
Lo stare senza corrente, quindi senza acqua e senza telefono per intere, giornate comincia a farsi pesante. Pensare poi che questa, per la gente di qui, sia la normalità, è un vero pugno allo stomaco. Non c'è da stupirsi che le persone abbiano degli occhi da folli, non lavorando e standosene solo ad aspettare non sanno neanche più loro che cosa, visto che la soluzione dello status si avvicina e si allontana ciclicamente come una molla, ma non viene mai raggiunta.
Che vita è? E' difficile, soprattutto perchè sembra davvero che non ci sia scelta: mucchi di immondizie dappertutto, cani randagi quasi a branchi, fango, umidità, pantegane (ratti), latrine all'aperto e case perennemente da finire, niente lavoro, scuola giusto per far fare qualcosa ai bambini o perchè poi se ne partano all'estero e mandino i soldi alla famiglia rimasta in patria...
Mi sento piccola di fronte a Katarina, 2 anni e una vitalità irrefrenabile e a suo fratello Stefan dagli occhi di diverso colore, spettacolari. Mi sento quasi una turista e mi sento fortunata senza un perchè. Mi chiedo quale sia il senso della vita di queste persone, spero che almeno si sposino per amore...
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Siamo stati a Stubla, paesetto di pietra arroccato su un monte, con viuzze tortuose dalla vita silenziosa, bellissimo. Giornata uggiosa, l'abbaiare di un cane, una foto, visita con caffè turco, -nema struje- (non c’è corrente), rincorriamo persone introvabili perchè si trasferiscono, perchè oggi non sono a casa, perchè forse hanno avuto paura anche se siamo “internazionali” e sono partite. Atmosfera soporifera, calore della stufa, luce delle candele.
Nel villaggio pare che tutto sia fermo, anche a causa della neve, del bianco statico che rende il paesaggio talmente simile che le colombe a volte non riescono a ritrovare la strada di casa.
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"Presenza" oggi vuol dire stare qui e aspettare, guardando formarsi le stalattiti con la neve del tetto che si scioglie. Aspettare che magari passi Bojan, un ragazzino conosciuto in questi giorni che ieri non siamo riusciti ad andare a trovare, oppure semplicemente stare qui seduti accanto alla stufa mentre i panni si asciugano, stare qui ed esserci.
Esserci con loro prima che per loro, questo è il senso della nostra presenza ora che il 10 dicembre è passato tranquillamente e pare che i negoziati riprendano. Passeggiare per l'unica strada del paese e giocare a palle di neve o a tirare gli slittini dei bambini - quanti!
La neve sembra davvero aver portato felicità. Dicono che resterà due mesi, più o meno. Uno stormo di corvi che si alza in volo, un vecchietto che passa curvo, un cane randagio che cerca da mangiare tra l'immondizia, tutti che ci guardano e ci salutano, ormai sanno che ci siamo e che torneremo se ci sarà un altro 10 dicembre. Mi viene da piangere se penso che davvero partiamo, mi sembra così lontana l'Italia e mi riempiono così tanto il cuore le persone qui, mi stanno dando tantissimo e a volte mi chiedo se sto solo ricevendo...
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Il tempo lentamente passa, i panni pian piano si asciugano...
Il villaggio, la casa... se non fosse che par di vivere dentro un film di Kusturica, mi ricorda troppo quando da piccola andavo dai nonni a passare le vacanze estive. La campagna, gli animali, la stufa a legna, il rubinetto della vasca da bagno, le espressioni del viso e i vestiti dei vecchi e mi rivedo davanti mio nonno, il suo modo di dire a tutti di passare a bersi un bicchiere del suo vino in compagnia, il suo orgoglio nel dichiarare che quella era la carne delle sue galline e il salame fatto da lui.
A volte mi ritrovo a pensare che "la vita è altrove", come scriveva Kundera, e invece no, la vita è qui, la vita è anche tutto questo, sebbene ci faccia comodo dimenticarcene. Comodo perchè se la vita qui è così è anche colpa nostra, perchè nel mondo volenti o nolenti siamo sempre tutti legati gli uni agli altri, a volte nei modi più strani o strampalati. Comodo perchè se rallentiamo per un attimo a questo ritmo, e ricominciamo a camminare, come minimo andiamo in corto circuito perchè non siamo capaci di apprezzare il valore della lentezza, non siamo capaci di cambiare metro di giudizio (il tempo è denaro), di toglierci le scarpe sulla soglia di casa e aspettare l'acqua per una doccia e offrire un caffè a chi è venuto a trovarci all'improvviso e stare attenti a versargli altro succo appena ne ha bevuto un terzo del bicchiere e chiedere come va a chi si incontra per strada… tanto ci si conosce tutti.
E' tornata la corrente, l'acqua ricomincia a scorrere, le donne ne approfittano per lavare e pulire, la vita riprende.
Anna


