Maggio 2014

SITUAZIONE ATTUALE

Per quanto riguarda la situazione relativa alla problematica specifica delle vendette di sangue si registra almeno un caso riconducibile ad una vendetta per questioni personali e due casi di vendetta di sangue. Per quanto riguarda i casi in questione, la nota preoccupante è la constatazione che il fenomeno sembra attualmente non essere isolato soltanto nel nord del Paese ma anche al sud, senza distinzioni di tradizioni culturali o geografiche. Infatti gli ultimi casi sono successi a Fier e a Berat, entrambe zone collocate nel profondo sud albanese. Gli omicidi in questione sarebbero scaturiti per “recuperare” il sangue perduto e quindi si riferiscono ad omicidi precedenti di cui uno successo quattro anni fa, mentre l’altro avvenuto ben 17 anni fa. In entrambi i casi, inoltre, le vittime attuali non sarebbero i diretti colpevoli degli omicidi precedenti, ma loro familiari stretti.
A meta maggio è stato pubblicato il rapporto del Consiglio per i diritti umani dell’ONU relativo alla situazione dei diritti umani nel Paese. Tra le raccomandazioni dell’Universal Periodic Review (UPR) per il miglioramento sulla situazione del rispetto dei diritti umani viene espressamente raccomandato di rafforzare l’impegno per contrastare il fenomeno delle vendette del sangue.

CONDISIVIONE E LAVORO

Le visite alle famiglie che seguiamo si sono svolte con regolarità. In particolare le donne di alcune famiglie che devono emettere vendetta si sono aperte al dialogo sulla situazione di gjakmarrja che vivono all'interno del contesto familiare, di tensione, di lutto e di chiusura.
Abbiamo svolto alcuni accompagnamenti in ospedale e in carcere così come abbiamo fornito supporto sanitario ad alcune famiglie in conflitto che conosciamo ormai da anni.
Come ogni mese ci siamo recati a Tropoja per mantenere viva la nostra presenza sul territorio. Particolare importanza ha avuto la visita ad una famiglia a cui è stata uccisa la figlia nell'aprile del 2013 con un proiettile alla testa, perché si era interposta tra l’assassino e suo padre. Il padre della ragazza ha reso partecipi i volontari di Operazione Colomba della sua necessità di ricevere “parole calde” e ha espresso il suo ringraziamento per la nostra presenza.
Abbiamo proseguito le attività con il gruppo ragazzi: si sono esercitati con la telecamera a riprendere e a sottoporsi a delle brevi interviste, con lo scopo di poterli poi coinvolgere nell'attività di documentazione durante la Marcia. Hanno inoltre avuto dei collegamenti via Skype: il primo con Fabrizio B. che ha ringraziato i ragazzi per la loro costanza nel seguire le nostre attività e ha lasciato loro un messaggio di incoraggiamento. Il secondo è stato con Daniele A. che ha dato loro dei consigli sui video fatti durante gli incontri precedenti per migliorare la qualità della ripresa.
Per quanto riguarda le iniziative di sensibilizzazione anche questo mese si è tenuta la consueta manifestazione sul pedonale di Scutari in ricordo delle vittime di “vendetta di sangue” e per la promozione del pajtimi (riconciliazione). Abbiamo chiesto alle persone di "fare un passo con noi per il perdono" incollando un piccolo piedino di carta su un cartellone. Abbiamo colto l'occasione per lanciare la Marcia iniziando ad anticiparne alcune informazioni. In tanti si sono fermati al nostro tavolino per fare il gesto simbolico che abbiamo proposto e per parlare con noi.
Nell’ambito dell’organizzazione della Marcia prosegue il coinvolgimento di enti religiosi (cattolici e musulmani), Istituzioni politiche e Associazioni della società civile. A tal proposito abbiamo già ottenuto l'adesione di molti gruppi giovanili e non.
Nel contesto della formazione siamo intervenuti in alcune classi di una scuola superiore di Scutari per presentare loro le nostre attività e l'evento della Marcia per la Pace.
Il 1 maggio, invece, abbiamo trascorso una mattinata assieme a 60 ragazzi provenienti dall'area rurale di Scutari. Abbiamo presentato Operazione Colomba e i suoi pilastri come scelta e strumento di presenza all'interno dei conflitti. Una delle attività proposte ai ragazzi è stata quella di rispondere alla seguente domanda: “Cosa serve per costruire la pace durante le situazioni di conflitto?”. Le frasi che sono state composte sono le seguenti: “Se ognuno di noi è in pace, riesce a donare comprensione, amore e perdono e a cercare accordo e collaborazione. Ci vuole per tutto ciò pazienza, solidarietà, ragione e saggezza ma soprattutto tanta fiducia, speranza e volontà."
A fine maggio siamo intervenuti alla giornata nazionale dei giovani organizzata dalla diocesi della città di Lezha per invitare tutti al grande evento della Marcia.
Abbiamo ottenuto la partecipazione, anche solo con video messaggi, di alcuni testimonial albanesi che sostengono l'iniziativa.   
Inoltre, una signora che ha perso suo figlio per vendetta di sangue e che si è successivamente riconciliata, ci ha dato la disponibilità a intervenire e raccontare la sua testimonianza durante la tappa della Marcia che si svolgerà a Scutari il 25 giugno.

Tutte le informazioni sulla marcia le trovate nella sezione apposita del sito.
In vista della marcia vi invitiamo a sostenerci partecipando all'evento e sottoscrivendo l'appello a sostegno della marcia stessa.

VOLONTARI

A maggio i volontari di Operazione Colomba hanno salutato Andrea, volontario di lungo periodo del progetto Palestina-Israele, e Silvana, che hanno contribuito con costanza e determinazione alla continuazione del progetto e al proseguimento dei preparativi della Marcia per la Pace.
Sara, lungo periodo del progetto, è tornata dal mese di stacco in Italia. Domenico P. e Daniele A. sono venuti a Scutari per qualche giorno per aiutarci e condividere il grande lavoro che precede la Marcia che si terrà in Albania dal 22 giugno al 1 luglio.