Gennaio 2014

SITUAZIONE ATTUALE

Il mese si è aperto con una serie di attentati in diverse città dell’Albania, compresa Scutari, e persino oltre confine. Le vittime sono stati civili e rappresentanti dell’Amministrazione Pubblica. Dietro alle bombe innescate sotto ad automobili e ad autobus di linea azionate con congegni telefonici a distanza si sono trovate le tracce della criminalità organizzata e “disorganizzata”. Tra i responsabili sono stati identificati non solo un sicario professionista ma anche un gruppo di ragazzi sotto effetto di droghe. Sembra quasi che si possa parlare di attentati terroristici anche se ancora il senso di tali azioni sfugge. Elemento indiscusso è la violenza indiscriminata che continua a diffondersi e a manifestarsi attraverso nuove forme che vanno a sommarsi agli innumerevoli atti di violenze domestiche di tipo sessuale, fisico e psicologico a danno soprattutto di donne, ragazzine e bambini. Rimane una forte incomprensione di tutto questo da parte non solo di una fetta della società civile ma anche di alcune famiglie in vendetta che frequentiamo. I fatti di cronaca sono infatti spesso oggetto di discussione anche nelle nostre visite ai nuclei famigliari colpiti dal fenomeno della vendetta. Alcuni sostengono che gli attentati siano dovuti alla crisi economica e alla mancanza di prospettive e di senso di cui soprattutto i giovani risentono. Altri ricordano con nostalgia il periodo comunista in cui nelle strade la sicurezza veniva garantita ad ogni costo. Questo clima spinge i cittadini albanesi a sentirsi più incerti e meno protetti andando a ledere ancor di più la percezione della propria sicurezza personale già minata dal problema diffuso delle vendette di sangue. L’indignazione di fronte a queste azioni criminali è alta perché l’opinione pubblica percepisce l’insensatezza di perdere la vita in questo modo.
Inoltre la scena mediatica è stata nuovamente occupata in diverse occasioni da una serie di interviste effettuate alle famiglie in vendetta e da vari programmi televisivi di opinione sul tema della gjakmarrje. Nonostante la modalità con cui il dolore delle famiglie coinvolte nel fenomeno della vendetta viene messo in rete e reso pubblico sia discutibile, è importante che questo fenomeno sia oggetto di dibattito, anzi, urge ancor di più un’azione istituzionale atta a combattere e a prevenire la degenerazione dei conflitti interpersonali e intergruppo che caratterizza la società albanese.

