Aprile 2014

SITUAZIONE ATTUALE

Si continua a constatare un livello di violenza alto in tutte le zone del Paese.  La violenza si manifesta attraverso diverse forme come attentati con esplosivi, agguati, conflitti a fuoco, violenze nelle scuole tra giovani. Per quanto riguarda la situazione relativa alla problematica delle vendette di sangue si registrano almeno due casi di hakmarrje, e 3 di gjakmarrje, rispettivamente avvenuti in Dukagjin, a Scutari e ad Elbasan.

Inoltre la polizia ha sventato un tentativo di vendetta di sangue nei dintorni di Lezha. L’uomo arrestato aveva infatti preparato nei minimi dettagli la vendetta e la “presa del sangue” di un suo familiare ucciso diversi anni fa, ma poche ore prima di compiere l’omicidio è stato arrestato. Particolarmente significativo è il caso successo a Scutari dove è rimasto ucciso un uomo:  il responsabile ha “preso il sangue” colpendo il fratello dell’assassino di suo zio, ucciso 21 anni fa dal fratello della vittima appunto, che attualmente vive negli Stati Uniti. Nonostante siano passati anni e l’assassino abbia scontato la sua condanna, tutto questo non è bastato per mettere fine ad una vicenda iniziata molto tempo fa per questioni banali che forse non si ricordano nemmeno più.
Il giorno di Pasqua, inoltre, sono avvenute almeno 4 riconciliazioni sostenute dalla Chiesa Cattolica  nell’area di Scutari e del Dukagjin.
A fine mese i giornali hanno riportato alcuni dati relativi alle situazioni di conflitto e alle riconciliazioni nell’area di Scutari. Infatti, secondo Kastriot Bajraktari, presidente della Missione Internazionale albanese per il Pajtimi (riconciliazione) del sangue, nella regione di Scutari esisterebbero 180 famiglie coinvolte in casi di conflitto e di vendetta, di cui 53 solo a Scutari. Sempre secondo il presidente della Missione nel 2013 sarebbero avvenute almeno 17 riconciliazioni e in questo modo 40 famiglie che erano coinvolte sarebbero state liberate dalla vendetta.

CONDISIVIONE E LAVORO
Le visite alle famiglie che seguiamo si sono svolte con regolarità, dando più spazio alle famiglie che dovrebbero emettere vendetta. In particolare si è riaperto un caso di vendetta con il ferimento di un uomo. La sera della vicenda eravamo presenti a casa della famiglia del presunto sospettato, il capofamiglia, quando la polizia è arrivata per prelevarlo. Il sospettato è stato successivamente rilasciato. Quella notte due volontarie sono rimaste con la moglie e i figli che avevano paura perché in questi casi le prime 48 ore sono quelle dove può avvenire una ritorsione immediata. I due ragazzi sospettati del ferimento sono parenti delle tre famiglie che seguiamo, fanno parte dello stesso fis (clan familiare). Su questa vicenda c’è ancora poca chiarezza.
Abbiamo aumentato le visite ad una famiglia di Scutari il cui capofamiglia dovrebbe emettere vendetta: durante una visita si è aperto in considerazioni molto profonde su come la società albanese conduca alla vendetta e su quanto i volontari di Operazione Colomba siano per lui una presenza positiva che lo fa riflettere.
In un'altra famiglia il capofamiglia, padre di un ragazzo in carcere a causa di vendetta di sangue, (che ha provocato successivamente la morte del nipote) si è mostrato ai volontari di Operazione Colomba molto più intimo e affettuoso rispetto agli inizi delle visite.
Con i membri di altre famiglie abbiamo svolto, come di consueto, alcuni accompagnamenti in ospedale.
Come ogni mese ci siamo recati a Tropoja per mantenere viva la nostra presenza sul territorio e fare visita alle famiglie. Siamo tornati a visitare una famiglia che abbiamo conosciuto il mese scorso per coltivare il rapporto con loro e continuare la condivisione. Siamo stati accolti molto calorosamente e speriamo di poter avviare con loro un percorso di superamento della rabbia e del dolore.
Approfittando della nostra vicinanza con il Kossovo abbiamo colto l'occasione per fare visita a don Lush Gjergji, amico di lunga data che ha accompagnato la lunga presenza di Operazione Colomba in Kossovo.
Nel corso degli anni '90 ha lavorato nel movimento di riconciliazione nazionale che ha portato molte famiglie del Kossovo a riconciliarsi tra loro. Abbiamo avuto un lungo colloquio con lui in cui gli abbiamo parlato del nostro lavoro in Albania e della Marcia, ci siamo confrontati e abbiamo ricevuto preziosi consigli operativi.
Anche questo mese sono continuate le attività del gruppo ragazzi. Nell'ottica di coinvolgerli nella documentazione della Marcia e nella realizzazione di un video che racconti ciò che per loro è stato significativo, abbiamo tenuto un primo incontro per insegnar loro ad usare una telecamera. Ci siamo collegati via skype con Daniele, volontario di Operazione Colomba che, dall'Italia, che ha spiegato ai ragazzi le prime tecniche e dato dei suggerimenti su come fare le riprese. Nell'incontro successivo abbiamo approfittato della presenza di Antonio De Filippis per fargli incontrare i ragazzi e dare una testimonianza della sua esperienza con Operazione Colomba, permettendo loro di intervistarlo e continuare ad esercitarsi con la telecamera.
Sul versante della sensibilizzazione della società civile e dei rapporti con le Istituzioni, si è svolta la manifestazione mensile per ricordare le vittime della vendetta e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno. Oltre alla promozione della riconciliazione è stato chiesto ai passanti di accendere una fiamma simbolica di carta e attaccarla ad un cartellone nero per sconfiggere il buio della gjakmarrja.  Le fiammelle raccolte a fine manifestazione sono state circa un centinaio.
Nell’ambito dell’organizzazione della Marcia, prosegue il coinvolgimento di enti religiosi (cattolici e musulmani), Istituzioni politiche e associazioni della società civile. A tal proposito, abbiamo già ricevuto alcune adesioni a diverse attività della Marcia, nonché alcune richieste di collaborazione per brevi programmi di formazione sulla gestione dei conflitti. Abbiamo anche ottenuto la partecipazione di alcune “celebrità” albanesi.
Abbiamo, inoltre, incontrato un ragazzo che ha deciso di perdonare l’uccisione del padre e che poi è entrato in gjakmarrja a causa dell'omicidio di un vicino di casa da parte di suo zio. La famiglia del ragazzo è rimasta “chiusa” per sette anni. Esempio di grande forza e speranza, ha affermato di essere diventato un uomo libero dopo questa decisione. Si rende disponibile per un’eventuale testimonianza durante la Marcia.
Proseguono le attività nei settori della comunicazione, della preparazione degli eventi e della logistica.

VOLONTARI
Ad aprile i volontari di Operazione Colomba hanno salutato Anita che per quasi tre mesi ha contribuito alla continuazione del progetto e Sara I. che è tornata in Italia per il mese di stacco. I volontari hanno accolto Andrea, volontario del progetto Israele/Palestina, che si è fermato a Scutari per quasi un mese, e Silvana, veterana ormai di questo progetto che rimarrà fino ai primi di luglio. Inoltre ci ha fatto visita per quattro giorni Antonio, responsabile di Operazione Colomba, che ci ha portato nuove idee e spunti per la Marcia che si terrà in Albania dal 22 giugno al 1 luglio.