GRECIA / Marzo 2026

Situazione attuale e Attività volontari/e

Durante il mese di marzo, gli arrivi via mare in Grecia sono stati in diminuzione rispetto all'inizio del 2026, in linea con quanto avvenuto anche negli anni precedenti. Secondo quanto riporta ABR, sulle isole greche vicine al confine con la Turchia sono arrivate 436 persone a bordo di 17 imbarcazioni, mentre a più di mille persone è stato impedito di arrivare a seguito dell’intercettazione da parte della Guardia Costiera turca.
A dieci anni dall’accordo tra Unione Europea e Turchia per fermare la cosiddetta “crisi migratoria” impedendo la partenza dalle coste turche di persone in movimento dirette in Europa, diverse organizzazioni internazionali hanno denunciato l’aumento della militarizzazione del mare e delle isole, un crescente uso della violenza e dei respingimenti illegali per evitare gli arrivi sulle coste europee, e l'aumento degli arresti arbitrari di persone in movimento. Per questa ragione, passare dalla Turchia è diventato sempre più costoso e complesso e così, soprattutto nel corso del 2025, la rotta che collega la Libia Orientale a Creta è emersa come la più utilizzata.

Secondo i dati diffusi da UNHCR, infatti, anche nel mese di marzo è stata intrapresa da circa 1.600 persone. Tuttavia, questo lungo tratto di mare aperto presenta un alto rischio di naufragio, come quello avvenuto al largo di Creta il 27 marzo. Secondo le testimonianze dei 26 sopravvissuti, dopo una settimana di navigazione e in mancanza di viveri, 22 tra le persone a bordo sono morte di stenti dopo aver perso la rotta per via del maltempo.

Nonostante i suoi effetti negativi e gli incredibili costi umani della securitizzazione delle frontiere, l’accordo UE-Turchia continua ad essere ritenuto un successo e un importante precedente per l’approccio di esternalizzazione delle frontiere che tuttora domina la strategia europea in merito alle migrazioni. In questo solco, il 26 marzo il Parlamento europeo ha approvato il regolamento sui rimpatri che intensifica la criminalizzazione delle persone in movimento e permette la costruzione di centri detentivi per il rimpatrio fuori dal territorio europeo.

Per i volontari/e marzo è coinciso con il mese del Ramadan, sacro per i musulmani e celebrato perciò da buona parte delle persone che conosciamo all’interno dei campi e ad Atene. In queste giornate di digiuno, il momento più bello e significativo è quello dell’Iftar, l’orario del tramonto e quello in cui si può ricominciare a mangiare e bere, spesso partendo da un dattero e da un bicchiere di acqua, latte o tè. Durante il mese sono stati parecchi gli Iftar condivisi: con chi vive ad Atene ci si è ritrovati per lo più a casa, con chi sta al campo di Ritsona, come la famiglia di S. B. e F., è stata invece l’occasione per organizzare dei picnic in spiaggia e vedere dei posti nuovi.

Gli Iftar sono stati anche momenti di saluti e di nuove presentazioni. Dopo un anno passato in progetto come Corpi Civili di Pace, Chiara, Elio e Pietro sono infatti ripartiti per l’Italia a fine mese. Ad Atene sono arrivati Federico e Maria con la piccola Rosa, con la prospettiva di restare in Grecia per un po’. Le settimane di compresenza sono state essenziali per un gran lavoro di passaggi di consegna, in modo da garantire la continuità di tutte le attività e le relazioni.

Una delle persone con cui si è passato più tempo a marzo è A., donna sudanese, madre di quattro figli piccoli. A. era stata conosciuta al campo di Oinofyta e aveva chiesto di essere accompagnata a prendere in ospedale il suo ultimo figlio, nato alcune settimane prima e ricoverato fino a quel momento per alcune complicazioni. L’accompagnamento è stato fatto, ma i volontari/e si sono accorti che il problema è ampio e riguarda molte donne, non solo lei. I campi non organizzano i trasporti per e dall’ospedale per le donne che devono partorire, nonostante sarebbero tenuti a farlo, né rendono possibile tornare a prendere un neonato quando questo resta ricoverato per alcuni giorni dopo il parto. Ora A. si trova ad Oinofyta con tutti i suoi figli, ma la sua situazione resta molto difficile: ha ricevuto l’asilo e a breve dovrà quindi lasciare il campo, senza avere però un posto in cui andare né la possibilità di lavorare.

Infine, a marzo è stato fatto un viaggio di monitoraggio a Leros e Samos, due isole vicine alla costa turca dove sono presenti due importanti campi per richiedenti asilo. I giorni passati lì sono stati fondamentali per comprendere meglio la realtà delle due isole e per incontrare le organizzazioni che vi lavorano. La criticità principale di Leros è rappresentata dalle piccole dimensioni dell’isola e dalla conseguente assenza quasi totale di organizzazioni o gruppi che possano supportare le persone in movimento. A Samos invece a spiccare in negativo sono le condizioni del campo, luogo isolato e dove si registrano importanti violazioni dei Diritti di base.