Marzo 2012

SITUAZIONE ATTUALE

La situazione politica non rileva particolari cambiamenti e il dibattito attuale si sta concentrando sulle prossime elezioni presidenziali e politiche del 2013 che vede tra i maggiori antagonisti i Democratici di Sali Berisha e i Socialisti di Edi Rama, attualmente capo dell’opposizione. Nello specifico si sta analizzando una possibile riforma della legge elettorale, ipotizzando un sistema di voto elettronico centralizzato per evitare i tanti discussi tentativi di brogli contestati dai socialisti nelle ultime elezioni del 2008. Per quanto riguarda la situazione delle famiglie coinvolte nelle vendette di sangue si registrano ancora omicidi. Uno degli ultimi è avvenuto il 4 marzo nella regione della Malesia e Madhe, nel Nord del Paese, in una zona dell’Albania brulla e sperduta, composta soltanto da piccoli villaggi. Quest’omicidio ci ha particolarmente colpito sia perché è stato richiesto direttamente il nostro intervento e quindi siamo stati coinvolti in prima persona, sia per le modalità e per le ragioni per le quali è stato compiuto. Infatti le dinamiche dell’accaduto raccontano di un omicidio che poteva essere evitato se la Polizia e la Giustizia fossero intervenute tempestivamente e avessero ascoltato le denunce presentate da colui che poi si è macchiato di omicidio. Dalle notizie raccolte, l’assassino era stato precedentemente picchiato e minacciato e per questa ragione avrebbe deciso di farsi giustizia da solo onde evitare di finire a sua volta ucciso. Sembra che anche il nucleo familiare dell’assassino fosse stato minacciato più volte da colui che in seguito è rimasto ucciso.

CONDIVISIONE E LAVORO

Il mese di Marzo è stato un periodo intenso, ricco di attività e iniziative.
Abbiamo effettuato numerose visite alle famiglie che seguiamo con diversi obiettivi: consolidamento e accrescimento del rapporto di fiducia instaurato; proposta di supporto alla riconciliazione; attività finalizzate al sostegno dei processi di riconciliazione; conoscenza di nuove famiglie coinvolte nella vendetta di sangue; monitoraggio di situazioni familiari di vendetta ormai stabili da anni, per verificare se ci siano variazioni significative nel corso del tempo; contatti e conoscenza di associazioni che si occupano o si sono occupate del fenomeno della gjakmarrje (Mjaft; Albanian Institute for Conflict Resolution).
In particolare, sulla base della proposta del Vescovo di Sapa (di una riconciliazione generale per le famiglie residenti nella sua diocesi facendo leva sulla proclamazione di un Giubileo indetto per l’anniversario della fondazione della diocesi) abbiamo contattato le famiglie che conosciamo a Scutari ma che sono originarie della zona di Tropoje, per comunicare l’iniziativa del Vescovo e dare impulso alle iniziative per la riconciliazione con la famiglia rivale. Per ogni famiglia contattata stiamo elaborando una relazione specifica contenente: la storia della vicenda familiare che ha portato alla vendetta; gli interventi effettuati da noi e da altre associazioni in loco; i dati e le informazioni della famiglia rivale e gli eventuali tentativi di riconciliazione; le proposte per il futuro; le considerazioni sulle possibili risoluzioni del conflitto. Le relazioni specifiche verranno inviate al Vescovo di Sapa affinché si possa elaborare insieme una strategia comune per ogni singolo caso nell’ottica di individuare le modalità atte a promuovere la riconciliazione.
Procedono gli incontri con i parroci dei quartieri in cui sono residenti le famiglie che conosciamo.
Questo mese abbiamo incontrato nuovamente un parroco, con cui stiamo collaborando intensamente in merito a due situazioni di conflitto particolarmente accese in una delle aree più degradate di Scutari.
A metà mese un gruppo di volontari è andato a Tropoja per qualche giorno, mentre un altro gruppo è rimasto a Scutari per continuare le attività. Nella zona di Tropoja abbiamo effettuato le visite alle famiglie che conosciamo per preparare il terreno a futuri interventi atti a favorire incontri tra le famiglie rivali. In modo particolare stiamo pensando di lavorare per permettere l’incontro tra persone in conflitto fra di loro che vivono nello stesso luogo e che pur essendo vicine non hanno un rapporto. Tale strategia è stata formulata nell’ottica di migliorare la qualità della vita quotidiana di soggetti quali donne o parenti lontani che, pur non avendo un potere decisionale sulla riconciliazione, vivono in prima istanza le conseguenze del conflitto.
Per quanto riguarda la sensibilizzazione della società civile e del territorio sul problema della gjakmarrja, il 12 marzo abbiamo svolto come di consueto la manifestazione silenziosa.
Il 24 marzo si è svolta la riunione di coordinamento (trimestrale) con le associazioni con cui siamo maggiormente in contatto nel territorio, al fine di: scambiarci informazioni sulle iniziative attuate e da attuare in futuro; impegnarci in iniziative comuni di sensibilizzazione. Un’idea che si sta concretizzando è quella di individuare un nome e un simbolo comuni che facciano da “cappello” alle associazioni coinvolte e che vengano utilizzati quando si realizzeranno iniziative comuni (es. attività, manifestazioni, dichiarazioni, comunicati stampa) in modo da poter incidere maggiormente sull’opinione pubblica.
Prosegue, a cadenza settimanale, l’attività del gruppo donne. Tale iniziativa ci dà molta speranza in quanto è stata ben accolta dalle donne coinvolte. C’è in loro il desiderio di fare e costruire qualcosa insieme. I primi incontri sono stati finalizzati alla conoscenza e al rafforzamento del gruppo per cercare di individuare (a partire da quanto emerso dalle donne stesse) delle linee guida atte a strutturare una programmazione più solida e coerente per gli incontri successivi.
Continuano poi le attività che vedono coinvolti alcuni giovani provenienti dalle famiglie che seguiamo ed altri ragazzi che non vivono direttamente il problema della Gjakmarrja ma che ne sono in qualche misura coinvolti. Il 17 marzo ha avuto luogo lo spettacolo teatrale “La Cantatrice  Calva” di Eugene Ionesco in lingua albanese con un testo riadattato e rivisto da Simone Mori (membro della Comunità Papa Giovanni e animatore storico del progetto contro le vendette di sangue) e reinterpretato dai ragazzi che hanno seguito il corso durante questi mesi.
La prospettiva è quella di fare altre repliche nei mesi che seguono non solo per dare valore al lavoro svolto e prodotto dai ragazzi ma anche perché possa servire a mandare il messaggio che anche da persone segnate da vicende esistenziali avverse, come quella della gjakmarrje, può emergere il “sapore” del cambiamento.
Proseguono, inoltre, le prove del Flash Mob che vedono la collaborazione con l’associazione “Ambasciatori di Pace”, (operante da molti anni nell’area di Lezha e che ha al suo interno 2 volontari del progetto sperimentale “Caschi Bianchi Oltre le Vendette”). Lo scopo dell’attività è quella di sensibilizzare la società civile contro il fenomeno della Gjakmarrja. La simpatica e originale iniziativa avrà luogo in diverse città del Paese tra aprile e maggio. A fine marzo abbiamo anche organizzato una partita di calcio che ha visto coinvolti con particolare entusiasmo i nostri ragazzi.
Il servizio che ci ha visto particolarmente impegnati come volontari in queste attività è stato quello degli accompagnamenti dei ragazzi in vendetta nelle varie attività svolte e nell’organizzazione e gestione delle stesse. L’idea che ci muove è sempre quella di mirare ai giovani facendo leva sulle loro capacità e risorse offrendo concretamente la possibilità di spezzare l’isolamento sociale, trasmettendo loro il messaggio che l’alternativa alla violenza e alla gestione violenta dei conflitti è sempre possibile anche se richiede impegno e sacrificio.
Insieme ad Elisa (volontaria di LVIA del progetto sperimentale “Caschi Bianchi Oltre le Vendette”) abbiamo svolto visite di conoscenza e monitoraggio di alcune famiglie in Giakmarrja cercando di individuare dei soggetti a cui proporre una formazione nel campo dell’agricoltura e un eventuale inserimento lavorativo.

