Situazione attuale e Attività volontari/e
Aprile, per la Siria, è il mese dei primi caldi che sorprendono, dell’odore di zagare che spezza un po’ il grigio delle città; le stufe traslocano in soffitta e i papaveri, specialmente qui nel riff (la campagna) di Qusayr, riempiono i campi degli ultimi colori, prima del giallo monotono e secco dell’estate. Le volontarie sul campo hanno approfittato del bel tempo per visitare di più il riff, soprattutto i paesi di Jussie, Rablah, Nazarie e Naharie, luoghi di origine dei volontari e delle volontarie del progetto Mustakbal Maana (Futuro Insieme), per consolidare le nuove amicizie e ascoltare le loro storie. Il progetto, di cui abbiamo già parlato nei report precedenti, coinvolge infatti un gruppo inter-religioso di circa 40 volontari provenienti da queste zone, ciascuna colpita in modo diverso dalla guerra civile degli ultimi 14 anni.
Con il gruppo è stata organizzata una visita di due giorni e una notte a Deir Mar Musa con l’obbiettivo di legare di più fra i/le componenti e creare dei rapporti più vivi e veri.
Deir Mar Musa è una comunità monastica della chiesa siro-cattolica situata vicino alla città di Nabk, a un’ora di macchina da Qusayr viaggiando verso sud. Per anni la comunità si è impegnata in un lavoro di riconciliazione per i conflitti che esistono fra le diverse religioni presenti in Siria (www.amicideirmarmusa.it). Sono state due giornate intense, piene di emozioni e condivisione. Il gruppo ha seguito una formazione organizzata dal nostro amico M. e ha partecipato a momenti di meditazione e condivisione personale. Alcuni volontari/e sono entrati per la prima volta in una chiesa e hanno così potuto osservare e vivere dei momenti di preghiera assieme ai monaci e monache della comunità. Ancora una volta Deir Mar Musa si è dimostrato un luogo dedicato all’accoglienza inter-religiosa e all’incontro con l’altro.
Prima di ripartire c’è stato un profondo scambio con l’amico e scrittore Jaber B. che ci ha parlato del “Giardino dei Fichi”, progetto di elaborazione collettiva del lutto. Negli anni passati da profugo siriano in Francia, Jaber ha avuto modo di sviluppare una tecnica narrativa centrata proprio sul trauma, sostenendo come il racconto autobiografico possa aiutare a rileggere la propria storia personale e superare quindi le ferite emotive che il popolo siriano si porta appresso. Durante l’incontro con lui si è parlato dell’idea di portare questo progetto anche nella campagna Qusayr, grazie al coinvolgimento dei volontari/e della neonata associazione.
Nel mese di aprile hanno anche avuto luogo le prime 3 formazioni dello stesso gruppo Mustakbal Maana, guidate da attivisti/e siriani con lo scopo di fornire gli strumenti ai volontari/e per rispondere alle attuali questioni strutturali di carattere sociale ed economico della loro zona. Le prime due formazioni hanno riguardato la costruzione della squadra e la comunicazione efficace al proprio interno, mentre la terza si è incentrata sulla lettura del contesto e delle sue problematicità. La partecipazione è stata sempre alta e i feedback positivi e costruttivi, a dimostrazione dello spirito di iniziativa e dell’energia volti alla ricostruzione del tessuto sociale.
A metà del mese il gruppo sul campo ha fatto un viaggio ad Aleppo per salutare alcune vecchie conoscenze del Libano e incontrare nuove realtà nascenti sul territorio siriano. In particolare c’è stato modo di confrontarsi con il collettivo artistico Karase che offre spazi di dialogo e crescita personale incentrati sull’utilizzo delle pratiche artistiche come strumenti di analisi e superamento del trauma. Le loro iniziative e i laboratori, gli spazi che offrono non sono da considerarsi scontati, soprattutto in un Paese in cui la burocrazia fatica ad alleggerirsi e ad interfacciarsi con i bisogni concreti della comunità, a partire dalle difficoltà economiche a cui le Associazioni stesse vanno incontro.
Anche il gruppo di volontarie della Colomba a Quseyr si trova limitato da ostacoli di natura burocratica: non sempre è facile ottenere i permessi per portare avanti attività anche semplici come ricreazione con i bambini, pulizia delle strade, visite nei territori limitrofi e incontri nelle scuole.
Sono momenti semplici, ma che possono avere un impatto importante sulla vita personale e comunitaria, soprattutto per le nuove generazioni. Durante gli incontri con i più piccoli ci si rende facilmente conto delle mancanze che la loro infanzia ha avuto e continua ad avere. Alla domanda “che regalo vorresti fare/ricevere?” i più rispondono una casa, a segnale del fatto che spesso i Diritti fondamentali qui sono ancora sogni. Anche il Diritto all’educazione non viene adeguatamente tutelato dall’attuale Governo. Pochi sono gli investimenti per ristrutturare gli edifici scolastici, alcune delle figure professionali non sono nemmeno retribuite, mancano materiali come lavagne, banchi e libri di testo – e questa appare evidente soprattutto nelle zone di campagna, dove la principale fonte di reddito delle comunità arriva dal lavoro agricolo.
Intanto nel vicino Libano i bombardamenti israeliani continuano, ma qui le persone hanno bisogno di concentrarsi sul proprio presente: in Siria la guerra è finita e inshallah non tornerà.
L’unica cosa di cui si parla è la chiusura dei confini e la conseguente mancanza di lavoro, assieme al rincaro dei prezzi. I rapporti tra Libano e Siria però sono ancora caldi, soprattutto per quanto riguarda la questione dei carcerati che a marzo sono stati spostati dalla sovraffollata prigione di Rumie (Beirut) ad Adra (Damasco). Anche se accusati ingiustamente, dovranno aspettare di essere processati per essere rilasciati. Inoltre, Damasco, a fine mese, ha visto proteste contro il nuovo Governo e si è svolto il primo processo pubblico ad un ufficiale del regime dittatoriale di Bashar. Per un affondo sul processo di giustizia transizionale in Siria si può leggere il report del Syrian Center for Media and Freedom of Expression.
La speranza è che le energie delle persone, la voglia di rinascita, riescano a farsi strada attraverso le vie tortuose della politica siriana, non sempre facile da leggere e ancora troppo spesso attaccata dalla corruzione e dalla disuguaglianza sociale.




