"Kossovo, qualche mia impressione"

Diario dal Kossovo

Sembra di vivere nel racconto di un anziano signore che, con un sorriso sgualcito si riavvicina a tempi passati, tanto lontani quanto incredibilmente vicini ed e’ fantastico perdersi nei suoi discorsi.
Le sue parole scorrono con fare poetico e dipingono paesaggi decadenti, chiusi dalle montagne le quali rendono impossibile vedere oltre ed in qualche modo questo anticipa i comportamenti della popolazione.
Le case sono una buona raffigurazione dell`indispensabile: mattoni, cemento per tenerli uniti e tegole.  L`interno e’ intonacato, la moquette copre lo spoglio pavimento, i divani creano accoglienza, le stufe di ghisa riscaldano l`ambiente ed il tavolo spazioso mostra ospitalita’.

E’ facile capire, appena ti siedi, il forte legame familiare; la presenza di ospiti unisce tutti, padre madre e figli e non sono certo le frasi a mancare che si susseguono tra un sorso di rakia ed un caldo caffe’ turco.
E’ proprio la casa a rincuorare poiche’ quando esci l`occhio e’ posto ad una difficile abitudine; costruzioni ridotte a brandelli come vestiti strappati rendono quasi impossibile distaccarsi dai ricordi, dalle sofferenze provate, da cio’ che e’ stato e che alla fine e’.
Vivere sentendosi parte di un qualcosa, di una linea immaginaria che determina un confine, riconoscere solo alcuni come proprio popolo, essere rassicurati dall`avere un non so che di tuo.
Oltre quelle montagne tutto pare perdere importanza … anche la vita.
Pero’ il tempo continua inesorabilmente a correre e l`anziano signore non sono altro che io ed i suoi discorsi sono le mie parole, ti accorgi di come il riperquotersi degli eventi renda tutto cosi’ paurosamente uguale.
Dopo un mese e mezzo posso dire di essere entusiasta di essere qui, e’ come un salto nel passato, quell passato che non ho vissuto.

S.