Ottobre 2012

SITUAZIONE ATTUALE

In questo mese nei giornali e nei media si continua a parlare del fenomeno della gjakmarrje e nello specifico del decreto di scomunica emanato dai vescovi del Nord del Paese. È stata pubblicata anche un'intervista in cui il vescovo di Tirana-Durres si dissocia dal decreto, non ritenendolo adeguato per combattere e fermare il fenomeno e allo stesso tempo chiede alle autorità istituzionali competenti di approvare una legislazione che  preveda condanne più severe per i colpevoli di omicidio e per gli omicidi più efferati finanche la pena di morte.

Continua a mietere vittime la faida tra due famiglie iniziata nel mese di giugno dopo l’uccisione di un bambino di 9 anni. All’inizio del mese, il padre del bambino, J. Ll.  avrebbe messo una bomba nella casa dei 2 fratelli dell’assassino, provocando la morte di uno e il ferimento dell’altro. L’uomo è, inoltre, fortemente sospettato dell’omicidio di un uomo di 71 anni, avvenuto nel luglio scorso, che risulta essere il padre dell’assassino di suo figlio. La vendetta di questo giovane padre privato di suo figlio sembra dunque non placarsi e destinata a continuare anche perché J. Ll., sospettato dalla polizia di aver commesso gli omicidi in questione, risulta essere, nei momenti in cui sono stati svolti i fatti, all’estero e dunque fuori i confini dall’Albania (spesso capitano casi del genere vale a dire che i sospettati principali degli omicidi risultano al momento dei fatti fuori dai confini territoriali, sembra che sia una mossa ideata di proposito dai colpevoli, attraverso forme di corruzione,  per fornirsi un alibi).

 

 

CONDIVISIONE E LAVORO

Le prime due settimane si è sospesa la presenza per un periodo di formazione che come volontari abbiamo svolto nella sede di Rimini. La formazione ci ha permesso di analizzare approfonditamente il fenomeno della gjakmarrje e di individuare delle strategie utili per combatterlo con maggiore incisività. Inoltre, abbiamo pianificato alcune attività future da svolgere in Albania.
Riaperta la presenza il lavoro si è focalizzato sul riprendere i contatti con le famiglie, dopo il periodo di chiusura. Abbiamo anche conosciuto una nuova famiglia con problematiche di vendetta di sangue. Sul versante della conoscenza del territorio e della collaborazione con religiosi che hanno contatto, per via del loro ministero pastorale, con persone in vendetta, abbiamo effettuato due incontri con i sacerdoti della parrocchia di Bardhaj, una zona in cui seguiamo alcune famiglie. Gli incontri sono stati utili al fine di rafforzare la conoscenza reciproca e la collaborazione e in previsione dell'attuazione di una strategia comune nell’affrontare le situazioni di vendetta e per essere maggiormente incisivi sul supporto che viene offerto alle famiglie per riconciliarsi.
Abbiamo incontrato anche Suor Chiara che segue un caso che ci sta particolarmente a cuore e ci ha aiutato a chiarire alcuni aspetti della vicenda poco noti e trasparenti.  Inoltre, abbiamo svolto un incontro con alcuni rappresentanti delle associazioni con cui collaboriamo, per aggiornarci sulla conferenza avvenuta a Scutari l’8 ottobre in cui si è parlato del fenomeno delle vendette di sangue. Nonostante non siamo potuti essere presenti, avevamo a cuore l’andamento e l’esito di tale iniziativa anche perché nei mesi precedenti avevamo partecipato alla sua ideazione e concretizzazione. A nostra rappresentanza si è recato Simone Mori membro della Comunità Papa Giovanni e iniziatore del progetto sulle famiglie in vendetta di sangue.
La novità di questa conferenza stava nel fatto che per la prima volta erano presenti alcune autorità istituzionali del Governo che hanno partecipato alla discussione e al dibattito susseguito dopo gli interventi. Altra novità è stata la partecipazione di alcuni giovani in vendetta e la testimonianza a volto coperto rilasciata da uno di essi. Abbiamo svolto anche alcune attività preparatorie, come ad esempio alcuni incontri finalizzati alla continuazione del percorso di superamento della rabbia e del dolore che con alcune famiglie, specialmente nell’area di Tropoja, stiamo portando avanti.  
Ci siamo  dedicati anche all’individuazione degli obiettivi e alla programmazione delle attività del gruppo ragazzi e del gruppo donne, che dopo il primo avvio e il rodaggio dell’anno precedente, sembrano avviate, quest’anno, ad un maggiore consolidamento.
In attesa di riprendere le attività con il gruppo di ragazzi che seguiamo, abbiamo fatto con loro due partite a calcio e abbiamo condiviso alcuni momenti informali che hanno avuto lo scopo di consolidare e rafforzare la coesione del gruppo e lavorare sull’aspetto relazione e della comunicazione. Frequente è stata la visita alla nostra casa di due ragazzi che fanno parte del gruppo di giovani che seguiamo. In questo periodo sentono molto il problema che riguarda le loro famiglie e in particolare uno di loro si sente minacciato dall’altra famiglia e il passare del tempo con noi è un modo non solo per affrontare la paura ma anche per sentirsi meno solo.
Volontari
La presenza dei volontari nel progetto, dopo il periodo di sospensione, è ripresa  poco a poco. Nella prima settimana ci sono stati Marcello e Fabrizio, referente dall’Italia del progetto, che è stato per una settimana. La partenza di Fabrizio è stata compensata dall’arrivo di Laura e di sua mamma Gloria che è stata con noi qualche giorno. Alla partenza di Gloria è seguito l’arrivo di Andrea e Christian che ci hanno dato una grossa mano con l’aspetto logistico legato alle macchine.