Situazione attuale
Anche a marzo sono stati numerosi i casi che hanno visto i Mapuche contrapporsi allo Stato, coinvolti in diverse questioni giudiziarie; per esempio i prigionieri Mapuche del lof Temulemu Chico, attraverso un comunicato, hanno criticato il prolungamento della detenzione preventiva e l’uso di testimoni anonimi nei casi che riguardano il processo di rivendicazione territoriale della comunità.
La leader Mapuche-williche Yohana Coñuecar ha denunciato la campagna di disinformazione nei confronti delle popolazioni indigene nel contesto del riconoscimento degli Spazi Marini Costieri. Le votazioni contrarie da parte delle Commissioni Regionali per l’Uso delle Aree Costiere (CRUBC) di Los Lagos, Aysén e Magallanes, hanno evidenziato, secondo l’attivista, la determinante influenza degli interessi commerciali nella questione.
Lunedì 31 marzo alle 10.30 circa, nel braccio Mapuche del carcere di Temuco, si è verificata un’ispezione da parte di agenti penitenziari che ha generato uno scontro con i detenuti che hanno denunciato l’utilizzo di gas lacrimogeni e manganelli e l’utilizzo di insulti fortemente razzisti e anti Mapuche da parte delle guardie. Tre prigionieri, a seguito di questo episodio, sono stati trasferiti in tre carceri diversi, in regime di massima sicurezza.
Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie
A marzo, con il rientro in progetto di una equipe di volontari/e, la presenza a Lautaro è stata più stabile. Alcuni legami e rapporti, che si erano un po’ allentati, sono stati in questo mese recuperati. Nonostante alcune difficoltà strutturali, il gruppo ha iniziato a seguire nuove situazioni.
I volontari hanno cercato di capire meglio il caso di Francisca Curihuinca, 70enne Mapuche di Toltén, che è in custodia cautelare dal 24 gennaio 2025, accusata di associazione illecita, furto di legname e minacce, in seguito alla denuncia di alcune aziende forestali del territorio.
Nonostante gravi problemi di salute e l'assenza di precedenti penali, il tribunale ha confermato la detenzione preventiva. Il caso nasce da un conflitto territoriale decennale tra la comunità Mapuche e le imprese forestali nella regione della Araucanía.
Il gruppo ha continuato a seguire gli sviluppi della vicenda di Julia Chuñil, attivista Mapuche, scomparsa ormai da 6 mesi.
A Temuco, il 24 marzo, è iniziato, dopo quasi otto anni di attesa, il processo sul caso Huracán.
L'ufficio del Procuratore di Aysén ha accusato 10 ex agenti dell'intelligence dei Carabineros e un civile, di aver presentato prove false, appositamente create, al fine di incolpare i membri di alcune comunità Mapuche. Tra i diversi reati imputati si possono trovare: associazione illecita, ostacolo alle indagini, falsificazione di atto pubblico, violazione della custodia di documenti, violazione di segreti, sabotaggio informatico e denuncia calunniosa. L'accusa chiede diverse condanne che vanno da 5 a 25 anni di reclusione. L’equipe ha iniziato ad assistere, in qualità di Osservatori Internazionali, alle udienze del processo.
Il gruppo ha preso parte alla marcia dell’8 marzo a Temuco per sottolineare come le diverse forme di oppressione siano profondamente intrecciate e come non possa esistere un femminismo che si limiti a rivendicare l’uguaglianza di genere, ignorando il fatto che un’integrazione parziale lascia le donne razzializzate esposte alla violenza. I casi di Julia Chuñil e Francisca Curihuinca ne sono un esempio emblematico.
Il 22 e il 23 marzo una comunità ha invitato i volontari sul campo al Nguillatun, un’importante cerimonia Mapuche il cui obiettivo è chiedere al “mondo spirituale” che i progetti futuri si realizzino con prosperità.
Un ringraziamento sentito alla famiglia che ci ha ospitato e alla comunità che ci ha accolto: sentirsi a casa a 11mila km di distanza dalla propria abitazione non è impossibile.




