Ciao a tutti,
sono arrivato in Kossovo sabato 16 febbraio, a Peja-Peć già si respirava aria festosa, le strade addobbate con bandiere albanesi, un’atmosfera serena in previsione di un domani di festa sfrenata per un Kossovo indipendente.
Nel pomeriggio sono andato a Goradevac (enclave serba a 7 Km da Peja-Peć), l'altra faccia della medaglia, assieme ai volontari di Operazione Colomba (il Corpo Nonviolento di Pace che in questi mesi mi ha permesso di conoscere il Kossovo).
Da li, assieme a M. e G. siamo partiti alla volta di Bistricë, un villaggio albanese nel nord del Kossovo, zona a maggioranza serba.
Abbiamo passato li la notte e la mattinata del 17 febbraio siamo stati a casa di una famiglia albanese che di fronte alla televisione aspettava il fatidico discorso delle ore 15…
L'atmosfera era tranquilla e rilassata, chiedendo cosa pensassero della reazione serba, sia loro, sia le altre 2 famiglie che abbiamo poi visitato nella tarda mattinata, hanno mostrato tranquillità e la certezza che non sarebbe accaduto nulla di pericoloso.
A Bistricë tutti parlavano dell'indipendenza come di una soluzione che permetterà ai serbi kossovari di essere la minoranza meglio trattata al mondo, con più diritti… ovviamente questa è la loro versione, poco attenta ai risvolti post-indipendenza che probabilmente ci saranno per tutte le comunità serbe del Kossovo.
Nel primo pomeriggio siamo “scesi” a Mitrovicë/a, la città divisa dall’Ibar, fiume che segna il confine tra serbi, nel nord, e albanesi a sud.
Siamo stati a casa di un’amica albanese che vive però nella zona nord, che ci ha parlato di quanto stia vivendo un momento di particolare tensione, in quanto albanese cattolica (6 famiglie in tutta Mitrovicë/a) che vive in zona serba, insomma, una donna sola sia da una parte che dall'altra del fiume... costretta a rapporti delicati sia con i serbi che con gli albanesi.
Eravamo di fronte alla televisione ad aspettare la dichiarazione ufficiale quando alle 14:58 hanno tolto la luce, siamo scoppiati a ridere quasi per sdrammatizzare, un inconveniente tra il programmatico e il casuale…
Verso le 16:30 siamo scesi al ponte principale che collega la zona nord a quella sud, rimanendo in zona nord e assistendo ad una manifestazione serba contro l'ormai sancita indipendenza, mentre dall'altra parte del fiume si sentivano già i festeggiamenti albanesi.
L'atmosfera era particolarissima, da una parte una città in festa, con gente riversa sulle strade a ballare, edifici addobbati e bandiere ovunque, dall'altra una Mitrovicë/a taciturna, pensierosa, immobile di fronte ad un avvenimento che nessuno forse era pronto a vivere realmente.
Nel pomeriggio una bomba è esplosa proprio vicino al quartiere dove eravamo stati la mattina, senza ferire nessuno…
Il giorno seguente siamo partiti da Bistricë per essere presenti ad una manifestazione di protesta organizzata dai serbi vicino al ponte centrale di Mitrovicë/a alle ore 12:44 (richiamando così l’attenzione sulla risoluzione 1244, adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l'11 giugno 1999, che prevedeva che il Kossovo fosse posto sotto l'amministrazione provvisoria dell'Onu, ma «nel quadro del rispetto dell'integrità territoriale della Federazione Jugoslava». Quest’ultima, il 5 febbraio 2003, è stata sostituita dall'Unione di Serbia e Montenegro, che ha ereditato gli obblighi internazionali della Federazione).
Qualche chilometro prima dell'entrata in città ci siamo trovati imbottigliati in una colonna di macchine serbe che scendevano dal nord, Belgrado, Kraljevo e altre città serbe. Ad un certo punto la strada era paralizzata, la gente cominciava ad abbandonare la macchina sui marciapiedi e a proseguire a piedi per essere in tempo a Mitrovicë/a per l'inizio della manifestazione.
