2 giugno

La festa della Repubblica personalmente non mi suscita nessun pathos particolare.
O meglio dovrei dire che se questa data rappresentasse ancora quel sogno di democrazia che voleva essere allora l’Italia, allora sì potrei ancora sentire la voglia di appendere fuori la bandiera tricolore.
Ma quel 2 giugno 1946 momento decisivo per la Pace in Europa, momento storico per un referendum attraverso il quale il popolo scelse la Repubblica e si liberò definitivamente della Monarchia, con diritto di voto concesso per la prima volta alle donne, non ha di fatto saputo aprire le porte ad una società capace di scardinare e mettere sotto sopra le radici mortifere che l’avevano condotte alla guerra.
Il riassetto della politica nazionale doveva essere il preludio a qualcosa di diverso dall’avere un Re perché fosse il popolo attore principe di scelte nuove per costruire vite dignitose non necessariamente ricche ma oneste.
Ma che differenza fa se poi a governare invece che uno sono in tre o quattro?

Così come in ogni festa si indossa il vestito più bello, anche la società democratica quell’anno ha indossato e mostrato il suo articolo più prezioso: la Costituzione.
Una Repubblica fondata sul lavoro, che ripudia la guerra e il cui compito tra i tanti è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale perché alla fine siamo tutti uguali, con gli stessi diritti.
Da qualche parte però, in questi ultimi 70 anni di storia, qualcosa allora deve essere andato storto o il popolo davvero ha scelto per il bene comune tagli di milioni di euro alla salute, all’educazione, alla promozione sociale, al lavoro?
Sarà che per essere tutti uguali abbiamo scelto la privatizzazione dei beni, dei servizi e preferito corsie meritocratiche a quelle democratiche?
Sarà che per rendere più forte il nostro ripudio alla guerra abbiamo più spese militari in tempo di pace che non se fossimo in guerra?
 Più armi di massa che libri da leggere e più bombe da sganciare che pane da offrire?
Sarà che è stato il popolo a scegliere economie di libero mercato perché i contadini buttassero i pomodori al macero e versassero il latte in strada perché strozzati dal libero mercato?
Un popolo che ha vissuto le leggi razziali, applica ora le legge della discriminazione verso il più debole, l’immigrato, il rifugiato?
Sarà che il popolo preferisce festeggiare il 2 giugno con una parata militare invece che esercitare il diritto alla giustizia sociale?
Se non è stato il popolo a scegliere tutto questo allora non ce ne siamo accordi ma abbiamo ancora un Re!

Monica