Cinque motivi per essere contrari al “pacchetto sicurezza” del Ministro Maroni

Cinque motivi per essere contrari al “pacchetto sicurezza” del Ministro Maroni

Cinque motivi (almeno) per essere contrari al “pacchetto sicurezza” del Ministro Maroni che prevede, tra le altre cose, la schedatura con dichiarazione di etnia e religione per i rom e l’introduzione del reato di immigrazione clandestina:

1)Come Cristiano: non Lo abbiamo riconosciuto duemila anni fa e ho paura che non Lo riconosceremo nemmeno questa volta. Forse Lo stiamo nuovamente aspettando nel posto e nel modo sbagliato.

E se non arrivasse con un volo intercontinentale, tra i viaggiatori di “prima”, vestito firmato da capo a piedi, bello, profumato, con il passaporto in regola, visti, timbri e scadenze, tutto perfetto e, soprattutto, con un lavoro che lo aspetta? (a proposito, che lavoro faceva Gesù?)
E se anche questa volta arrivasse come un clandestino, disoccupato e perseguitato sulla schiena di un asino, proprio come duemila anni fa? Magari un asino d’oggi, tipo una “carretta del mare”?
Forse con le impronte digitali possiamo Conoscere l’identità di una persona, ma non Riconoscerne l’essenza… e c’e’ differenza, molta… perché “ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero forestiero e non mi avete ospitato…” e “ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me” (Mt 25,42).
Ho paura che non lo riconosceremo nemmeno questa volta e che, come allora, lo crocifiggeremo… o forse lo stiamo già crocifiggendo tutti i giorni, in quel tratto di mare.
Ma questa volta siamo ancora più bravi, non lo facciamo nemmeno entrare a Gerusalemme, ci togliamo prima il problema di dover scegliere tra Gesù e Barabba, noi abbiamo già scelto.
Eppure ci aveva detto Estote parati “state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà” (Mt 24,44) e soprattutto ci aveva lasciato il comandamento più importante “amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19,19) e, almeno nel mio Vangelo, non ci sono asterischi che riportano a qualche nota scritta piccola a fondo pagina, non c’e’ scritto niente del tipo “che abbia però il passaporto in regola e un lavoro” oppure “solo se profuma ed è ben educato” o ancora “solo se ha il tuo stesso colore della pelle e soprattutto la tua stessa religione” no, non c’è scritto niente di tutto questo…
La differenza? l’amore di Dio è universale, il nostro è nazionale… e su questo verremo giudicati.
E poi, se è vero, come credo, che siamo tutti figli di un unico Padre, che è Caritas, è amore, è altrettanto vero che siamo tutti fratelli: come si può dunque essere favorevoli a norme che discriminano in questo modo un proprio fratello?

2)Prima di fare la deduzione “non c’è lavoro dunque rubano” giustificata dal commento “quando hai fame sei disposto a far di tutto pur di sopravvivere… allora è meglio che se ne ritornino a casa loro…” ci dovremmo chiedere “da cosa scappano? e perché?”
Potremmo finire per scoprire che ci sono delle responsabilità nostre abbastanza dirette e per niente secondarie all’origine della loro fuga, e il rischio è che quel “non c’è lavoro dunque rubano”, diventi un “noi rubiamo a loro tutti i giorni e ora vengono a richiederci ciò che è loro”.
Regole di commercio internazionale, dettate da organismi internazionali e messe in atto dalle grandi multinazionali e da chi il commercio lo gestisce, sono la causa della stragrande maggioranza delle guerre e della povertà in molti paesi del cosiddetto sud del mondo.
E poi dittature, mafie, gruppi ribelli, interessi geopolitici... su tutto o quasi, ci sono gli interessi del ricco occidente che, come un sapiente burattinaio, tira i fili dei nostri beceri interessi.
E’ per mantenere i nostri standard di vita (basati su lussi e sprechi), che abbiamo bisogno che molte materie ci arrivino a costi bassi indipendentemente da tutto e da tutti: creiamo così sacche di estrema povertà, crisi alimentari insostenibili  e situazioni di violenza in molti paesi, a partire dall’Africa, paesi ricchi… nel sottosuolo.
Prima di tutto credo che dovremmo restituire a queste persone tutto ciò che quotidianamente gli rubiamo senza pagarlo equamente e sfruttando la popolazione locale. Materie prime, minerali, legname, diamanti, combustibili…  
Queste persone, perché persone sono, anche se a volte ce lo dimentichiamo, con un nome, una storia, una famiglia, dei figli, non vengono da noi per rubare e nemmeno per chiedere l’elemosina, ma vengono a riprendersi ciò che gli dobbiamo, e se glielo ridessimo spontaneamente noi, non verrebbero fino a qua, rischiando la vita per migliaia di chilometri di viaggio nel deserto tra mercanti di uomini senza scrupoli e banditi, ma se ne starebbero felicemente nelle proprie terre con le proprie famiglie a lavorare e a godersi le ricchezze del proprio territorio. Tutti abbiamo diritto ad un futuro migliore, ma fin quando la qualità del “loro” futuro sarà subordinata alla qualità del “nostro” futuro migliore, creeremo solo iniquità, ingiustizia e violenza.

