Maggio 2013

SITUAZIONE ATTUALE

La situazione politica rimane tesa a causa delle elezioni nazionali di fine giugno che, come si può immaginare, occupano imponentemente lo spazio dei mass media.
Di rilevanza appare l’approvazione delle cosiddette “3 leggi” che il Consiglio dell'UE ha richiesto all’Albania ad ottobre dello scorso anno per poter ricevere lo status di Paese candidato all’UE.

Infatti, le suddette “3 leggi” riguardano la regolamentazione in ambiti cruciali per la democrazia e la legalità all’interno del Paese: l’amministrazione pubblica, l’Alta Corte (ultimo grado di giudizio) e l’assemblea parlamentare. Le nuove disposizioni di legge entreranno in vigore il 1 ottobre e si spera contribuiscano incisivamente alla prevenzione e alla lotta del diffuso fenomeno della gjakmarrje (vendette di sangue).
In questo mese si sono verificati almeno 5 omicidi avvenuti per hakmarrje: vendetta in seguito a motivi di onore, proprietà) e gjakmarrje (letteralmente “recupero del sangue perduto”, vale a dire comportamento omicida dei membri della famiglia a cui è stato ucciso un familiare mirato a sua volta a sottrarre alla famiglia dell’assassino un membro della famiglia in modo da restituire giustizia. Nel mese di aprile erano stati almeno 7, sempre per gli stessi motivi.
Purtroppo, non è possibile fornire il numero esatto degli omicidi avvenuti per queste motivazioni sia a causa dell’ombra d'omertà che cade su queste vicende (sia da parte della famiglia sospettata di omicidio sia dalla famiglia della vittima) sia perché non esiste un registro o un elenco ufficiale aggiornato degli omicidi avvenuti per queste motivazioni. Pertanto si riesce ad apprendere le notizie di assassini avvenuti per motivi di sangue attraverso i giornali (che non sempre ne parlano o che comunque in alcuni casi riportano versioni tra loro discordanti o addirittura non veritiere) o perché se ne sente parlare dalla gente comune o da coloro che direttamente o indirettamente, ne hanno avuto esperienza.
Vogliamo ricordare uno di questi omicidi che, nella sua tragicità, racconta come spesso rimangano coinvolte persone innocenti o comunque estranee a rivalità interpersonali che fanno scatenare la violenza. La vicenda è accaduta in un villaggio di Tropoje (montagne a nord dell’Albania) e come conseguenza ha la morte di una ragazza di 18 anni di nome Gjuste. Il papà di Gjiuste e il cugino del padre sono vicini di casa e possiedono alcune proprietà terriere che sono confinanti tra loro. L’armonia familiare si spezza a causa di un canale irriguo che viene conteso tra le due parti. La lite, dopo malumori e amarezze sopite e seppellite da tempo, forse da troppo tempo, scoppia tutto ad un tratto e dura appena 5 minuti. Non c’è tempo per parlare o per spiegarsi o perfino per litigare, il cugino del papà di Gjuste prende la sua pistola d’ordinanza (è un poliziotto) e spara in direzione del cugino. La figlia, che si trovava nelle immediate vicinanze, percependo quello che stava per accadere, si è interposta  davanti al padre con la conseguenza di aver preso al suo posto la pallottola che l’ha immediatamente uccisa. In 5 minuti una giovane vita è stata strappata e due famiglie, per giunta legate da legami di parentela, hanno visto spezzare la loro serenità e armonia.

CONDIVISIONE E LAVORO

In questo mese sono continuate con regolarità le visite di monitoraggio, costruzione e mantenimento della relazione di fiducia con le famiglie che seguiamo. Abbiamo conosciuto anche una nuova famiglia da diversi anni coinvolta in una vendetta di sangue. Sono stati svolti alcuni accompagnamenti in carcere e in ospedale in favore di persone che hanno paura di muoversi liberamente.