In particolare ci si è concentrati sulla proposta di formazione e sviluppo dell’orto che ciascuno possiede nella propria abitazione al fine di aumentare la qualità e la quantità della produzione. In tal senso è prevista per metà aprile una giornata di formazione con alcuni uomini coinvolti nella vendetta a cui saranno offerti dei semi e delle piantine da coltivare nell’orto di casa. Nei giorni successivi alla giornata di formazione, grazie all’apporto di un agronomo, questi stessi uomini riceveranno dei consigli e dei suggerimenti tecnici per migliorare il raccolto. Anche questa è un’occasione per poter conoscere, dialogare e avere la possibilità di incidere sulle persone coinvolte nel problema delle vendette. Infatti spesso sono proprio gli uomini coloro che vivono di più l’isolamento sociale e che, essendo intrappolati in una mentalità culturale che non fornisce alcuna possibilità di cambiamento, finiscono per annullare qualsiasi speranza di migliorare le condizioni di vita della propria famiglia.

VOLONTARI

Oltre gli ormai veterani del gruppo, (Giulia, Marcello, Valentina, Angelo, Patrizia), siamo stati arricchiti dalla presenza di Guido, Maria, Francesca e Carlos che sono venuti tra la fine di febbraio e i primi di Marzo.
Un grazie di cuore per l’apporto tecnico e morale fornitoci da Guido e Carlos e per l’ascolto attento e accogliente di Maria e Francesca. Tra fine febbraio e marzo abbiamo avuto la presenza di Fabrizio, referente del progetto in Italia, che è rimasto con noi per tre settimane aiutandoci con il suo entusiasmo e la sua esperienza a migliorare la nostra vita di condivisione a fianco delle persone coinvolte nelle vendette. Alla fine di marzo ci ha poi raggiunto Anna, una volontaria, che resterà con noi per circa tre settimane.
La ringraziamo per la sua tempestiva disponibilità. Un riconoscimento va a Vjollca, membro della comunità Papa Giovanni in Albania che, con la sua delicatezza, ci dà una mano nel gruppo delle donne.
Ringraziamo e apprezziamo anche l’apporto, che diviene sempre più costante, di Dario e Franceska, che in alcuni casi ci danno il loro sostegno attraverso la traduzione e i consigli. Infine, come non ricordare Benny (membro della Comunità Papa Giovanni XXIII e Responsabile della Capanna di Betlemme a Tirana) che oltre a dimostrarci vicinanza con la sua presenza ci da una grossa mano nell’aiutare alcune famiglie sotto vendetta.