Situazione attuale e Attività volontari/e

Il 2026 del progetto in Siria è iniziato con qualche timido fuoco d’artificio e il ritoccare delle campane della parrocchia di Quseyr. Come Natale, anche la festa del nuovo anno è stata occasione di incontro e scambio, in particolare con la comunità cristiana di Quseyr.
Nei giorni successivi il gruppo sul campo è andato poi a far visita a due famiglie che abitano in provincia di Homs, in villaggi confinanti l’uno con l’altro, uno cristiano e l’altro sunnita. La famiglia cristiana è una conoscenza recente, incontrata a Deir Mar Musa durante uno dei primi viaggi esplorativi; quella musulmana invece è legata alla Colomba da un’amicizia consolidata precedentemente in Libano e tenuta stretta anche ora in Siria.

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Situazione attuale

Siria

Il primo anniversario dalla fine del regime degli Asad si è manifestato in grandi raduni che hanno attraversato tutto il Paese, organizzati soprattutto dal Governo centrale per celebrare insieme alla popolazione questo primo anno al potere dopo la “liberazione”.
Purtroppo il morale alto per queste celebrazioni ha dovuto cedere il passo agli eventi che a fine mese hanno scosso il Paese in diversi posti.
La visita del Ministro degli Esteri Turco a Damasco, a cui non ha presenziato la leadership delle SDF curdo siriane del nord est, è stato un evento che ha alzato la tensione tra l’amministrazione del nord est, a guida curda, e l’esercito del Governo centrale.
Ad Aleppo, nei quartieri a maggioranza curda di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh, si sono verificati forti scontri tra le SDF e l’esercito del Governo centrale, trasformatisi poi in una vera e propria rappresaglia dell’esercito nei confronti di questi quartieri. Dopo tre giorni di combattimenti armati, la cessazione degli scontri ha lasciato dietro di sé vittime, sfollati e una tensione che si mantiene alta e lascia presagire una resa dei conti tra il nuovo potere centrale e le SDF curde che hanno controllato il nord est del Paese dall’inizio della guerra civile.
A Homs un attentato esplosivo in una moschea alawita nel quartiere di Wadi Dhahab ha fatto 8 vittime. Conseguentemente, si sono verificate numerose manifestazioni di cordoglio e protesta nella stessa Homs e nelle zone a maggioranza alawita sulla costa. Specialmente in quest’area si sono verificati scontri, aggressioni e vittime tra gli alawiti e le forze di sicurezza del Governo centrale che erano confluite nell’area, dove lo scorso aprile si era verificato il massacro di tre mila alawiti quasi tutti civili, questa volta sedando i disordini con coprifuoco e presidio della zona.

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Situazione attuale

Siria

Il Paese è caratterizzato da due principali dinamiche: un evidente dinamismo diplomatico, a cui fa da contraltare una forte precarietà interna.
La foto copertina del mese è quella del Presidente siriano, ex-jihadista, accolto nello Studio Ovale, facendo così segnare il terzo incontro tra Trump e al-Sharaa quest’anno. Questi colloqui, apparentemente in ottica di sicurezza anti-ISIS, riguardano le cellule dormienti e le circa 50.000 persone detenute nei campi del nord-est, tra cui anche donne e bambini di diverse nazionalità, anche europee.
La contropartita per questa intesa è la rimozione delle sanzioni del Ceasar Act che permetterebbe di attrarre gli investimenti, in ottica liberista, per la ricostruzione del Paese.

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Situazione attuale

Siria

Nel corso di ottobre la Siria ha iniziato a muovere passi cauti verso una fase post‑regime, guidata da Ahmed al‑Sharaa, insediatosi come Presidente ad interim dopo la caduta di Assad. Il 5 ottobre si sono svolte le prime elezioni parlamentari con cui si sono insediati anche 210 membri, di cui un terzo nominati dal Presidente e il resto scelto tramite collegi elettorali. L’evento ha avuto un forte valore simbolico, ma la partecipazione reale è stata limitata e la rappresentanza di donne e minoranze minima.
Parallelamente, il Governo ha cercato di riallacciare i rapporti internazionali: il Ministro degli Esteri è stato in Libano per colloqui bilaterali e a metà mese al‑Sharaa ha incontrato Putin a Mosca. Ci sono stati anche accordi per collegare il Paese a nuove reti di telecomunicazioni internazionali. Nonostante questi sviluppi, la sicurezza resta fragile. Ad Aleppo scontri tra forze governative e milizie a maggioranza curda hanno causato almeno un morto e diversi feriti, mentre un’autobomba tra Deir ez‑Zor e al‑Mayadin ha provocato quattro morti e nove feriti. Inoltre le famiglie delle persone scomparse durante il regime continuano a chiedere verità e giustizia.
In generale, ottobre mostra una Siria che prova a ricostruire istituzioni e rapporti esteri, ma le basi della stabilità restano fragili e la pace reale per i cittadini rimane lontana.

