SITUAZIONE ATTUALE
Nel mese di settembre l’Albania è stata allietata dalla visita di Papa Francesco, che il 21 settembre ha visitato la capitale, celebrando una Messa in piazza Madre Teresa a Tirana e fermandosi per un incontro pomeridiano presso la comunità Betania di Bubq (Fushë-Krujë).
L’evento, ampiamente seguito da tutta la stampa nazionale e internazionale ha avuto grande eco anche da un punto di vista locale, sia tra le Istituzioni politiche, che, ovviamente, tra quelle religiose, cattoliche e non. Le parole del Papa, che ha incentrato il suo discorso sulla necessità di cercare la pace, possono essere da stimolo per suscitare, nelle famiglie coinvolte nella vendetta del sangue, una riflessione in merito all’impegno di ognuno per realizzare una riconciliazione personale e con l’altro.
Inoltre, nel sogno di una riconciliazione generale del Paese, Operazione Colomba lavora nella direzione di una collaborazione stretta con la Chiesa cattolica per l’eliminazione del fenomeno della vendetta del sangue; pertanto, la presenza del Papa in terra albanese, può diventare l’inizio di un’azione ancora maggiore e più incisiva.
Per quanto riguarda il monitoraggio del fenomeno, nel mese di settembre ci sono stati molti omicidi e ferimenti per hakmarrje, su tutto il territorio nazionale. Ben sei di essi – da Bajram Curri fino a Durazzo, e quattro nei dintorni di Tirana – si ritiene siano legati a questioni di proprietà, mentre altri si sono originati da conflitti legati a rapporti sentimentali o di famiglia. Due episodi di tentata gjakmarrje si sono verificati a Scutari, uno il 10 settembre, e uno il 16, ma per fortuna si sono conclusi con il solo ferimento delle vittime.
Vi sono stati anche due episodi, in Italia, indicativi del fenomeno della cosiddetta “esportazione” della vendetta di sangue.
Il primo episodio è avvenuto a Mestre, ma fortunatamente si è trattato solo di un tentativo di omicidio, poiché la polizia italiana ha fermato l’autore prima che potesse vendicarsi su un poliziotto, che anni prima lo aveva arrestato. Il secondo, invece, ha visto compiersi un duplice omicidio per gjakmarrje e il ferimento di altri due persone a Bruzzano, alla periferia di Milano, il 20 settembre scorso, a prosieguo di un conflitto originatosi a Blinisht (Lezha) tra le famiglie Zhuba, Shtjefni e Kthelle il 22 settembre 2012. Emerge come la terribile tradizione del Kanun si perpetui anche nel rispetto delle scadenze temporali, come si evince dalla decisione di “prendere il sangue” a due anni esatti dal primo omicidio.
CONDIVISIONE E LAVORO
A settembre sono continuate con regolarità le visite alle famiglie, con un’attenzione particolare alle persone che si trovano nella condizione di dover decidere se “riprendere il sangue” ovvero se vendicarsi.
Siamo preoccupati rispetto alla possibilità che queste famiglie decidano di vendicarsi ed è per questo che nelle ultime visite effettuate stiamo cercando di essere ancora più chiari e diretti per evitare che decidano di uccidere. Grazie al rapporto maturato e coltivato dai volontari, che nel corso del tempo sono passati nel progetto e hanno sviluppato una relazione con queste famiglie, stiamo cercando di far “fruttare” la stima e il rispetto di cui godiamo per chiedere di pensare seriamente a strade alternative alla vendetta e andare direttamente al cuore del problema.
Non si tratta di una cosa semplice, in quanto spesso il dolore e la rabbia predominano. In tal senso, si è continuato un percorso di superamento della rabbia e del dolore che, nel concreto, prevede la creazione di spazi di attenzione e ascolto, momenti di espressione dei propri vissuti che aiutano a pensare la propria vita senza odio e vendetta, pensando al futuro.
Proprio per questo motivo, accanto alle visite nelle loro case, cerchiamo di sviluppare relazioni nella quotidianità di queste persone: usciamo con loro per passeggiare insieme, facciamo gite insieme, li andiamo a trovare quando hanno una festività o ricordano gli eventi gioiosi (compleanni) o tristi (solitamente anniversari di morte di un loro congiunto ucciso a causa della vendetta). Il fine è far sperimentare loro la bellezza e la nostalgia di quello che potrebbero essere se scegliessero di liberarsi dall’odio e dal desiderio di vendetta. É questo il nostro modo di condividere direttamente il conflitto e, di conseguenza, la vita di queste persone.
Da questa condivisione traiamo l’energia, la forza interiore e spirituale per osare e sperare anche quando le persone che conosciamo smettono di farlo.
Nello specifico, durante questo mese, è stato fornito supporto sanitario, tramite accompagnamenti, a qualche componente delle famiglie che seguiamo e un accompagnamento in carcere.
Il 12 settembre 2014 si è svolta come ogni mese la manifestazione contro il fenomeno delle vendette di sangue e per un futuro basato sulla nonviolenza e sulla riconciliazione.