Ci siamo trovati bloccati, con una macchina targata IT e con in mente le parole di D’Alema sul riconoscimento da parte dell’Italia dell’indipendenza del Kossovo… non è stato proprio bello…
Parcheggiata la macchina abbiamo deciso di seguire il corteo, io ero molto nervoso, mentre G., il veterano del gruppo che con pochi altri volontari nel ‘98 aveva aperto una presenza nella zona di Peja-Peć, sdrammatizzava e un po’, come al solito se la tirava, nascondendo le mani che gli tremavano nelle tasche della giacca e accendendosi una sigaretta dietro l'altra.
Il corteo era numerosissimo, c'erano giovani studenti ma anche molti anziani, famiglie intere scese dal nord per stare al fianco dei “fratelli serbi”.
Ma arrivati al ponte il corteo si era già disperso, eravamo arrivati tardi.
Nel pomeriggio abbiamo incontrato due amici, uno albanese ed un bosniaco che vivono nel quartiere di Bosniacka Mahala, un quartiere delicato nella zona nord, in cui vivono serbi, bosniaci e albanesi.
La notte del 18 in Bosniacka Mahala sono esplose due bombe contro due case albanesi, l’ennesimo gesto di un singolo cretino che di fronte alla manifestazione pacifica con 10mila persone della mattinata non ha nessun riscontro reale sulla situazione della città.
Era prevista un'altra manifestazione anche per il giorno seguente, alla solita ora, nel solito posto. Si dice che i serbi vogliano continuare a manifestare per un mese, in maniera pacifica ma di massa contro questa dichiarazione di indipendenza; gli organizzatori della manifestazione si stanno impegnando a reprimere qualsiasi tentativo di disturbo da parte di piccoli gruppi di facinorosi.
La mattina seguente con S. e A. siamo stati alla manifestazione, oltre ai soliti discorsi retorici e nazionalisti si è parlato di protesta nonviolenta, di mantenere la calma e di continuare a non riconoscere un Kossovo indipendente.
Anche in questa circostanza l'affluenza è stata di massa e tranquilla.
Nel primo pomeriggio siamo partiti per Bistricë (il villaggio albanese nella zona serba), appena usciti dal centro di Mitrovicë/a siamo stati fermati dalla polizia KPS (polizia del Kossovo), i poliziotti erano albanesi, passato il controllo dopo un centinaio di metri, siamo stati bloccati di nuovo dalla KPS ma questa volta i poliziotti erano serbi, quasi avessero delineato un confine immaginario tra nord e sud del Kossovo.
Passato il controllo dopo circa 1 Km abbiamo trovato due mezzi della KFOR greca che bloccavano la strada controllando ogni veicolo, passati anche quelli ci siamo accorti che da nord scendevano un fiume di auto serbe, con gente euforica fuori dai finestrini e con bandiere serbe.
Una telefonata ci informa che al nord sono stati attaccati dei posti di blocco, a quel punto giriamo la macchina e torniamo indietro preoccupati, pensando di non essere troppo “graditi” in quella zona….
Tornati in città un amico ci spiega che erano persone che dalla Serbia volevano partecipare alla manifestazione del mattino ma gli era stato impedito di oltrepassare il confine e quindi scendevano con un grande ritardo. Di fronte alla nostra evidente preoccupazione ci fa capire come noi ci lasciamo influenzare da informazioni fuorvianti e preoccupazioni ingiustificate creando panico.
Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro in Bosniacka Mahala a vedere i segni lasciati dalle bombe della sera prima e fermandoci a parlare con la gente del posto.
Ad un tratto abbiamo assistito ad una discussione curiosissima, tra un signore albanese ed una anziana signora serba, vicini storici di casa che dialogavano e scherzavano su questi giorni imprevedibili, di tensione, ma con semplice umanità e rispetto, parlando ognuno nelle proprie lingue e capendosi perfettamente quasi a dimostrarci quale integrazione fragile, particolare ma pur sempre reale si respira in quel quartiere unico.
La situazione attualmente è apparentemente tranquilla.
un abrazo,
G.


