Che cosa abbiamo imparato dalla guerra in Ucraina:
- Che gli imperi per mantenersi invadono, fanno le guerre e uccidono, ed è il momento che finiscano.
- Che la guerra vuole uccidere centinaia di migliaia di giovani al fronte e di civili nelle città, e rendere difficile la vita di più persone possibili. E farci pensare che di fronte a questo siamo tutti impotenti.
- Che se cresci in una cultura di guerra prima o poi la guerra arriverà.
- Che se i civili non intervengono attivamente nelle guerre diventeranno vittime.
- Che protestare perché la guerra è brutta non ha più senso, mentre la solidarietà si, cioè rendersi solidali al destino altrui. Occorre accorciare lo spazio tra il dire le cose (la guerra non si deve fare) e il fare (fermare concretamente la guerra).
- Che non ci sono azioni neutrali: riscaldarsi, spostarsi, ecc. In ogni caso sosteniamo governi ingiusti, verso il proprio popolo e verso gli altri. Vanno cercate alternative e diminuiti i consumi.
- Che non possiamo abituarci alla guerra e ai bombardamenti dei civili, alla costrizione di persone al freddo, alla sete e alla paura. La fine della guerra non arriverà da sola ed è responsabilità di tutti.
- Che per riparare i danni fatti dalla violenza servono pazienza, attenzione, conoscenza approfondita delle persone e delle situazioni. Mentre per distruggere e uccidere non serve neppure conoscere chi stai uccidendo, basta obbedire a un ordine.
- Che è sempre importante ricordarsi che la scelta della nonviolenza chiede un prezzo alto da pagare, siamo pronti a farlo?
- Che se un’alternativa alla guerra non parte dalla vita con chi ne paga le conseguenze, chi subisce la violenza in prima persona, difficilmente sarà utile a fermare il conflitto.
- Che c'è sempre, anche nei momenti più difficili, una possibilità di voler bene, di alleviare il dolore di chi subisce la guerra.
- Che il momento è sempre ora, per agire.
- Che per capire come fermare la guerra serve amore e creatività, dobbiamo pensare a qualcosa di nuovo, tenendo nel cuore le persone.
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