CONDIVISIONE E LAVORO

Il nuovo anno è iniziato con un pranzo insieme a tutti i membri della Comunità Papa Giovanni XXIII in Albania e a Monsignor Augustini, Vescovo di Tropoja. Il Vescovo è stato piacevolmente colpito e soddisfatto di sapere che lo staff di volontari ha passato il Natale nelle montagne di Tropoja a fianco alle famiglie più chiuse e isolate. Una volta passato il clima delle festività, sono riprese a pieno regime le diverse attività del progetto. Non sono mancati questo mese gli accompagnamenti in ospedale o in clinica per facilitare l’assistenza medica a giovani ragazzi in vendetta. Inoltre l’assistenza sanitaria è stata garantita anche attraverso la visita a domicilio di una dottoressa soprattutto a persone anziane afflitte dal problema della vendetta.
Le visite alle famiglie sono continuate in maniera incessante. Alcune visite sono state parte integrante del processo di monitoraggio e della condivisione diretta, per mantenere o continuare a costruire i rapporti nell’ottica di una mediazione del conflitto. Altre, invece, hanno avuto l’obiettivo di rinnovare la strategia di riconciliazione rafforzando il percorso di superamento del dolore con le famiglie che hanno subito un lutto. Lo scopo in questi casi è quello di costruire insieme una strada che possa permettere a chi ha subito la perdita di un proprio caro di incanalare la sofferenza in modo costruttivo, se non verso il perdono o la riconciliazione almeno verso l’abbandono del progetto di odio e di vendetta. La vicinanza alle famiglie che devono dunque decidere se vendicarsi è uno strumento importante che va ad influire sulla scelta di smettere di compiere atti di violenza: contribuisce di conseguenza ad abbassare il livello di tensione nelle famiglie che aspettano di subire la vendetta. In diversi casi tale azione viene sostenuta attraverso la consultazione di figure religiose radicate nell’area.
Inoltre nel mese di gennaio questo processo ha assistito a due risultati incoraggianti: due inviti a condividere momenti importanti della giornata con alcune famiglie che devono scegliere se vendicarsi o meno. Questi episodi ci confermano che le persone che seguiamo  desiderano respirare un’aria di cambiamento e proposte diverse dalle solite azioni di violenza.
Sempre nell'ultimo mese sono avvenuti diversi cambiamenti nella vita di alcuni membri delle famiglie in vendetta: c’è chi grazie anche al nostro sostegno ha inaugurato il nuovo anno riuscendo ad avere fiducia in se stesso e a mettere a frutto le capacità acquisite per trovare lavoro; c’è chi ha lasciato l’Albania in cerca di una nuova vita; c’è chi si è fidanzato nonostante la giovane età. Essere parte di questi avvenimenti segna delle svolte anche nella scelta di strategia da adottare per proseguire il  percorso di nonviolenza iniziato.
Seguendo l’obiettivo di creare un processo di riconciliazione nazionale in Albania, all’inizio di gennaio il gruppo di volontari ha realizzato un incontro in Kossovo con Don Lush Gjergji, promotore della riconciliazione generale avvenuta in loco dall’inizio degli anni ’90 per risolvere il problema delle vendetta di sangue. L’incontro ci ha permesso di ascoltare utili consigli e di rinnovare una collaborazione già iniziata in precedenza grazie all’esperienza di Operazione Colomba in Kossovo.
A metà mese l’organizzazione di una partita di calcetto all’insegna del divertimento e dello svago con i ragazzi, provenienti da famiglie in vendetta e non, ha permesso di allargare il “gruppo Giovani” a nuovi membri.
Alcuni momenti sono stati infatti dedicati alla programmazione delle attività del gruppo delle donne e dei ragazzi previsti quest’anno.
Inoltre l’arrivo della Statua della Madonna di Fatima nella Cattedrale di Scutari ci ha permesso di condividere un momento di preghiera per la Pace insieme alle famiglie in vendetta.
La sensibilizzazione sul tema della vendetta è continuata per tutto il mese di gennaio attraverso alcune azioni nonviolente promosse da Operazione Colomba e tramite la partecipazione dello staff ad alcune attività organizzate da altri enti.
Il 4 gennaio la Comunità Sant’Egidio ha organizzato una marcia per la pace che ha visto la partecipazione di circa 300 persone di ogni età in tutto il centro di Scutari.
Mentre l’8 gennaio l’equipe di volontari ha assistito insieme ad alcuni ragazzi in vendetta ad uno spettacolo teatrale organizzato dal Vescovo di Scutari sul messaggio di Pace di Papa Francesco.
Inoltre perazione Colomba ha aderito all’attività realizzata dall’Associazione Ambasciatori di Pace sul tema della Comunicazione e destinata ai preadolescenti permettendo così di partecipare ad alcuni giovani in vendetta.
Come ogni mese la manifestazione del 12 gennaio si è svolta con una buona partecipazione della popolazione civile che ha cercato di dare utili suggerimenti su come il problema della vendetta può essere superato. La nostra presenza ha richiamato l’attenzione anche di alcuni giornalisti che hanno ripreso e trasmesso su una emittente locale l’iniziativa che è stata vista da diverse famiglie in vendetta.
A fine mese i volontari di Operazione Colomba sono poi stati invitati a tenere una lezione sulla nonviolenza e sulle attività svolte in Albania, in Israele,Palestina e in Colombia presso la Facoltà di Scienze Sociali di Tirana all’interno del Corso di Filosofia dei Diritti Umani. L’attenzione è stata davvero alta.
Come ogni mese, i volontari si sono recati a Tropoja dove, oltre alle visite di mantenimento dei rapporti con le famiglie in vendetta, hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con un nuovo caso di vendetta piuttosto scottante. La fiducia del parroco della zona permetterà all’equipe di studiare insieme la modalità d’intervento migliore per avvicinarci a questo difficile caso.

VOLONTARI

Questo mese è stato ricco di volontari che, anche se non si sono fermati per tanto tempo, sono riusciti comunque a dare un valido contributo al progetto. Grazie alla spontaneità di Marco detto Pedro che è riuscito ad entrare in contatto da subito con i ragazzi in vendetta. Grazie a Fabrizio la cui presenza è già sufficiente per spronare il progetto a migliorarsi sempre. Grazie a Francesca che essendo ormai alla sua terza visita è praticamente di casa. Grazie di cuore a Daniele per aver scelto di coinvolgersi anche in questo progetto. Grazie alla coerenza e alla flessibilità di Carlo Maria che ha accompagnato il gruppo e il progetto per quasi tre mesi. Inoltre un enorme grazie va a Giulia, volontaria di lungo periodo di Operazione Colomba che ha concluso due anni nel progetto. Il suo impegno ha permesso al progetto di crescere in questi due anni, a lei va un grosso “in bocca al lupo” per il suo nuovo impegno accademico che sarà comunque orientato ad una ricerca sul fenomeno delle vendette di sangue e sul come affrontarlo; lavoro che sarà molto utile anche a noi. Grazie ad Agnese, Laura e Sokol che hanno garantito una presenza costante nel progetto in una fase di ricambio di volontari. Grazie ad Anita che è appena arrivata e che rimarrà per ben tre mesi. Grazie a Sara che ha scelto di dare un anno in Albania come operatrice a tempo pieno di Operazione Colomba e grazie a Marcello per essere rientrato ma ancor di più per essere andato a condividere la vita con le vittime della guerra in Siria.