GRECIA / Giugno 2026

Situazione attuale e Attività volontari/e

Nel mese di giugno la novità più sensibile per quanto riguarda le persone in movimento è stata l’entrata in vigore del nuovo patto sulla migrazione e l’asilo dell’Unione Europea. Il Patto ha allarmato molto tutte le organizzazioni che si occupano di Diritti Umani poiché le nuove norme mineranno il Diritto d'asilo, facilitando ai Governi la possibilità di fare valutazioni affrettate delle richieste di protezione, limitando le garanzie nelle procedure di asilo e aumentando la frequenza e la durata della “detenzione” delle persone richiedenti asilo. Inoltre le dieci norme introdotte consentiranno anche il trasferimento dei migranti verso "Paesi terzi sicuri". Il provvedimento però, a differenza di quanto dichiarato dalla Commissione Europea, non risolve il peso sproporzionato che grava sulle nazioni di frontiera, ma permette agli Stati di finanziare barriere anziché forme di accoglienza per le persone in movimento.

Contestualmente le persone hanno continuato a raggiungere o tentato di raggiungere le coste greche. A giugno l’organizzazione Aegean Boat Report ha contato l’arrivo di 23 imbarcazioni con a bordo 560 persone e ha documentato il respingimento di 11 imbarcazioni e 334 persone.

Sulla terraferma continua e peggiora l’emergenza legata all’espulsione dai campi di chi ha ottenuto risposta positiva alla richiesta d’asilo. I volontari/e hanno continuato a raccogliere testimonianze e richieste d’aiuto da parte di chi si ritrova a vivere per strada.

Anche nel piazzale antistante il campo di Malakasa sono spuntate le prime tendine da campeggio dove vivono persone cacciate dal campo con la stessa dinamica che i volontari/e avevano osservato ad Atene con le persone cacciate dalle isole.

Le persone incontrate raccontano di decine di residenti del campo che si sono trovati in strada da un momento all’altro: c’è chi dorme in un vagone abbandonato alla stazione dei treni, chi vive nei pressi del Sama Community Center e chi è rimasto intorno al campo, nella speranza di intercettare un po’ di cibo da qualche amico che ancora è nel campo.

Le organizzazioni che supportano le persone in movimento cominciano a non avere più le risorse per togliere la gente dalla strada. Sono stati segnalati i primi accampamenti di homeless sudanesi nei pressi di una grande chiesa in una delle vie principali della città, Acharnon, e qualcuno ha iniziato a chiedere informazioni per un eventuale rientro in Sudan. La vita in strada risulta inaffrontabile per le persone che già hanno numerose fragilità.

Al campo di Ritsona i volontari/e hanno incontrato S., amico iracheno conosciuto da tempo che ha comunicato che e a lui e alla moglie è stato negato per l’ennesima volta l’asilo. Asilo che invece è stato concesso a sua figlia minorenne: come se fosse possibile per lei rimanere da sola in Grecia senza genitori.

Ma le situazioni paradossali sono all’ordine del giorno. Al campo di Oinofyta i volontari/e hanno incontrato un gruppo di ragazzi sudanesi trasferiti, in maniera abbastanza unilaterale, dal campo di Larissa per ragioni “lavorative”. Una dozzina di loro è stata infatti spostata di campo per andare a lavorare nelle fabbriche dell’area di Oinofyta. Il lavoro è molto pesante anche per loro che sono giovani e in forza. Che sia benevolenza o sfruttamento la situazione non è chiara. Hanno raccontato infatti di uno di loro che si è infortunato a lavoro e, considerato non più utile al ruolo assegnatogli, è stato rimandato a Larissa.

Dai racconti dei residenti, il campo di Oinofyta continua a versare in condizioni inaccettabili e non dignitose per chi ci vive: un paio di lavatrici per centinaia di persone e soprattutto la presenza di insetti che obbliga i genitori a fare i turni durante la notte per evitare che i neonati siano assaltati dalle blatte. Dettagli che sembrano non toccare il management del campo, che spicca per crudeltà e inflessibilità.