Siamo stati a Tropoja per qualche giorno per la vista consueta alle famiglie e per riprendere con più slancio la strada verso la riconciliazione di un nucleo familiare che da diverso tempo ci ha chiesto un intervento in tal senso.
Sul versante del lavoro di sensibilizzazione della società civile procede la campagna “5000 firme per la vita” che promuove la sottoscrizione di una petizione alle Istituzioni albanesi per far fronte adeguatamente al problema delle faide del sangue.
Gli appuntamenti che hanno caratterizzato questo mese sono stati a Scutari il 12 Maggio e in una parrocchia di periferia della medesima città in una zona denominata Gruda e Re. Entrambi gli appuntamenti hanno visto la partecipazione di molta gente e oltre al risultato della raccolta firme, che ha segnato un passo avanti rispetto al raggiungimento dell’obiettivo previsto (5000 firme), registriamo un notevole bisogno di cambiamento da parte della gente. Ciò spinge a ritenere di essere sulla strada giusta e ci spinge a continuare anche in altre parti del Paese.
Inoltre, a fine mese è stato lanciato il comunicato stampa dell'iniziativa redatto in lingua albanese a cui cercheremo di dare ampia diffusione soprattutto attraverso i media a portata locale e nazionale.
Gli incontri di coordinamento con le altre associazioni procedono con regolarità in vista, dell’ormai vicino, appuntamento del 14 giugno che speriamo possa essere un segnale forte da lanciare alla popolazione locale. L’andamento della giornata del prossimo mese misurerà anche la tenuta del gruppo di associazioni in cui siamo inseriti.
Numerosi sono stati gli incontri con religiosi coinvolti in virtù del loro servizio pastorale nella questione delle faide di sangue. Stiamo lavorando, tra l’altro, alla costruzione e costituzione di un gruppo di lavoro, a composizione prettamente religioso, per la riconciliazione delle famiglie. Finora il lavoro e l’opera dei riconciliatori e dei missionari di pace è stato portato avanti individualmente e non sempre in maniera costante. Speriamo di promuovere e suscitare l’iniziativa di un lavoro in tale direzione più sistematico e  partecipativo.
Le attività del gruppo ragazzi e donne, dopo l'intensità degli appuntamenti avuti ad Aprile, hanno segnato una breve pausa considerando anche la stagione primaverile-estiva che per molte donne e ragazzi comporta un notevole incremento dell’impegno lavorativo. A giugno proporremo delle attività conclusive dal carattere ricreativo, per poi riprendere le attività fra qualche mese.
Questo mese è stato dedicato in modo particolare alla progettazione di strategie opportune per facilitare alcuni processi di riconciliazione in cui siamo coinvolti direttamente. Infatti il percorso di superamento del dolore e della rabbia, l’attenzione e la cura alle persone che hanno perso un familiare in modo violento o sono coinvolte in faide familiari che, oltre alla pericolosità per la vita portano ad un veloce e inarrestabile logoramento interiore, rappresentano un pezzo fondamentale del nostro impegno quotidiano.
In particolare ricordiamo l’impegno costante e l’investimento massiccio di energie verso due nuclei familiari al fine di far abbassare la tensione e il livello di violenza che temiamo nel loro caso sia particolarmente alto. Il pensiero vendicativo coltivato e ripetuto come un disco rotto che non trova un contraddittorio credibile e la pressione sociale per “recuperare l’onore perduto” rappresentano infatti delle pericolose bombe ad orologeria difficili da disinnescare.
Inoltre siamo stati impegnati nella programmazione di carattere logistico e di contenuto del lavoro di quest’estate che prevederà, oltre all'attività “ordinaria”, anche il supporto ad un campo estivo di animazione e sensibilizzazione a Tropoje rivolto ai giovani e alle donne di questa zona.

VOLONTARI

In questo periodo oltre alla presenza di Giulia, Marcello e Laura, abbiamo condiviso la nostra presenza di gruppo in Albania con Alice e Tommaso che dopo essere stati con noi tre mesi, a metà maggio sono ritornati in Italia. I primi del mese è arrivata Sara che si fermerà fino alla fine luglio. Negli ultimi giorni del mese siamo stati allietati dalla visita dei genitori di Giulia che hanno condiviso con noi la vita di gruppo e di progetto conoscendo qualche famiglia.
Ricordiamo, come ogni mese, ache l’aiuto dei volontari locali che ormai con disponibilità costante aiutano il gruppo e il progetto, ognuno con originalità e proprie caratteristiche personali: Sokol B., Francesca K, Dario B.