Vidimose
Nel baretto della stazione di Kraljievo aspetto il pulman per l’Italia.
Ancora una volta ritorno a casa, malinconica, ma felice allo stesso tempo. Come sempre.
Torno a casa portando nel cuore tutte le persone che ho rivisto e quelle che ho conosciuto, che mi hanno riempito il cuore con la loro disponibilità e dolcezza, accogliendomi come una figlia o come una sorella.
Tengo strette le chiacchierate con S., R., F. e tutti gli altri. Penso a come sono stata bene con loro, ma soprattutto a come mi hanno fatto stare bene. Ma poi sale l’amarezza, l’amarezza per tutto ciò che sembra non poter cambiare, per tutta la rabbia silenziosa che tutte le persone che ho incontrato portano dentro di sé.
Per tutto ciò che le mie amiche devono subire ogni giorno. Per la stanchezza che l’Impotenza provoca nelle persone che non hanno ancora perso la Speranza.
Penso a tutto ciò che pur volendo io non posso comprendere. Come quando R. mi raccontava di come si sente quando esce da Goradevac per andare in città, “E’ come se uscissi di prigione dopo 10 anni e non sai niente e non capisci niente, non so come spiegarti, ma è come se non sapessi più come si cammina e ti sembra che tutti ti guardino”. Le ho risposto che capivo, ma in realtà come posso capire? Io che vivo in Italia e sono libera di andare ovunque, senza soldati che mi controllano i documenti e senza paura di mostrare la mia identità.
-“ Capisco”- le ho detto, cercando di guardarla negli occhi per farla sentire a suo agio e compresa. Ma quando anche lei mi ha guardata e probabilmente ha letto nel mio sguardo la mia titubanza, ha detto – “non so se mi capisci” - e allora sono stata zitta. Avrei voluto dirle qualche parola di conforto, ma non riuscivo a trovare proprio le parole, tutto ciò che mi veniva in mente mi sembrava stupido rispetto a ciò che lei deve passare ogni giorno.
E’ per questo che continuo a tornare in Kossovo, per quel miscuglio di sensazioni di impotenza e rabbia che mi spingono a continuare a sperare e agire e a quel calore e forza che mi danno le persone ogni volta che entro nelle loro case, non più come un’estranea, come lo ero le prime volte.
Così dall’Italia ringrazio tanto tutti i volontari italiani per tutte le risate che mi hanno regalato e tutte le persone che ho conosciuto per tutto ciò che mi hanno dato.
Vidimose.
Martina


