SPECIALE KOSSOVO: Cosa succede nelle enclaves serbe

Da poco più di una settimana il Kossovo è uno stato indipendente riconosciuto a livello internazionale da vari paesi, tra cui l’Italia, che ne hanno così legittimato la nascita.
Nonostante la proclamazione unilaterale di indipendenza e l’appoggio della maggioranza dei paesi occidentali, rimangono tanti dubbi e perplessità sul futuro di questo giovane stato.
Innanzitutto c’è ancora da sciogliere il nodo politico principale, cioè che la Serbia e la Russia non hanno alcuna intenzione di riconoscerne l’indipendenza, né ora né mai.

La risoluzione 1244 delle Nazioni Unite afferma che il Kossovo appartiene alla Repubblica Federale Jugoslava e risulta quindi evidente la contraddizione che ha portato numerosi paesi appartenenti all’ONU a riconoscere lo stato del Kossovo, infrangendo così la norma internazionale da loro stessi redatta e firmata.
La Serbia, dal canto suo, non accetterà mai un’indipendenza che non è stata negoziata ma imposta dall’esterno.
A tutto ciò si aggiunge il fatto che il paese è geograficamente diviso in due: a nord del fiume Ibar è concentrata la maggior parte della popolazione serba del Kossovo, mentre a sud vive la popolazione albanese.
E che succederà alle enclaves serbe situate nella zona meridionale del paese?
Non è facile per noi volontari di Operazione Colomba lavorare in questa regione balcanica in questi mesi.
Essendo la nostra presenza basata sulla condivisione diretta con la popolazione locale, la sensazione che prevale in noi è di confusione di fronte alla schizofrenia di questa situazione.
Quotidianamente ci troviamo insieme ad amici albanesi che, presi da una gioia incontenibile, ci travolgono con la loro felicità dovuta all’indipendenza.
Gli amici serbi di Goraždevac, l’enclave serba nella quale viviamo, sono invece delusi e frastornati dalla perdita della solida certezza che il Kossovo sarebbe per sempre rimasto territorio serbo.
In quanto italiani l’essere identificati con le scelte politiche del nostro governo fa sì che la parte albanese ci veda come grandi alleati nel percorso che li ha portati all’indipendenza della regione, mentre la parte serba come nemici e violatori del diritto internazionale.
E’ difficile inoltre festeggiare con la popolazione albanese sapendo che le loro aspettative positive riguardanti il futuro dello stato indipendente rimarranno probabilmente deluse.
E’ molto diffusa infatti l’idea che l’indipendenza porterà lavoro, salari dignitosi e un miglioramento generalizzato delle condizioni di vita attuali…
Per quanto riguarda la parte serba, invece, prevale un vittimismo che stride con la nostra convinzione che le loro scelte abbiano fortemente compromesso la ricerca di una soluzione alternativa e attuabile al problema del Kossovo.
Le altre minoranze presenti nel territorio (rom, egiziani, bosniaci, croati, ashkalia, gorani, turchi) temono invece di rimanere schiacciate ancora una volta tra le due etnie maggioritarie.
Noi volontari di Operazione Colomba continueremo a stare al fianco delle persone più disagiate, indipendentemente dalla loro etnia e religione, nel tentativo di lenire le ferite dell’odio e ricostruire i ponti del dialogo per un futuro nel quale tutte le comunità etniche del Kossovo potranno vivere pacificamente insieme.
M., E., S.