È stato consegnato ai passanti il volantino di sensibilizzazione che era stato preparato per la Marcia della Pace ed abbiamo chiesto loro di scegliere una parola, scritta in vari cuori incollati su un cartellone. Le parole scritte sui cuori sono state selezionate dai volontari di Operazione Colomba dagli interventi dei passanti della manifestazione precedente. Le parole atte a costruire un’Albania libera dalle vendette di sangue sono: pace, amore, speranza, dialogo, riconciliazione, no gjakmarrje, pazienza, volersi bene, fratellanza, ringraziamento, convivenza, armonia, basta alla corruzione, amicizia, scuola, cultura, gioia, educazione, tolleranza, perdono, riconoscenza, unità, giustizia, generosità, la vita è tutta da vivere, uguaglianza, stop alla violenza in famiglia.
C’è stata molta partecipazione da parte degli albanesi: circa 160 cuori incollati sono stati tutti presi scoprendo che sotto vi era una cartina dell'Albania con la scritta "Pajtimi”, Riconciliazione. Il titolo del cartellone, infatti, era “prenditi a cuore l’Albania”, a voler rimarcare una reale presa di responsabilità da parte dei cittadini. Alcuni cartelloni riportavano questi messaggi: “Il vero uomo è colui che perdona, non colui che vendica; la riconciliazione è una rinascita meravigliosa” e “no gjakmarrja (presa del sangue), sì gjakfalja (perdono del sangue)”.
Il 18 settembre si è tenuta a Ginevra la 27° sessione del Consiglio dei Diritti Umani, durante la quale è stato discusso il report presentato dall’Albania in occasione nel secondo ciclo dell’Universal Periodic Review. Durante il dibattito che ne è seguito è intervenuta anche una delegata dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII – ONG con status consultivo speciale presso l'UNECOSOC – che ha raccomandato al governo albanese di adottare le seguenti misure:
1. Supportare percorsi di riconciliazione tra le famiglie vittime di gjakmarrje e la creazione di un Processo di Riconciliazione Nazionale basato sulla giustizia restaurativa e transizionale.
2. Fornire strumenti legali e istituzionali, come l’applicazione della legge n. 9389, per la creazione di un Consiglio di Coordinamento contro il fenomeno delle vendette.
3. Promuovere campagne di sensibilizzazione per l’opinione pubblica introducendo un’educazione e una cultura basata sulla nonviolenza, la riconciliazione e il rispetto dei diritti umani, primo su tutti il diritto alla vita, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nei più importanti centri di aggregazione sociale. In occasione della visita di Papa Francesco in Albania, il 21 settembre è stata promossa dalla Chiesa locale un’iniziativa che prevede un cammino concreto di riconciliazione in tre tappe, del quale i volontari di Operazione Colomba si sono resi testimoni: la riconciliazione con se stessi e con il proprio passato; la riconciliazione con Dio; la riconciliazione con gli altri. A ogni livello ecclesiale sono stati organizzati degli incontri per approfondire ciascun tema. I volontari sono intervenuti a più riprese durante questi incontri svolti nelle parrocchie di origine delle famiglie coinvolte nella vendetta del sangue che conosciamo, per lanciare un messaggio forte e chiaro che non c’è alternativa alla riconciliazione e al perdono. In questo periodo si continua a lavorare per creare ulteriori spazi di dialogo e riconciliazione anche nelle parrocchie, praticamente unici luoghi di aggregazione. Inoltre, sono stati preparati tutti i documenti relativi ai risultati ottenuti dalla Marcia della Pace in Albania svolta a giugno, da consegnare alle alte cariche dello Stato, alle organizzazioni internazionali, enti religiosi locali e autorità locali (scaricabili qui), e ne è iniziata la distribuzione.
Nel corso del mese si sono svolti due incontri del Gruppo Ragazzi, abbiamo accolto il desiderio dei ragazzi di girare un video sul perdono e abbiamo iniziato a realizzarlo. Nel primo incontro è stato spiegato ai ragazzi quali sono gli elementi e la suddivisione cronologica di una storia, utilizzando come esempio un videoclip musicale. Insieme si è iniziato a scrivere alcune idee sul genere di video e sulla storia che i ragazzi vorrebbero raccontare.
Nel corso del secondo incontro è stato mostrato ai ragazzi “300 milioni di secondi”, un documentario realizzato in occasione dei dieci anni del Tavolo Trentino con il Kossovo girato con la testimonianza di giovani che hanno partecipato al Gruppo Studio del progetto in Kossovo di Operazione Colomba; se ne è parlato insieme, ascoltando le loro impressioni e raccogliendo alcuni spunti. Quindi, è stata definita meglio la storia e i messaggi che si vogliono lanciare con questo prossimo video.
VOLONTARI
A metà settembre Giulia Z., referente del progetto dall’Italia, è ritornata in Italia dopo essere stata più di tre mesi in Albania. Lo stesso giorno in cui è partita Giulia è arrivata Sara I. dallo stacco, dopo aver fatto la formazione di lungo periodo di Operazione Colomba. Marcello è tornato in Italia per circa due settimane, e anche Sokol e Sara G. hanno preso qualche giorno di vacanza. Giacomo, volontario di breve periodo, Anna, Federica e Elena sono stati presenze fisse durante il mese di settembre.
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