Libano

Nel mese di ottobre l’Alto Commissariato per i Rifugiati ha continuato a sostenere il ritorno dei siriani nelle loro aree di origine. Il 9 del mese è stato avviato con successo il primo rimpatrio organizzato dal Libano alla Siria attraverso il valico di frontiera di Arida. Circa 400 rifugiati sono rientrati dal Libano nell'ambito del programma congiunto coordinato da UNHCR Siria, UNHCR e OIM Libano con il governo siriano. Al contempo, si assestano e vengono registrati da parte della Croce Rossa i numeri delle persone sfollate a seguito dei massacri di marzo a danno della popolazione (in particolare della comunità Alawita) residente nella zona costiera tra Latakia e Tartous. Circa 20.000 persone per un totale di poco meno di 5.000 nuclei familiari si trovano nella regione dell’Akkar, di cui si stima che il 10% risieda in rifugi collettivi.
Sul fronte Hezbollah, sembrerebbe che la presa capillare nella regione della Beqaa stia venendo meno a seguito di una serie di attacchi messi in pratica da Israele nei mesi scorsi, mirati a neutralizzare figure di spicco. Ciononostante, la presenza stabile di artiglieria pesante rimarcata dall’inviato speciale in Siria Tom Barrack, evidenzia come il piano di disarmo nei confronti del “Partito di Dio” proceda a rilento. L’ambasciatore USA continua suggerendo che Beirut segua Damasco nell’avviare un dialogo verso la normalizzazione dei rapporti con Israele.
Gli ultimi giorni del prossimo mese vedono invece pianificata la prima visita apostolica nel nuovo pontificato di Papa Leone XIV.

Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie

Durante il mese di ottobre il gruppo sul campo è rimasto prevalentemente in Siria, a Quseyr, eccetto una breve parentesi in Libano per arrivi/ripartenze di alcuni volontari. L’obiettivo che ci si è prefissati è di continuare a inserirsi sempre di più nella rete di relazioni della città, frequentando persone delle diverse confessioni religiose. Oltre questa divisione, si stanno facendo sempre più evidenti le differenze tra coloro che durante la guerra sono stati in posti differenti (Idlib, Turchia, Giordania, Libano, Siria). 
Alle visite - che si fanno strumento di condivisione e conoscenza ora più che mai - sono stati affiancati un corso d’inglese e uno di sport per ragazzi e ragazze dai 10 ai 14 anni, realizzati grazie alla collaborazione con un’associazione che opera sul territorio, di cui fanno parte tutte persone di Quseyr.
Non sono mancate poi gite fuori porta, sia nella campagna intorno a Quseyr che più lontano. In particolare, le prime sono state sia visite a vecchie conoscenze e incontri con persone nuove dei villaggi vicini, utili per capire come sta evolvendo la situazione anche in zone più isolate; gli altri invece sono stati incontri molto emozionanti con amicizie del Libano, che finalmente sono ritornate a casa.
Tanta è la fatica per tornare a stare insieme, ma le persone sembrano determinate a farlo, con la speranza di una pace che ristabilisca l’affetto presente prima del governo degli Assad. 
Shwai shwai, piano piano.

Situazione attuale

Siria

Settembre verrà ricordato, nella storia del popolo siriano, come il momento in cui il Presidente della nazione ha potuto partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dopo ben 58 anni di assenza. L’evento è stato celebrato in tutto il Paese con maxi schermi presenti nelle piazze delle principali città, per seguire il discorso tanto atteso. I temi presentati sono stati tanti, ma grande importanza è stata data alle relazioni con la comunità internazionale, all’immagine della nuova Siria e ai rapporti con Israele. Quest’ultima ha infatti già lanciato più di un migliaio di attacchi in territorio siriano dalla partenza di Assad e il rischio di creare tensioni interne rimane alto. Il Governo siriano si è reso disponibile al dialogo, con l’obiettivo annunciato di una de-escalation mediata dagli Stati Uniti. Le trattative sono in corso, con Israele che dovrebbe rinunciare agli attacchi se il Governo siriano non posizionerà armamenti pesanti lungo il confine.

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