3)Avete mai visto un cartone animato dal titolo “Koda fratello orso”? Aiuta a capire come una stessa storia risulti molto differente a seconda del punto di vista dal quale la si guarda.
In guerra viene chiamata “propaganda” quando si “martella” con una sola versione dei fatti. Da noi, oggi…
Non molto tempo fa per le vie della mia città ho visto una locandina di un quotidiano di rilievo intitolare “Rumeno aggredisce poliziotto”… perché? Ma non tanto perché l’abbia fatto, cosa gravissima, ma perché quel titolo? La prima persona è stata identificata con la nazionalità di provenienza, in questo momento particolarmente nell’occhio del ciclone, la seconda per il lavoro, un mestiere percepito, sempre in questo particolare momento di “emergenza sicurezza” con una particolare sensibilità (un po’ come per i vigili del fuoco dopo l’11 settembre). E allora un titolo del genere, cosa può creare se non aumentare la tensione e basta? E’ un titolo giusto? Quanto sarebbe state diverso, per esempio, “muratore aggredisce poliziotto?” il problema tra quei due non era di nazionalità, ma di beghe quotidiane….
Non voglio dire che il problema sicurezza sia solo un fatto di percezione, anche se sicuramente molti dati ci dicono che la violenza non si sta manifestando solo ed esattamente come ci viene presentata dai mezzi di comunicazione, che spesso soffiano sul fuoco per interessi più o meno terzi, ma sicuramente che avere una visione del fenomeno più ampia e imparziale aiuterebbe a non fare equazioni pressappochiste e generalizzanti tipo, clandestino=stupratore che portano solo ad ulteriori episodi di violenza e razzismo, come abbiamo tristemente assistito in questi ultimi tempi.

4)La convivenza è difficile, è vero, persino tra fratelli, basti pensare a Caino e Abele o ancor più semplicemente al rapporto marito - moglie, due che si amano e si sono scelti per la vita fanno spesso fatica a stare insieme, figuriamoci tra persone di diverse culture, abitudini, modi di fare, di essere e di pensare...
Ma il fatto è che non ci sono alternative, è la storia (quella che ci ricordiamo o dimentichiamo solo quando ci fa comodo, noi figli di un alzheimer intelligente), che ci insegna che con la forza difficilmente si risolvono i problemi, che con la forza spesso si cambiano solo i ruoli degli attori del dramma, ma il finale triste non cambia mai: a farne le spese, oggi come ieri, sarà solo e sempre il più debole, oggi loro, ieri, quando scappavamo verso il Canada, l’America, l’Argentina, eravamo noi: pizza, mandolino, mafia…
In più oggi siamo in un mondo globalizzato, dove tutto si muove, le merci girano, le notizie girano, come si può pensare che la gente non giri?
Si muove, segue flussi, vede in tv spettacoli e show girati nell’altra parte del mondo e crede che quella sia la speranza di un futuro migliore: non serve chiamarle fiction per far capire che sono delle finzioni, basta guardare i nostri ragazzi come vanno in giro, come si vestono, che sogni hanno, quanto non mangiano… perché dovrebbe capirlo Mahmûd, un sudanese qualsiasi, in un villaggio qualsiasi, sperduto in una foresta qualsiasi? Non lo capirà e inseguirà quel sogno pensando che sia la realtà, proprio come la maggioranza dei nostri ragazzi.
Ma la nostra tv spazzatura è solo uno dei tanti problemi che la globalizzazione ha esportato.

5)E’ impossibile pensare di fermare fisicamente tutti coloro che vogliono arrivare nel nostro paese (soprattutto attraverso il mare). Gli statunitensi sparano a chi passa il confine dal Messico senza permesso, gli israeliani hanno messo un muro alto 5 metri. Noi? vogliamo fare uguale? Anche fosse, ne arriveranno sempre di più, e di più ancora troveranno il modo per stabilirsi, o solo passare, per il nostro territorio.
E’ come stiamo gestendo il mondo che porta inevitabilmente a questo fenomeno: o mettiamo seriamente mano alle regole inique che gestiscono le ricchezze o il futuro di questo mondo sarà questo, continui flussi migratori dei poveri verso i ricchi. E nessuno dica che noi siamo poveri prima di aver fatto un giretto in Africa o in America Latina o in Asia, e se non ve ne siete accorti, ho citato i 2 terzi del mondo, non una parte insignificante!
E non è un mescolamento, che sarebbe anche bello e arricchente, no, non stiamo andando verso un’unica nazione, un’unica grande società (sogno di Papa Giovanni XXIII), no, noi non stiamo andando verso di loro, ma sono solo loro a venire verso di noi… e questo ci fa paura!
Ma intanto, forse, converrebbe impegnare più energie nell’organizzare una convivenza pacifica e rispettosa ognuno delle proprie culture e differenze, piuttosto che tirar su muri di odio e di pregiudizi.
 
La legge è uguale per tutti e tutti la devono rispettare, su questo non ci dovrebbero essere dubbi, almeno io non ne ho (anche se poi in Italia non capita di rado vedere che ricchezza e posizione sociale comportano “agevolazioni” mentre luogo di provenienza e religione “diversa” spesso “complicano la situazione”) ma vorrei vivere in un paese che non giudichi nessuno per l’identikit, per come è fatto, ma semmai per quello che fa, per come si comporta, nessuno per l’identità, per chi è, ma semmai per quello che è: un essere umano con la sua dignità, i suoi diritti e i suoi doveri.

Propongo un minuto di silenzio, su tutte le piazze d’Italia, in memoria di tutti i migranti morti dispersi in chissà quale angolo del mondo, un minuto di silenzio in solidarietà con tutte le persone che sono state giudicate (e spesso condannate) per la loro etnia o  religione, un minuto di silenzio per ricordare la storia e per decidere quale sia la migliore azione da intraprendere.

Daniele

P.S. Dissero che dovevano fare un “censimento”… così cominciò la schedatura degli ebrei!